Caso Crocetta, indagati i giornalisti dell'Espresso: "Calunnia e Falso"

Da sinistra il giornalista de l'Espresso Piero Messina e il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Da sinistra il giornalista de l’Espresso Piero Messina e il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta

La brutta storia della presunta intercettazione pubblicata dal settimanale l’Espresso, che ha creato una settimana al cardiopalma al governatore siciliano Rosario Crocetta e non solo, avrà più risvolti legali e giudiziari. L’ultima in ordine è che la Procura di Palermo ha indagato i due giornalisti della testata, Piero Messina e Maurizio Zoppi per calunnia e pubblicazione di notizie false.

Gli autori dell’articolo del 16 luglio scorso, avevano scritto, sulla base di un presunto audio di intercettazione, il dialogo tra Matteo Tutino e il governatore della Sicilia Rosario Crocetta in cui il primo diceva al secondo che Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo, ucciso dalla mafia nel 1992, “va fermata e deve fare la fine di suo padre”.

Un dialogo che però non ha avuto riscontri concreti. Più Procure della Repubblica, tra cui Palermo (il procuratore Francesco Lo Voi ha smentito due volte, ndr), Caltanissetta e Messina hanno smentito categoricamente che non esistono tracce di intercettazioni riguardanti quella frase.

 

Il giornalista Messina è indagato per calunnia e pubblicazione di notizie false, mentre Zoppi soltanto per questo secondo reato. Entrambi, sentiti dai pm in presenza dell’avvocato Fabio Bognanni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Crocetta, che in una intervista a “La Zanzara” ha ammesso che in seguito alla pubblicazione dell’articolo, era in procinto di suicidarsi, ha chiesto al settimanale un risarcimento di 10 milioni di euro per diffamazione sostenendo di essere vittima di un “complotto” e di “dossieraggi” allo scopo di defenestralo.

L’Espresso, dal canto suo, attraverso il suo direttore Luigi Vicinanza, ha sempre ribadito l’esistenza dell’intercettazione sostenendo la correttezza del lavoro dei due cronisti. Intercettazione audio che al momento non sono riusciti a dimostrare di avere.

I giornalisti de l’Espresso, Messina e Zoppi, sono stati pertanto iscritti nel registro degli indagati per diffusione di notizia falsa. Piero Messina risponde del reato più grave, ossia di calunnia, perché avrebbe indicato come fonte della notizia un investigatore “autorevole” che avrebbe, invece, negato di avergliela mai riferita. Il Csm ha anche chiesto sulla vicenda una relazione alla procura di Palermo.