Sinodo Famiglia, dalla "pace" coi divorziati alla sfida denatalità

sinodo vescoviL’Instrumentum laboris, il testo base per il sinodo d’autunno sulla famiglia, a proposito dei “divorziati risposati civilmente che si trovano in condizione di convivenza irreversibile”, afferma che “c’è un comune accordo sulla ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo”.

Il testo fotografa comunque una serie di differenze di posizioni su tale accordo, e la divisione tra chi vorrebbe l’ammissione ai sacramenti e chi no.

“L’eventuale accesso ai sacramenti – si legge nel testo che sarà la base della discussione dei vescovi nel sinodo d’autunno – dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del vescovo diocesano”, e “va ancor approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostante attenuanti, dato che – afferma il testo citando il canone 1735 del Catechismo della Chiesa cattolica – ‘l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate’ da diversi ‘fattori psichici oppure sociali'”.

Spiega il Cardinale Péter Erdő nella prima parte del documento che, “Anche se il comportamento matrimoniale poteva essere abbastanza diverso dall’ideale, fino a pochi decenni fa il riconoscimento teorico del matrimonio è stato quasi generale”.

“Recentemente però i matrimoni, anche quelli civili, diminuiscono e – sottolinea – il numero delle separazioni e dei divorzi è in crescita. Di separazione si parla piuttosto dei paesi dove l’istituto del divorzio nel diritto civile è relativamente recente. Altrove non si pensa neppure a separazione legale ma si ricorre subito al divorzio ad ogni crisi del matrimonio”.

“Si parla molto della dignità delle singole persone, ma la trasformazione di questa verità in linguaggio istituzionale produce a volte delle situazioni contraddittorie. L’accentuazione esagerata dei diritti individuali senza tener conto dell’aspetto comunitario dell’essere umano produce un individualismo che mette al centro la soddisfazione di desideri e che non porta alla piena realizzazione della persona. L’isolamento dell’individuo è contrario al progetto del Creatore. Sembra essere una delle manifestazioni di tale individualismo il fatto che molti hanno paura ad assumere impegni definitivi”.

La “via ortodossa” alla quale “alcuni fanno riferimento” nel cercare una soluzione pastorale per i divorziati risposati, comunque “deve tenere conto della diversità di concezione teologica delle nozze”. E si tratta di una via che non mette “in discussione l’ideale della monogamia assoluta, ovvero dell’unicità del matrimonio”. Lo sottolinea l’Instumentum laboris per il sinodo d’autunno sulla famiglia, a proposito di una delle ipotesi avanzate anche nella precedente sessione del sinodo.

“Nell’Ortodossia – argomenta il testo preparatorio per il sinodo sulla famiglia del prossimo autunno – c’è la tendenza a ricondurre la prassi di benedire le seconde unioni alla nozione di ‘economia (oikonomia), intesa come condiscendenza pastorale nei confronti dei matrimoni falliti, senza mettere in discussione l’ideale della monogamia assoluta, ovvero dell’unicità del matrimonio. Questa benedizione – prosegue l’Instrumentum laboris all’articolo 129 – è di per sé una celebrazione penitenziale per invocare la grazia dello Spirito Santo, affinché sani la debolezza umana e riconduca i penitenti alla comunione con la Chiesa”.

E se il testo del sinodo dedica da una parte particolare attenzione all’integrazione dei divorziati risposati civilmente nella comunità cristiana, dall’altra viene raccomandata un’opportuna attenzione pastorale all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone.

Infine, parlando di famiglia il Sinodo da “uno sguardo specifico” all’esercizio della generatività e alle sfide dell’educazione dei figli. Il testo ribadisce l’importanza dell’impegno per la trasmissione della vita e denuncia la sfida della denatalità, specialmente grave in alcuni Paesi. Viene ribadita la responsabilità generativa degli sposi, che si rapporta al mistero intangibile e prezioso della vita umana, e si estende a comprendere il valore altamente positivo delle esperienze dell’adozione e dell’affido. Analoga rilevanza è data all’impegno educativo proprio della famiglia.

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