Tangenti sulle Grandi opere, in manette Ercole Incalza e altri tre. 50 gli indagati

Ettore Incalza
Il super dirigente dei lavori pubblici Ercole Incalza

Tangenti sulle Grandi opere. Quattro arresti e 50 indagati in un’operazione del Ros dei Carabinieri coordinata dalla procura di Firenze diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo.

In manette finiscono Ercole Incalza, “storico” super manager del Ministero dei lavori pubblici oggi “esterno”, gli imprenditori Francesco Cavallo e Stefano Perotti nonché Sandro Pacella, stretto collaboratore di Incalza.

L’accusa è la gestione illecita degli appalti sulle Grandi opere. Agli indagati vengono contestati i reati di corruzione induzione indebita, turbata libertà degli incanti.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite a Roma e a Milano dalle prime ore di questa mattina. Dall’inchiesta sarebbe emersa un presunto “articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici,imprese aggiudicatarie degli appalti ed esecutrici dei lavori”.

Nell’indagine dei pm fiorentini ci sono oltre 50 indagati, tra cui imprenditori e alcuni politici. I carabinieri del Ros stanno eseguendo decine di perquisizioni nei domicili degli indagati e anche negli uffici di diverse società tra cui Rfi e Anas international Enterprise.

“IL SISTEMA CORRUTTIVO” NELLE GRANDI OPERE

Tutte le principali Grandi opere, tra cui la Tav e alcuni appalti nell’ambito di Expò 2015, sarebbero state oggetto del “sistema corruttivo” individuato dai pm.

Un cantiere della tav
Un cantiere della Tav

Secondo l’agenzia Ansa tutto sarebbe partito dagli appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. Da lì l’inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell’Alta velocità del centro-nord Italia ed a una lunga serie di appalti relativi ad altri Grandi Opere, compresi alcuni relativi all’Expo.

In primo piano nell’indagine, i rapporti tra il manager dei lavori pubblici Ercole Incalza e l’imprenditore Stefano Perotti cui sarebbero state affidate nel tempo la progettazione e la direzione dei lavori di diverse grandi opere in ambito autostradale e ferroviario, dietro compenso.

Secondo l’accusa sarebbe stato proprio Incalza – definito “potentissimo dirigente” del ministero dei Lavori Pubblici, dove è rimasto per 14 anni, attraversando sette governi, fino all’attuale – il principale artefice del presunto “sistema corruttivo” scoperto dalla procura di Firenze.

grandi opere, in manette Incalza
Una riunione a palazzo Chigi del febbraio 2011 sulla TAV Torino Lione Nella foto: Gianni Letta, Altero Matteoli, Ercole Incalza, ultimo a destra. (Scrobogna/LaPresse)

Sarebbe stato il manager, in particolare, in qualità di “dominus” della Struttura tecnica di missione del ministero dei Lavori pubblici, ad organizzare l’illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati. Riguardo agli altri due arrestati, Pacella è un funzionario del ministero, stretto collaboratore di Incalza, così come gravitava nell’ambito del dicastero anche Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato.

CHI E’ ERCOLE INCALZA

Ercole Incalza nasce a Francavilla Fontana (Brindisi) il 15 agosto 1944. E’ ingegnere e architetto. La sua carriera inizia nel pieno della Prima Repubblica, grazie alla sua “fede” socialista, negli anni ’70 entra nella Cassa per il Mezzogiorno dove divenne dirigente.

In seguito approda al ministero dei Trasporti con il socialista Claudio Signorile. Nel 1983 è consigliere del ministro dei Trasporti, poi nel giugno 1984 assume la responsabilità di capo della segreteria tecnica del Piano Generale dei Trasporti. Dal gennaio 1985 dirigente generale della direzione generale della Motorizzazione civile e dei trasporti in concessione, passa alle Ferrovie dello Stato nell’agosto 1991, per diventare Ad della “Treno Alta Velocità – Tav Spa” dal settembre 1991 al novembre 1996.

LA SCALATA AL POTERE DOPO LA LEGGE OBIETTIVO DEL 2001

Già dirigente di lungo corso del ministero delle Infrastrutture, Incalza ha avuto una svolta nel 2001 con la nomina a capo della segreteria tecnica del ministro Pietro Lunardi quando sotto il governo Berlusconi diede avvio al piano delle Grandi Opere (legge obiettivo).

Il manager è poi rimasto al ministero per quattordici anni, attraversando ben sette governi in modo bipartisan, lasciando l’incarico solo il 31 dicembre dello scorso anno. Ha ricoperto per un brevissimo periodo l’incarico con Antonio Di Pietro, ministro dei Lavori pubblici con il governo Prodi. Poi l’ex pm di Mani pulite lo sostituì. Poi rientrò come capo struttura di missione promosso da Altero Matteoli, Pdl, confermato da Corrado Passera, titolare del dicastero con Mario Monti e ancora con Maurizio Lupi, ministro di Enrico Letta fino a febbraio 2014 e Matteo Renzi oggi.

La struttura di missione delle Infrastrutture è lo snodo di tutte le grandi opere del Paese, il nucleo dirigenziale del governo che sovrintende all’attuazione della legge obiettivo, al piano nazionale delle infrastrutture al monitoriaggio di tutti gli investimenti.

14 PROCEDIMENTI GIUDIZIARI, NE E’ USCITO SEMPRE PULITO

Ercole Incalza è stato coinvolto in 14 procedimenti giudiziari e in tutti e 14 i casi ne è uscito con il proscioglimento. Il suo avvocato Titta Madia, lo considera un campione di slalom processuale: “Per lui ci sono stati 14 proscioglimenti e mai una condanna. Un vero e proprio recordman”, ha detto con orgoglio.

IL M5S: “ORA LUPI SI DIMETTA”

“Più volte il Movimento 5 Stelle ha chiesto le dimissioni dell’ingegnere Ercole Incalza come capo della struttura di missione sulle Grandi opere. Ma la risposta del ministro Lupi è stata sempre la stessa: Incalza è l’uomo giusto al posto giusto. Adesso è la magistratura a spiegarci cosa volesse intendere il ministro”, attaccano i deputati del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Trasporti e Infrastrutture e Ambiente.

“Non importa – aggiungono – che oggi, come sottolinea il ministro in un pronto comunicato stampa, Incalza non ricopra più ruoli pubblici. Lo sappiamo bene che da qualche mese è ufficialmente pensionato. Ma Lupi lo ha difeso quando era pluri-indagato. Quando solo la prescrizione lo salvava dalle indagini, quando le intercettazioni rivelavano il suo “impegno” per le Grandi Opere. Incalza in 14 anni ha attraversato indenne sette governi. Ora il ministro dovrebbe fare un’unica scelta di dignità: dimettersi”, concludono i parlamentari grillini.