Bari, processo "La Fiorita". Raffaele Fitto assolto in Appello. Lui: "Contento ma amareggiato"

Bari, processo La Fiorita. Raffaele Fitto assolto in Appello. Lui Contento ma amareggiato
Raffaele Fitto

La Corte di Appello di Bari ha assolto l’ex ministro Raffaele Fitto dal reato di corruzione “perché il fatto non sussiste” nel processo di secondo grado “La Fiorita”. L’accusa riguardava una presunta tangente da 500mila euro pagata dall’imprenditore romano Gianpaolo Angelucci (assolto anche lui) sotto forma di finanziamento illecito al partito di Fitto, “La Puglia Prima di Tutto”. Prescritti tutti gli altri reati. Nel 2013 in primo grado Fitto era stato condannato a 4 anni di reclusione. Il leader di Conservatori e Riformisti: “Contento, ma amareggiato. Non è il giorno delle valutazioni o dei commenti, né tantomeno delle polemiche o dei festeggiamenti”.

LE RICHIESTE DEL SOSTITUTO PG CEGLIE – Per l’attuale europarlamentare, il sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Bari, Donato Ceglie, aveva chiesto a luglio la condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione per presunto peculato, accusa configurata nell’ambito del “processo Fiorita”, per fatti relativi a quando Raffaele Fitto era presidente della regione Puglia. In primo grado Fitto era stato assolto per il reato contestato oggi, ma condannato per altri reati che con la sentenza odierna sono stati prescritti.

In una precedente udienza del marzo 2015, lo stesso pg Donato Ceglie aveva chiesto il non luogo a procedere per tutti i reati contestati all’ex ministro per intervenuta prescrizione e che il reato prescritto di abuso d’ufficio, fosse cambiato nell’unico reato non ancora andato in prescrizione: il peculato.

SENTENZA RIBALTATA – La sentenza d’Appello del 29 settembre ribalta il verdetto di primo grado emesso nel febbraio 2013, quando il Tribunale di Bari condannò Fitto a 4 anni di reclusione, riconoscendolo colpevole dei reati di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e un episodio di abuso d’ufficio e lo aveva però assolto dai reati di peculato e da un altro abuso d’ufficio. La Procura di Bari aveva poi impugnato la sentenza chiedendo che Raffaele Fitto fosse condannato anche per il reato di peculato. Il difensore di Fitto, l’avvocato Francesco Paolo Sisto, si era opposto alla precisazione fatta dalla Procura generale perché “inammissibile e tardiva”.

L'imprenditore romano Giampaolo Angelucci coinvolto nel Processo Fiorita
L’imprenditore romano Giampaolo Angelucci

LE ACCUSE – Al centro del processo c’è un presunto appalto da 198 milioni di euro per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite, vinto dalla società dell’imprenditore romano Giampaolo Angelucci (chiesto il non luogo a procedere per prescrizione rispetto ai 3 anni e 6 mesi del primo grado) e la presunta tangente da 500 mila euro che Angelucci avrebbe elargito sotto forma di illecito finanziamento al movimento di Fitto “La Puglia Prima di Tutto”.

CHI E’ ANGELUCCI – Nella requisitoria, l’accusa aveva chiesto inoltre la conferma della condanna per 10 dei 23 imputati nel processo. Giampaolo Angelucci è un grosso imprenditore laziale che spazia dalla sanità all’editoria. Era stato anche editore di Libero e del Riformista. Ritenuto il “Re” delle cliniche nella capitale, l’imprenditore oltre al coinvolgimento nel “processo Fiorita” era stato arrestato nel 2009 su disposizione della procura di Velletri per il presunto reato di truffa ai danni del servizio sanitario locale.

LA REAZIONE DI RAFFAELE FITTO: “SODDISFATTO MA AMAREGGIATO”
“Era il 20 giugno del 2006 quando mi fu notificata un’ordinanza di custodia cautelare con il sequestro dei miei beni. La Camera dei deputati, nonostante la mia richiesta di autorizzare l’arresto la respinse all’unanimità”. Inizia così un breve post sulla vicenda giudiziaria che Raffaele Fitto affida al suo blog raffaelefitto.it

“Oggi, – aggiunge – sicuramente, sono molto soddisfatto per la sentenza di assoluzione con formula piena ma al tempo stesso molto amareggiato. Non è il giorno delle valutazioni o dei commenti né tantomeno delle polemiche o dei festeggiamenti”.

“Ringrazio i miei avvocati Francesco Paolo Sisto , Luciano Ancora ed Angelica Loiacono per la straordinaria dedizione e competenza. In pochi minuti mi sono passati nella mente quasi 10 anni della mia vita”.

Il mio pensiero, oggi, va soprattutto a mia moglie, ai miei figli a tutta la mia famiglia che nei momenti più difficili sono stati sempre al mio fianco con discrezione ed affetto insieme a tanti amici che non hanno mai dubitato della mia onestà”.

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