Arretrati pensioni, governo al lavoro per trovare una "sintesi"

Persone in coda alla posta
Persone in coda alla posta

Arretrati pensioni al test del governo. Domani ci sarà il Consiglio dei ministri per decidere, ma già stasera ci sarà un tavolo tecnico tra Tesoro, ragioneria e Inps per preparare il piano di rimborso. La decisione del governo sul rimborso per la mancata indicizzazione delle pensioni oltre tre volte il minimo è quindi alle battute finali e probabilmente un provvedimento o indirizzi arriveranno già domani.

Il costo del provvedimento che comunque prevederà solo mini-rimborsi e solo per i redditi da pensione sotto i tremila euro dovrebbe essere lievemente superiore a tre miliardi. La mini manovra dovrebbe essere coperta con 1,7 miliardi del cosiddetto “tesoretto”, ma serve un altro miliardo e trecento milioni. Per gli interessati ci sono due notizie: la prima, cattiva, è che non tutti potranno essere rimborsati (costo di circa venti miliardi); la seconda, buona, è che il governo è orientato a rispettare con tutte le difficoltà economiche del momento la sentenza della Consulta ma limitando il raggio dei rimborsi. Si prediligono insomma gli assegni più bassi. Sebbene ci sia il rischio di ricorsi da parte dei possibile esclusi.

Il limite per ottenere i rimborsi sul mancato recupero dell’inflazione previsto dal decreto “Salva Italia” per il 2012-2013 dovrebbe essere a 5-6 volte il minimo (circa 2.500-3.000 euro lordi) ed è probabile che il rimborso sia per fasce di reddito che prevedono in ogni caso scaglioni. Fino alla fascia che si deciderà (oltre il taglio sarà netto) si dovrebbe dare il 100% fino ai 1.500 euro di reddito (in pratica se uno ha una pensione di 2.300 euro prende l’indicizzazione solo sui primi 1.500).

Questa ipotesi, per quanto più in linea con la sentenza della Consulta che nei giorni scorsi ha bocciato il blocco dell’indicizzazione del governo Monti perché non progressivo né temporaneo, rischia però di essere molto costosa (sono circa 4,3 milioni i pensionati con redditi tra i 1.500 e i 2.500 euro e a tutti questi bisognerebbe dare l’indicizzazione sui primi 1.500 euro quindi su un monte di redditi annui totali di 77 miliardi sui 99 complessivi di queste fasce).

L’altra ipotesi, meno costosa e quindi più praticabile per salvaguardare i conti pubblici, è di un rimborso sul reddito complessivo dei pensionati tra 1.500 e 2.500-3.000 euro con percentuali basse (si potrebbe partire dal 50%) e discendenti con il crescere del reddito.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine di un convegno sul Jobs act ha detto che al momento “non c’è nessuna decisione”, ma che il Consiglio dei ministri è il luogo dove queste decisioni possono essere prese. In un’intervista il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti ha sottolineato che la via migliore sia quella di un provvedimento a più tappe: lunedì le linee guida e, più avanti, il decreto. “Meglio prendersi più tempo – ha detto – per costruire una gradualità dei rimborsi, che tenga conto non solo dell’assegno ma anche dei contributi versati. La sintesi finale – ha precisato – compete a Renzi e Padoan, ma questa soluzione riscuote ampi consensi”.

Critici i Cinque Stelle – La soluzione a cui starebbe pensando il governo, dice il vice presidente della Camera Luigi De Maio, “a me non convince: questa legge è stata fatta male, e la votò anche il Pd, ma ora se non applichiamo il dettato della Corte rischiamo di trovarci con migliaia di ricorsi che creeranno ancora di più una voragine nei nostri conti pubblici”.

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