Studio Confcommercio: "Tra 15 anni Italia sarà a livelli pre-crisi"

Il Presidente di Confcommersio Carlo Sangalli durante l'assemblea di Milano 8-6-2015
Il Presidente di Confcommersio Carlo Sangalli durante l’assemblea di Milano 8-6-2015

La Commissione Europea in uno studio di tre anni fa aveva previsto che l’Italia avrebbe raggiunto i livelli economici “pre-crisi” nel 2023. Un dato che mandò in ansia non solo gli italiani, bensì tutti gli apparati politici, istituzionali e associativi. Oggi, quel termine fissato dall’Ue, secondo Confcommercio si allunga e di molto se la crescita in termini di Pil rimane quello attuale.

Agli attuali tassi di crescita di Pil, consumi e reddito disponibile, infatti solo tra 15 anni, nel 2027, si tornerà al Pil pro capite del 2007, ossia l’anno in cui scoppiò la bolla immobiliare negli Usa che ha scatenato una crisi senza paragoni nella storia.

“La spesa delle famiglie pre-crisi si rivedrà solo nel 2030. Il reddito disponibile nel 2034″, stima l’Ufficio Studi della Confcommercio. Per ridurre il recupero a 6-8 anni servirebbe un tasso di crescita doppio”.

Tra il 2007 e il 2014, ricorda lo studio Confcommercio, gli italiani hanno patito una riduzione in termini reali del 12,5% del Pil, del 14,1% per il reddito disponibile e dell’11,3% per i consumi. Il ritorno ai livelli di crisi viene stimato sulla base di una crescita dell’1,25% per Pil, dello 0,95% dei consumi e dell’1,05% per il reddito disponibile, a fronte di una variazione della popolazione in linea con le stime prodotte dall’Istat negli scenari di lungo periodo (+0,2%).

Quanto all’ipotesi di un tasso di crescita doppio che permetterebbe di tornare ai livelli del 2007 in 6-8 anni, l’Ufficio Studi Confcommercio nota comunque che “la nostra economia non sperimenta da tempo” tali valori. “L’attivazione rapida delle riforme strutturali – aggiunge -, il consolidarsi di un diffuso clima di fiducia favorevole e una credibile politica fiscale distensiva renderebbero questa sfida alla portata del nostro paese”.

Nota poi l’analisi di Confcommercio come le difficoltà a tornare ai livelli pre-crisi discendono da un “contesto altamente penalizzante in cui operano le imprese. “Le riforme devono correggere questi difetti che riducono la competitività e tengono bassa la produttività sistemica dell’Italia – viene spiegato -.

Ponendo a confronto alcuni indicatori di Italia e Germania, si rileva come per i nostri imprenditori sia molto più difficile fare impresa. I tempi della giustizia, la pressione fiscale, i costi di gestione, la contraffazione e l’abusivismo si associano ad una difficoltà a sfruttare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie”.

“Nel 2014 – nota quindi l’Ufficio Studi Confcommercio -, la capacità del tessuto imprenditoriale dei servizi di mercato si è ridotta in maniera significativa, mostrando, tra iscrizioni e cancellazioni di imprese nei registri delle Camere di Commercio, un saldo negativo di circa 70mila unità”. Grazie alla pur moderata crescita del Pil la demografia delle imprese è vista però in miglioramento, “con un rilancio delle iniziative imprenditoriali ed una frenata della forte emorragia di aziende finora registrata”.

Nel 2015-2016 Confcommercio si attende un ridimensionamento del saldo negativo a 17 mia unità, grazie prevalentemente all’incremento atteso nelle iscrizioni. Di fronte a un pil più debole, il saldo negativo peggiorerebbe a 27 mila unità.

Migliorano i consumi, con una crescita congiunturale ad aprile dello 0,5%, la più elevata degli ultimi due anni, dopo il -0,1% di marzo. L’incremento tendenziale è dello 0,8% (+0,4% a marzo). La crescita dello 0,5% registrata in particolare dall’Indicatore dei Consumi Confcommercio deriva da un aumento della domanda sia di servizi (+0,6%) e sia di beni (+0,4%).

A marzo era sceso dello 0,1%. Relativamente alle singole macro-funzioni di spesa, le variazioni positive hanno riguardato soprattutto i beni e i servizi per la mobilità (+2,5%), grazie al buon andamento delle vendite di auto ai privati, gli alberghi, i pasti e i consumi fuori casa (+0,9%) e i beni e i servizi per le comunicazioni (+0,6%). E’ stato invece modesto l’incremento registrato per i beni e i servizi per la cura della persona (+0,1%). Ed è stata stabile rispetto a marzo la domanda di alimentari, bevande e tabacchi e quella dei beni e servizi per la casa. In lieve calo la spesa per abbigliamento e calzature (-0,2%), in linea con il mese precedente, e per i beni e i servizi ricreativi (-0,1%).

Nel 2015 il pil crescerà dell’1,1% e i consumi dell’1,2%. Lo stima l’ufficio studi di Confcommercio che vede poi nel 2016 il pil crescere dell’1,4% e i consumi dell’1%. “La ripresa c’è, ma restano dubbi sulla sua intensità”, segnala Confcommercio, citando i “nuovi elementi di incertezza” a maggio e i cali della fiducia di famiglie (-2,1%) e imprese (-0,1%). Sono flessioni attribuibili al contesto interno e tali preoccupazioni “sono la principale insidia alla trasformazione della ripresa statistica in vera crescita economica”.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli durante l’Assemblea Generale di Confcommercio a Milano ha affermato che “molte famiglie e imprese fanno ancora fatica a percepire la ripartenza dell’economia nella realtà quotidiana”. C’è bisogno di segnali positivi, come Expo, che “rimette al centro del discorso italiano il turismo, la carta vincente dell’Italia”.

L’Italia e l’Europa “hanno bisogno di segnali positivi, di una “scossa” alla speranza come l’Expo, che rimette al centro del discorso italiano il turismo, la carta vincente dell’Italia”.

Per Sangalli “siamo finalmente davanti ai primi segnali di ripresa, anche se timida” e in più in una situazione in cui “l’estero conta tanto, sia in negativo che in positivo”. Ma al di là delle statistiche “molte famiglie e imprese fanno ancora fatica a percepire la ripartenza dell’economia nella realtà quotidiana”.

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