Ilva, Vendola sotto processo per presunta concussione

L'ex governatore della Puglia Nichi Vendola
L’ex governatore della Puglia Nichi Vendola (LaPresse/Merlini)

L’ex governatore pugliese Nichi Vendola, avrebbe prima fatto pressioni sul direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, poi lo avrebbe addirittura “minacciato” se non avesse tenuto un atteggiamento più “morbido” sui “rigidi” report relativi alle emissioni nocive prodotte dall’Ilva di Taranto ritenute “eccessive” dalla stessa Agenzia regionale di protezione ambientale.

Per queste ragioni, il giudice per le udienze preliminari (Gup) del tribunale di Taranto, Vilma Gilli, ha rinviato a giudizio con l’accusa di concussione aggravata in concorso, l’ex presidente pugliese insieme ad altre 43 persone nell’ambito dell’inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva.

PM: VENDOLA AVREBBE CONSENTITO IL PROSEGUIMENTO DI EMISSIONI NOCIVE
Secondo la tesi accusatoria della Procura, Vendola avrebbe consentito all’Ilva di proseguire a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall’Arpa in una nota del 21 giugno 2010 stilata dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzoapirene.

Sempre secondo l’accusa, Vendola avrebbe appunto “minacciato” la non riconferma di Assennato nel suo ruolo all’Arpa (era in scadenza a febbraio 2011) se non avesse eseguito la sua “direttiva”. I fatti contestati sono compresi nel periodo che va dal 22 giugno 2010 al 28 marzo 2011. La concussione aggravata è contestata a Vendola in concorso con l’ex responsabile Rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, l’ex vice presidente di Riva Fire Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso e il legale dell’Ilva Francesco Perli.

Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto  (Ansa/Ingenito)
Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto (Ansa/Ingenito)

Anche Giorgio Assennato, è finito sotto processo con l’accusa per favoreggiamento personale, mentre altri due imputati sono stati condannati con rito abbreviato: Si tratta di don Marco Gerardo, ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l’ex consulente della Procura pugliese Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari.

VENDOLA: “SONO SERENO”
“Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno”, è il commento di Nichi Vendola dopo il rinvio a giudizio. “Sento come insopportabile – aggiunge – la ferita che mi viene inferta da un’accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verità è scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti. Io ho rappresentato la prima e l’unica classe dirigente che ha sfidato l’onnipotenza dell’Ilva e che ha prodotto leggi regionali all’avanguardia per il contrasto dell’inquinamento ambientale a Taranto”. “Come sempre mi difenderò nel processo e non dal processo”, ha concluso Vendola.

PROCURATORE SEBASTIO: “ACCOLTE LE NOSTRE TESI”
“Sembra che l’istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento”, afferma invece il procuratore di Taranto Franco Sebastio commentando la decisione del gup Vilma Gilli sui rinvii a giudizio e i riti abbreviati degli imputati dell’inchiesta per il disastro ambientale dell’Ilva. “Da una parte – ha aggiunto – per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l’angolo. Questa prima pronuncia, – sottolinea Sebastio – che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando – ha concluso Sebastio – che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni di merito”.

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