Svolta sul delitto di Ismaele Lulli. Confessano i due albanesi. "Ucciso per gelosia"

I due presunti killer di Ismaele Lulli Igli Meta e Marjo Mema
I due presunti killer di Ismaele Lulli, Igli Meta e Marjo Mema

Hanno confessato i due giovani albanesi Igli Meta e Marjo Mema di 20 e 19 anni fermati con l’accusa di aver ucciso Ismaele Lulli. Il movente è passionale. Una gelosia morbosa da parte di Igli la cui fidanzata 19enne si vedeva ogni tanto con Ismaele.

I due presunti assassini, secondo quanto rivelato dai Carabinieri in una conferenza stampa a Pesaro, avrebbero teso una trappola al giovane. I tre, che si conoscevano, si sono dati appuntamento per una bagnetto al fiume. I due giovani albanesi hanno invitato Ismaele a salire sull’auto di uno dei giovani per “divertirsi un po'”, nelle acque del torrente. Lui, che non sospettava nulla è salito “spontaneamente, senza costrizioni”. Un trappola verso la morte.

Invece del fiume, Igli e Marjo, lo hanno condotto con una scusa a San Martino in Selva Nera, sotto il Casale e lì, per dargli “la punizione esemplare” lo avrebbero prima legato con un nastro adesivo marrone per imballaggi e poi gli è stata sferrata una violentissima coltellata al collo nei pressi di una croce di ferro. I due sono poi andati a farsi il bagno nel fiume, per lavare il sangue che avevano addosso.

Ismaele Lulli è stato “quasi decapitato”, ha detto il colonnello Antonio Sommese , che ha condotto le indagini insieme ai suoi uomini. Uno dei due giovani, sembra Igli Meta, ha riferito il colonnello, “è stato bloccato in auto e stava per rientrare precipitosamente in patria”.

Dopo il delitto hanno preso il suo cellulare e avrebbero inviato l’ormai famoso Sms a dei parenti con su scritto: “Vado a Milano, non cercatemi”. Un gesto per rallentare e deviare le prime indagini dopo che la madre del giovane aveva denunciato il mancato rientro a casa domenica sera. La donna non ha mai creduto che Ismaele volesse andar via così, senza un valido motivo. I due erano molto legati, e mai Ismaele avrebbe esternato la volontà di partire per “Milano”, almeno così, su due piedi.

Da questa prima incongruenza è partita la caccia ai killer che col passare delle ore si sono visti stringere sempre di più il cerchio attorno a loro. I Carabinieri, dopo il ritrovamento del cadavere di Lulli hanno cominciato con estrema discrezione a setacciare le vite di amici e conoscenti. A scandagliare i profili social, le chat, i telefoni. Fino a quando per, esclusione, sono giunti ai due giovani albanesi, anche attraverso testimonianze rese da alcuni amici.

Secondo ciò che gli inquirenti hanno raccolto dai due presunti killer, il movente è passionale.  Uno dei giovani. Igli Meta era accecato dall’ira, al punto da far pagare con la vita a Ismaele Lulli, un ragazzo di soli 17 anni, “lo sgarbo” di frequentare la “sua” fidanzata. Una “Frequentazione assolutamente innocente”, hanno riferito fra l’altro alcuni investigatori. Da quanto riferito in conferenza stampa, sembra che a fare le prime ammissioni sarebbe stato l’amico di Meta, Marjo Mema che avrebbe avuto un ruolo più marginale, ossia non sarebbe stato lui “l’architetto” del piano omicida né “l’esecutore materiale” del delitto, ma Igli Meta, il fidanzato della diciannovenne che si frequentava con Ismaele Lulli.

La svolta martedi, quando i militari dell’Arma dopo alcune ore di interrogatorio hanno formalmente fermato i due giovani Igli Meta e Marjo Mema, uno residente a Urbania, l’altro a Sant’Angelo in Vado. Sono gravemente indiziati della morte di Ismaele Lulli, 17 anni, trovato con la gola squarciata e con mani e piedi legati da un nastro adesivo per cartoni.

In caserma i due ragazzi già nella serata di martedi hanno cominciato a fare le prime ammissioni. Da subito l’attenzione dei militari del Comando provinciale di Pesaro Urbino, guidati dal colonnello Antonio Sommese, è stata particolarmente concentrata su di loro. Dopo l’interrogatorio e le formalità di rito i due sono stati tradotti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria per la convalida o meno del fermo da parte del Gip.

Da quanto si apprende, durante l’interrogatorio sono emerse numerose contraddizioni tra le due versioni dei ragazzi, interrogati in due stanze separate. Divergenze, queste, insieme agli indizi e alle prime ammissioni, che avrebbero convinto i militari dell’Arma a eseguire i decreti di fermo.

Sulla morte violenta del ragazzo Ismaele Lulli, di 17 anni, fino a martedi mattina, regnava un fitto mistero. I due ragazzi non hanno reso una vera e propria confessione, ma agli occhi degli investigatori sembra che che ancora non abbiano contezza di quel che avrebbero commesso.

Il ragazzo era scomparso domenica sera ed è stato ritrovato sgozzato in un dirupo lunedi mattina nei pressi di un casale abbandonato in località San Martino in Selva Nera, nel comune di Sant’Angelo in Vado (Pesaro e Urbino nelle Marche).

Ad un primo esame, il cadavere presenta un profondo taglio alla gola: non è escluso che sia stato ferito a morte in un altro posto e trasportato di sera nel boschetto, dove è stato ritrovato.

I Carabinieri, sono giunti sul posto dopo essere stati avvisati da una residente che era di passaggio sul posto. Dopo essere sceso nella boscaglia a pochi metri da una chiesetta, ha fatto la brutta scoperta del cadavere di Ismaele Lulli. Lo ha trovato, ha riferito l’uomo ai militari, riverso a pancia in giù e attorno al corpo c’erano copiose tracce di sangue.

Vicino il cadavere i militari dell’Arma hanno rinvenuto due zainetti e tracce di nastro adesivo sul tronco. Il ritrovamento dei due zaini, in località San Martino in Selva Nera, secondo alcune fonti, starebbe portando gli investigatori sulle tracce del possibile omicida. La zona viene setacciata alla ricerca, anche, dell’arma del delitto che potrebbe essere un grosso coltello.

Le indagini, affidate ai carabinieri, sono dirette dal sostituto procuratore di Urbino, Irene Lilliu. martedi è giunti il Ris di Roma. Ismaele Lulli, abita in paese con la madre, la quale dopo il mancato rientro a casa domenica si era preoccupata e ha dato l’allarme ai Carabinieri. Le ricerche sono scattate subito.

Ismaele Lulli, il ragazzo di 17 anni trovato sgozzato in un dirupo (Facebook)
Ismaele Lulli, il ragazzo di 17 anni trovato sgozzato in un dirupo (Facebook)

L’ipotesi più accreditata è omicidio. Ma si ritiene sia difficile che una ferita di quelle proporzioni possa essere fatta da sola, in una sorte di tentato omicidio o di autolesionismo. Pare che Ismaele Lulli, studente dell’istituto alberghiero di Piobbico, domenica pomeriggio avesse mandato un sms a un parente con su scritto: “Vado via a Milano, non cercatemi”. Un messaggio che fonti investigative ritengono possa essere inviato di proposito proprio dai killer al fine di depistare le prime indagini dopo il cruento omicidio. Così sembra infatti essere stato dopo la svolta di mercoledi 22 luglio, in cui i due hanno cominciato a collaborare.

La mamma di Ismaele ha aspettato che rientrasse in casa, ma inutilmente. Poi ha chiamato i Carabinieri. Gli investigatori indagano a 360 gradi, non si esclude nessuna pista, nemmeno quella della droga. Sotto esame ci sono oltre agli zainetti, il cellulare del ragazzo da cui si cerca di capire con chi si sia messo in contatto negli ultimi giorni. Dalle celle telefoniche, non è difficile capire i movimenti delle ultime ore. Poi ci sono le chat dei Social. E’ probabile che si fosse dato appuntamento con qualcuno. Un qualcuno ancora senza volto né nome e che potrebbe essere il suo assassino/i. E’ inevitabile che le indagini si allarghino alla cerchia di amici e conoscenti oltre ai parenti. Il cerchio attorno ai killer si stringe. E i due amici sotto torchio in caserma, forse sanno come sono andate veramente le cose. [Ultimo aggiornamento 23/07/2015 ore 13:21]