Forza Italia, Berlusconi ha espiato la pena. Torna libero

Silvio Berlusconi a Cesano Boscone
Silvio Berlusconi a Cesano Boscone (Reuters/Rellandini)

Silvio Berlusconi è un uomo libero. Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha depositato stamane l’ordinanza con cui dichiara espiata la pena cui era stato condannato l’ex premier in via definitiva nell’ambito del processo Mediaset.

Con l’ordinanza di stamane viene meno anche l’interdizione ai pubblici uffici fissata in due anni, mentre permane l’incandidabilità di Berlusconi stabilita dalla legge Severino. Una norma che gli impedirebbe di candidarsi alle elezioni per sei anni, fino al novembre 2019, ma potrebbe chiedere la “riabilitazione” prevista dalla norma che gli consentirebbe di guadagnare un anno.

Il leader di Forza Italia era stato condannato il primo agosto 2013 per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset a quattro anni di carcere, di cui tre coperti da indulto. Berlusconi ha scontato la condanna trascorrendo 10 mesi e mezzo in affidamento in prova ai servizi sociali presso una struttura per anziani, la “Sacra famiglia”, di Cesano Boscone. In base alla relazione “positiva” dell’istituto, al fondatore di Forza Italia sono stati condonati 45 giorni.

La Procura generale ha ora la facoltà di impugnare il provvedimento. L’ex premier, che nella fase dell’esecuzione penale è seguito dall’avvocato Angela Maria Odescalchi, è quindi un cittadino libero e potrà anche richiedere la riconsegna del passaporto per recarsi all’estero.

L’estinzione della pena restituisce la piena libertà al presidente di Forza Italia, sebbene in questi anni non abbia mai smesso di esercitare il suo ruolo politico nel paese e nel suo partito, di cui era ed rimasto leader indiscusso. Dopo la sua estromissione da palazzo Chigi, nel novembre 2011, cui gli subentrò Mario Monti, nel 2013 affrontò e pareggiò le elezioni politiche. Il Pd con Bersani non riusci da solo a salire  a palazzo Chigi. L’ex presidente Napolitano, dopo un giro di consultazioni con tutte le forze politiche incaricò Enrico Letta di formare una coalizione di larghe intese o di “emergenza nazionale”. Per il Pdl fu un ritorno al governo e gli vennero assegnati ministeri di peso.

Ma dopo la condanna rimediata ad agosto da Berlusconi e in seguito alla sua decadenza da senatore, l’allora Popolo delle libertà, per volontà del suo stesso leader, passò all’opposizione. Si consumò la prima frattura nella “neo resuscitata” Forza Italia. Angelino Alfano, che era vicepremier e ministro dell’Interno, in dissenso con Berlusconi abbandonò la casa madre e fondò il Nuovo centrodestra per rimanere insieme ai suoi nell’esecutivo “bipartisan“. Intanto, Matteo Renzi scala la segreteria Pd e poi il governo. Fu sempre Berlusconi, da condannato, a siglare il patto del Nazareno nella sede del Pd. Un accordo (ufficialmente) sulle riforme istituzionali, rotto solo qualche mese addietro sempre per volontà di Berlusconi.

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