Sacerdote rivela di essere gay. Ira del Vaticano. Lui: "Non sono il solo"

Monsignor Krysztof Charamsa, 43 anni, il teologo che ha ammesso di essere gay. alle spalle il compagno Eduard
Monsignor Krysztof Charamsa, 43 anni, il teologo che ha ammesso di essere gay. alle spalle il compagno (Ansa/Del Castillo)

Non bastava la Chiesa invasa da pedofili, corvi e preti sposati. Le diatribe interne al Clero senza fine (Il libro “Via col vento in Vaticano” rivelò molto…) Di tutto e di più. L’avvento di Papa Francesco dopo l’era Ratzinger, dimessosi dopo essersi “stufato” di tutti questi “scandali”, pare non abbia sortito gli effetti sperati per una “Chiesa normale”.

A una settimana dalla fine del viaggio di Papa Francesco negli Usa, dove ha ribadito l’importanza della famiglia fondata tra uomo e donna, ecco un sacerdote teologo che esce allo scoperto e si dichiara gay a due giorni dal Sinodo sulla Famiglia, appuntamento importante che vuole proprio ribadire la centralità della Famiglia che ruota, come natura vuole, attorno al maschio e alla femmina, capace di procreare come avviene da secoli e millenni in tutte le società esistite.

Tutto ha avuto inizio con un’intervista sul Corriere della Sera in cui il teologo Krzysztof Charamsa, 43 anni, polacco, ha dichiarato: “Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Ho un compagno. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera”.

Charamsa è ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana, oltre che docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Molto attivo sui social network, da twitter a linkedin, il teologo gay ha anche un suo blog, attivato alla fine di questo mese agosto.

Immediata e dura la presa di posizione del Vaticano. “Monsignor Charamsa non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per Ddottrina della Fede e le università pontificie, mentre gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo Ordinario diocesano”, ha detto il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi. “La scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia del sinodo – ha aggiunto Lombardi – appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica”.

Il teologo, invece, spiega di parlare alla vigilia di questo appuntamento proprio perché “vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità”. Charamsa definisce Papa Francesco “fantastico” perchè “ci ha fatto riscoprire la bellezza del dialogo, non dialogavamo. Ora il Sinodo sulla Famiglia sia davvero di tutte le famiglie e nessuna sia esclusa”.

Monsignor Krysztof Charamsa, dopo la reazione del Vaticano all’intervista, non è apparso per nulla “intimorito” e anzi ha rilanciato: “Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio”. E alla domanda se ci siano “tantissimi” gay anche in Vaticano ha annuito, commentando: “In ogni società di soli uomini ci sono più gay che nel mondo come tale”.

Poi Krysztof Charamsa ha detto di dover “parlare di ciò che ho subito al Sant’Uffizio, che è il cuore dell’omofobia della Chiesa cattolica, un’omofobia esasperata e paranoica”. E sull’annunciata sospensione dagli incarichi ha replicato semplicemente: “Cercherò lavoro”. Tuttavia il prelato aggiunge che “è pronto per la stampa, in italiano e in polacco, un libro in cui metto la mia esperienza a nudo”.

Sulle ragioni del suo coming out, ha spiegato che “arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte, forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente, perché – aggiunge – siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant’anni”.

Un ruolo anche di “sofferenza” per il teologo cui più di qualcuno esprime opinioni di dissenso sui social: “Avrebbe potuto scegliere benissimo di continuare la sua vita omosessuale fuori dalla Chiesa: bastava dimettersi”. “E’ sicuramente uno dei tanti infiltrati che ci sono nella Chiesa che la minano dall’interno per distruggerla”, dice una ragazza mentre un uomo afferma che “il fatto di uscire allo scoperto a due giorni dal Sinodo sulla Famiglia è il chiaro tentativo di confondere il messaggio netto di Papa Francesco sulla Famiglia naturale”.

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