Telekom Serbia, Matacena svela: "Tangenti a tre noti politici della Sinistra italiana"

Amedeo Matacena nell'intervista all'Ansa
Amedeo Matacena nell’intervista all’Ansa

Vi sarebbero tre noti esponenti della Sinistra italiana che avrebbero preso tangenti per l’affaire Telekom Serbia e depositati in conti svizzeri di cui l’ex parlamentare di Forza Italia, Amedeo Matacena, condannato per mafia e oggi latitante a Dubai,  conosce i codici di accesso. Lo afferma lo stesso Matacena in una intervista all’agenzia Ansa.

“Le tangenti – racconta Matacena – furono portate con un aereo privato dalla Serbia in Svizzera. Un broker che conosco mise i soldi su tre conti correnti di tre importanti esponenti della sinistra italiana e mi consegnò quei numeri, che non sono l’unico a sapere”. Conti su cui, dopo lo scandalo Swissleaks (lista Falciani) e soprattutto dopo il recente e storico accordo Italia-Svizzera sull’annullamento del segreto bancario, la magistratura italiana potrebbe da subito fare luce “d’ufficio” dopo le dichiarazioni di Matacena.

L’ex politico calabrese, in riferimento alle dichiarazioni rese note dal membro Pd delle Commissioni Antimafia e Giustizia, Davide Mattiello (in cui diceva che Matacena “non rientra in Italia perché teme una brutta fine”) risponde che “bisogna capire per chi il collega Mattiello faccia il ventricolo”.

Nella sua nota di qualche giorno fa, l’esponente politico dem aveva lanciato un messaggio “criptato” con cui “collega” la vicenda della latitanza di Matacena, alle rivelazioni “a sorpresa” del collaboratore Nino Giuffrè che avrebbe gettato nuove ombre sull’omicidio di Luigi Ilardo, il confidente assassinato il 10 maggio del 1996 a Catania, dopo aver portato gli investigatori ad un passo dal covo di Bernardo Provenzano.

il parlamentare del Pd Davide Mattiello "preoccupato" per Matacena
Il parlamentare del Pd Davide Mattiello

“Le dichiarazioni di Giuffrè – spiegava Mattiello – un tempo braccio destro di Provenzano, oggi collaboratore di giustizia, che ieri (il 9 marzo 2015, ndr) nel carcere di Rebibbia ha deposto nell’ambito del processo di appello sul mancato arresto di Provenzano nel 1995, imputati gli ufficiali del Ros Mori e Obinu, sullo sfondo l’omicidio di Ilardo, mi fanno pensare ad Amedeo Matacena, che continua a stare latitante a Dubai. Sulla pelle delle persone che detengono informazioni dirimenti, – è la sua preoccupazione – si giocano partite molto complesse, ieri come oggi, ecco perché è urgente riportare Matacena in Italia sotto la miglior tutela possibile, così come è importante dare corso all’impegno già annunciato dalla Commissione Antimafia sul circuito del 41 bis“.

“Io credo – ha spiegato Matacena – che (Mattiello e chi – per il latitante – gli avrebbe chiesto di fare il “ventricolo”, ndr) siano venuti a sapere che se dovesse succedere qualcosa a me o ai miei familiari, verrebbero consegnati e pubblicati in Italia i numeri dei conti correnti svizzeri sui quali sono state depositate le somme delle tangenti dell’affare Telekom-Serbia prese da tre noti esponenti della Sinistra italiana”.

Davide Mattiello è il deputato della Commissione parlamentare antimafia che da tempo, con altri parlamentari, chiede che l’Italia si impegni per il rientro in Italia del latitante. Recentemente, l’Italia si è adoperata per siglare un trattato di cooperazione giudiziaria con le autorità degli Emirati che, quando concluso, porterà all’estradizione di Matacena. “Io sono qui – dice Matacena all’Ansa – anche se certo non faccio il tifo per loro”.

L’ex parlamentare reggino, nella lunga intervista a Valentina Ronconi, dice di essere dimagrito 16 chili in un anno e mezzo di latitanza. Matacena non risparmia le sue critiche al Centrodestra da cui è stato candidato alla Camera nel 1994 e nel 1996. “A Palermo – ricorda – testimoniai per due volte a favore di Marcello dell’Utri, la seconda anche se non ero stato ricandidato. A Caltanissetta, citato come teste da Berlusconi, testimoniai contro l’ex magistrato Caselli. Ma Fi mi ha usato come uno straccio vecchio. Sono stato sacrificato dal partito per dare in pasto alla stampa la notizia che il partito faceva pulizia nelle liste”. Di qui, spiega, la mancata ricandidatura nel 2001.

Amedeo Matacena con la moglie Chiara Rizzo
Amedeo Matacena con la moglie Chiara Rizzo

“L’unica persona che considero essere un uomo è Claudio Scajola – prosegue – furono lui e Berlusconi a decidere di non ricandidarmi nel 2001. Lo rividi anni dopo e fui ovviamente freddo. Lui se ne accorse e mi disse che riteneva di avermi fatto un torto nel non ricandidarmi. Poiché oggi nessuno dice ‘ho sbagliato’, se già qualcuno ammette una colpa per me merita stima”. Quanto all’accusa che Scajola e la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, abbiano favorito la latitanza di Matacena, tentando di agevolare un suo spostamento in Libano – per il fatto è in corso un processo a Reggio Calabria – l’ex deputato non ha dubbi: “Il fatto non esiste. In Libano ammazzano le persone per 500 dollari e c’è un accordo di estradizione con l’Italia che negli Emirati Arabi non c’è. Perché avrei dovuto tentare di andare in Libano?”.

Matacena descrive poi la sua latitanza a Dubai come “non dorata”. “Ho una stanza in affitto in una casa e sto cercando di fare qualche business. Tutto il mio patrimonio è stato sequestrato. Ho lavorato come maitre per un periodo in un noto ristorante, ma poi la notizia uscì sui giornali e mi fu chiesto di lasciare quel lavoro. Ora mi sto interessando ad una compravendita di prodotti petroliferi e di metalli: ho tante cose aperte, prima o poi qualcosa arriverà”. Non pensa certo a rientrare in Italia per scontare la pena a cui è stato condannato.

“Subisco un torto e non intendo certo farmelo diventare violenza”. Ammette tuttavia che la solitudine a Dubai è forte: “sento la solitudine in modo violento. Mia moglie, che è sotto processo, non posso sentirla. Tra noi, che siamo sposati da 18 anni, non può però finire così. Sento telefonicamente mio figlio, che ha 15 anni e vive con la sorella a Montecarlo”. La sorella è Francesca, 22 anni, figlia di Chiara Rizzo che l’aveva avuta da un precedente matrimonio, “ma che ho sempre considerato mia figlia. Francesca – spiega Matacena – non vuole più parlarmi. Mi ritiene colpevole della situazione che sta soffrendo la madre e posso comprenderla”.

La sua speranza è quella di riunire prima o poi la famiglia. “Se l’Italia non riesce a far scontare una condanna entro il doppio degli anni della pena – spiega – quella condanna decade. Io sono qui da un anno ed essendo stato condannato a tre anni, devo rimanerne a Dubai altri 5”. Infine, ipotizza di presentare una richiesta di grazia al capo dello Stato, “ma prima aspetto che altre cose arrivino a soluzione”: ovvero un ricorso, che i suoi avvocati stanno depositando, per chiedere la revisione della sentenza ed un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo.

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