Genocidio armeno, il Papa lo ricorda ma i turchi lo negano. Polemiche

Papa Francesco e il patriarca supremo dei cattolici armeni, Karekin II
Papa Francesco e il patriarca supremo dei cattolici armeni, Karekin II (Ansa)

Quello armeno è stato il primo genocidio del ‘900 dove sono furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Una tragedia, quella del popolo armeno, subita insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Così Papa Francesco, a 100 anni dal martirio dei cristiani armeni.

Parole che non sono piaciute alle autorità della Turchia che per il richiamo del pontefice hanno espresso “il loro disappunto” al nunzio apostolico ad Ankara Antonio Lucibello. Successivamente la Turchia ha anche richiamato il proprio ambasciatore dalla Santa Sede.

La Turchia continua a negare che quello del 1915-16 sia stato un genocidio (chiamato anche olocausto degli armeni) e combatte una guerra diplomatica permanente per cercare di impedire che venga riconosciuto all’estero da un numero crescente di stati.

Il ministro degli esteri turco Mevlut Cavuysoglu ha definito “inaccettabili” le parole di Papa Francesco. Il capo della diplomazia turca ha scritto su twitter che “le dichiarazioni del Papa, che non sono fondate su dati storici e legali, sono inaccettabili”.

“La nostra umanità – aveva detto Bergoglio – ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione Comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001); essa ha colpito il vostro popolo armeno – prima nazione cristiana”.

“Quella tragedia, ha detto papa Francesco all’inizio della messa in San Pietro a 100 anni dal “martirio”, ha colpito il popolo armeno “insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci”. “Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi”, ha ricordato. “Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo – ha aggiunto -. E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente”.

“Sembra – ha proseguito il papa – che l’entusiasmo sorto alla fine della seconda guerra mondiale stia scomparendo e dissolvendosi. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori”.

“Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’; ‘Sono forse io il custode di mio fratello?'”. “In diverse occasioni – ha detto il Pontefice nel saluto all’inizio della liturgia – ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione”. “Purtroppo ancora oggi – ha aggiunto – sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi -, oppure costretti ad abbandonare la loro terra”.

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