Naufragio Libia, forse 230 morti. Superstiti: "Picchiati e torturati". In cella i 5 scafisti

I presunti scafisti arrestati dalla Polizia di Stato a Palermo
I presunti scafisti arrestati dalla Polizia di Stato a Palermo (Polizia)

Potrebbe essere davvero tragico il bilancio del primo naufragio di mercoledì 5 luglio. I migranti morti potrebbero essere oltre 230, compresi i 26 cadaveri già recuperati. E’ quanto emerge dalla conta dei migranti a bordo del primo peschereccio affondato con oltre 650 progughi. 400 sono stati tratti in salvo, 26 le vittime e, al momento 230 dispersi. Nel secondo naufragio erano stati salvati da molte unità marittime 381 immigrati.

Secondo quanto riferito dai superstiti sbarcati a Palermo, i migranti sarebbero stati torturati, picchiati e vessati. Testimonianze da brividi fatte da coloro che hanno tentato la traversata del Mediterraneo. Intanto a Palermo sono scesi anche i presunti scafisti (presunti autori anche delle torture). Appena sul molo siciliano i criminali sono stati subito individuati ed arrestati dalla Polizia di Stato che li ritiene responsabili del naufragio al largo della Libia costato la vita ai 26 migranti. Si tratta di due algerini e tre libici. Gli algerini sono Ali Rouibah, 24 anni, e Imad Busadia, di 23; i libici Suud Mujassabi, 21 anni, Abdullah Assnusi, di 24 e Shauki Esshaush, di 21.

L’accusa per loro è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio plurimo aggravato per aver provocato la morte accertata di 26 migranti e quella presunta di circa 200 persone che mancherebbero all’appello (sul barcone erano in 650, secondo i testimoni).

I presunti scafisti erano sbarcati giovedi pomeriggio a Palermo dalla nave militare irlandese “Le Niamh”, insieme ai 362 migranti. A bordo della nave anche le ventisei salme, tra cui quelle di tre bambini.

I migranti in mare in balia delle onde, lasciati in acqua dagli scafisti trafficanti
I migranti in mare in balia delle onde

I cinque arrestati sono ritenuti responsabili, in concorso con altri soggetti rimasti ignoti, di appartenere ad un’organizzazione criminale operante in Libia, dedita a favorire l’ingresso illegale di stranieri in Italia.

Secondo alcune testimonianze raccolte, i criminali avrebbero rivestito ciascuno un ruolo ben preciso: uno di questi comandava, con l’ausilio di altri due il natante; gli altri si occupavano di controllare i migranti, impedendo loro di muoversi, utilizzando per questo anche forme di violenza.

Alcuni migranti hanno riferito che gli scafisti avrebbero marchiato con i coltelli la testa di coloro che non obbedivano agli ordini, specie quelli di etnia africana; gli arabi, invece, sarebbero stati picchiati con cinture e gli uomini sposati con calci e pugni.

I migranti in mare in balia delle onde, lasciati in acqua dagli scafisti trafficanti
I migranti in mare in balia delle onde

Dopo circa tre ore di viaggio, hanno raccontato i sopravvissuti, è cominciata a entrare acqua nella stiva, ove erano stati sistemati gli africani, che secondo i trafficanti potevano stare chiusi nella stiva anche per 3 giorni, visto che avevano pagato la metà del prezzo per la traversata.

Non appena la stiva si è allagata uomini, donne e bambini hanno cercato una via di fuga; ma i cinque avrebbero chiuso la via d’uscita, facendoli morire. I viaggi, secondo quanto riferito, sarebbero costati ai migranti da un minimo di 1200 ad un massimo di 1800 dollari a persona.

I migranti in mare in balia delle onde, lasciati in acqua dagli scafisti trafficanti
I migranti in mare in balia delle onde

Il prezzo del viaggio, poi, aumenterebbe in considerazione delle condizioni di sicurezza garantite per la traversata: ad esempio, quelle più vicine alla postazione di comando avrebbero un costo superiore; addirittura, per potere avere la disponibilità di un giubbotto di salvataggio si pagherebbe una cifra a parte (dai 35 ai 70 dinari libici).

Intanto, spuntano le foto drammatiche scattate dalla Polizia italiana in cui si vedono centinaia di immigrati in mare in balia delle onde.