Omicidio Maria Luisa Fassi. Ecco la confessione di Pasqualino Folletto

A sinistra Pasqualino Folletto a destra la Ranault Megane con cui il presunto killer si allontana dopo il delitto
A sinistra Pasqualino Folletto a destra la Ranault Megane con cui il presunto killer si allontana dopo il delitto

Massacrata con 45 coltellate per qualche centinaio di euro. Maria Luisa Fassi, la tabaccaia di Asti è stata uccisa, così, per una rapina.

L’uomo fermato venerdi pomeriggio, Pasqualino Folletto, 46 anni, ha confessato l’efferato omicidio ai Carabinieri del Comando provinciale di Asti, che nel pomeriggio lo avevano bloccato perché gravemente indiziato del crimine di corso Volta, ad Asti.

Ha reso “piena confessione”, dicono gli stessi militari dell’Arma parlando della deposizione dell’uomo. Il delitto, affermano è “maturato nel corso di una rapina”.

Ecco alcuni stralci della confessione in possesso de “La Stampa” e pubblicati dal quotidiano torinese online.

“L’ho fatto per i miei figli. Non avevo niente, non sapevo come dargli da mangiare, ecco, devo comprare le medicine, ho l’auto sequestrata, sono pieno di debiti, di cartelle esattoriali, non ho niente”, racconta agli investigatori Pasqualino Folletto durante la confessione.

“Allora volevo fare una rapina, ero come impazzito, ho deciso di fare una rapina. Avevo in testa altri negozi, poi ho scelto la tabaccheria. Ho preso un coltello nella cucina e sono andato. Dovevo agire poco dopo l’apertura, quando lei era sola. Non mi sono neanche coperto il volto. Ho parcheggiato l’auto contromano per avere la portiera sul lato guida più vicino possibile, per poi fuggire più rapidamente”.

“Sono entrato e mi sono messo in un angolo, un po’ nascosto, quando è uscita la barista, mi sono fatto avanti e ho chiesto i soldi, impugnavo il coltello… lei ha reagito male, urlava fortissimo, ho perso la testa, volevo farla tacere, poi ha cercato di disarmarmi e ho colpito, colpito, colpito, alla cieca. Quando ho finito era a terra, nel sangue, non so se era morta, ho afferrato i soldi che erano in cassa, più o meno 800 euro, sono tornato a casa, alla ditta, poi ho lavato l’auto alla perfezione”.

“Quel giorno lì non ero passato in tabaccheria, non ci sono mai stato, ho saputo del delitto dalla tv”. Agli investigatori che gli mostrano il video dice: “Non sapeva niente di me, se non che ogni tanto passavo a comprare i “Gratta e vinci”, ero confuso e disperato, avevo bisogno di quei soldi”. Gli chiedono se è pentito: “Sì, subito pentito, non volevo ucciderla, ho perso la testa, lei si è difesa e non ho capito più nulla, ho seguito i funerali da lontano, mi spiace per i miei figli, per mia moglie, vedranno la mia foto sui giornali”.

E l’arma del delitto? “Il coltello l’ho gettato via dal finestrino dell’auto, in una zona non distante dalla mia ditta, leggevo che non c’erano telecamere, che non sapevano chi era l’assassino, ho fatto quello che potevo”. (credit “La Stampa”)

Una rapina finita nel modo più tragico e cruento solo per qualche manciata di soldi, giusto il fondo cassa che serviva alla donna per dare il resto ai clienti.

A destra la vittima Maria Luisa Fassi, con la mamma e il papà titolari del ristorante "Gener Neuv"
A destra la vittima Maria Luisa Fassi, con la mamma e il papà titolari del ristorante “Gener Neuv”

Il presunto killer, un magazziniere italiano incensurato, sposato e padre di figli, il 4 luglio scorso è entrato la mattina presto nella tabaccheria edicola di Maria Luisa Fassi e dopo la rapina, l’ha accoltellata con oltre 44 fendenti, tanti quanti ne sono risultati nel’autopsia.

L’arresto, sottolineano i Carabinieri è “frutto di un meticoloso incrocio di numerosi elementi investigativi: immagini estratte dalle telecamere cittadine, attività tecniche e di sorveglianza dinamica nonché numerosissime escussioni testimoniali”. E proprio dalle immagini delle telecamere gli uomini della Benemerita hanno più volte riavvolto i nastri soffermandosi nei giorni precedenti e sul 4 luglio, giorno del delitto, tra le 6 e le 8 del mattino.

L’uomo non era a piedi. Attraverso le immagini, quella mattina e i quelle ore, gli investigatori hanno notato una Renault Megane di colore grigio, parcheggiata in controsenso sul marciapiede della tabaccheria con lo sportello lato guida rivolto verso l’ingresso del locale. Immagini non proprio nitide, ma chiare quanto basta per risalire al proprietario.

Pasqualino Folletto, secondo quanto riferito dalle autorità, è stato ascoltato su questa circostanza ma ha più volte negato di trovarsi in corso Volta quella mattina. Ma le riprese non smentiscono. Nelle sue dichiarazioni si sarebbe tradito, alimentando i sospetti dei Carabinieri. Isolando i casi e le deposizioni di altre persone, pure loro attenzionate, non è rimasto che Folletto, magazziniere di una ditta di trasporti, che è stato prelevato nel pomeriggio e portato in caserma. Da lì la svolta nelle indagini.

La tabaccheria dove è stata uccisa Maria Luisa Fassi

La tabaccheria dove è stata uccisa Maria Luisa Fassi la mattina del 4 luglio 2015 (Ansa)

La donna è morta a seguito delle numerose coltellate la stessa sera in ospedale. Inutile il lungo intervento chirurgico al quale la donna era stata sottoposta per le profonde lesioni all’addome e al torace. Quello di Maria Luisa Fassi è stato un omicidio che aveva sconvolto tutta la comunità astigiana e non solo, per la ferocia dell’assassino.

In un primo momento, gli organi investigativi, che hanno comunque battuto tutte le piste, avevano fatto intendere che l’ipotesi della rapina era una debole, almeno nelle prime battute investigative. Cosa si può ottenere alle 7.30 del mattino in una edicola tabaccheria?, è la domanda che ci si poneva.

Poi, invece, attraverso le “meticolose indagini” svolte dai Carabinieri del Comando provinciale di Asti con un lavoro di stretta sinergia con il Ros di Roma, Torino e Milano, supportati anche dal Reparto Analisi Criminologiche Sezione Psicologia Investigativa del Racis di Roma e dai colleghi del Ris di Parma, nel cerchio dei potenziali sospetti è rimasto stretto solo lui, Pasqualino Folletto.

Maria Luisa Fassi
Maria Luisa Fassi in cucina nel ristorante di suo padre

Interrogato ha poi ceduto davanti ai militari confessando il terribile omicidio della donna, che ad Asti era “amata e ben voluta da tutti”. I suoi genitori avevano anche un ristorante molto noto ad Asti, il “Gener Neuv”, dove Maria Luisa Fassi, amante della cucina, si recava di tanto in tanto la sera ad aiutare il padre e la madre.

Il presunto assassino nella confessione ha raccontato che era disperato e aveva bisogno di soldi.  Ai militari dell’Arma ha detto che “non so spiegarmi perché l’ho fatto: alle urla della donna ho perso la testa”. “Volevo i soldi, poi non so cosa è successo, non ci ho capito niente. Lei urlava, urlava e ho perduto la testa”. Fino a affondare con ferocia 45 coltellate addosso al suo esile corpo.

“Quando ha confessato – ha detto il Pm di Asti Tarditi – era un uomo disperato” Il sostituto ha fatto sapere che già sabato presenterà la richiesta al gip per la convalida del fermo di Folletto”.

Soddisfazione per la cattura dell’uomo è stata espressa dal ministro dell’Interno Angelino Alfano che su twitter ha dato l’annuncio della cattura. Lo “Stato è più forte”, ha sempre detto il titolare del Viminale. Una “buona notizia”, (nella tragedia), che ad Asti si attendeva da venti giorni.