Caso Crocetta, chiesto giudizio immediato per giornalisti de l'Espresso

Da sinistra il giornalista de l'Espresso Piero Messina e il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Da sinistra il giornalista de l’Espresso Piero Messina e il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta

La procura di Palermo ha chiesto il giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, i giornalisti dell’Espresso che, a luglio scorso, pubblicarono la notizia, poi rivelatasi falsa, di un’intercettazione in cui il medico Matteo Tutino avrebbe detto al presidente della Regione Rosario Crocetta a proposito dell’ex assessore alla Salute, Lucia Borsellino, “questa va fatta saltare come suo padre”. I due cronisti sono accusati di calunnia e di diffusione di notizie false ed esagerate.

Il fatto risale allo scorso mese di Luglio, quando il settimanale pubblicò una intercettazione che scatenò un caso politico con richieste di dimissioni per Crocetta provenienti anche dal Pd. Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi aveva smentito più volte l’esistenza dell’intercettazione e, insieme lui, altre tre procure siciliane smentirono.

I cronisti hanno sostenuto di aver avuto la notizia da un ufficiale dei carabinieri, l’ex capo dei Nas ora in servizio in Lombardia, Mansueto Cosentino. L’ufficiale dell’Arma, interrogato dai magistrati palermitani, smentì categoricamente i due giornalisti, facendo scattare così per Piero Messina l’iscrizione per calunnia e rivelazione di notizie false mentre per Maurizio Zoppi fu addebitata solo la diffusione di notizia falsa. L’inchiesta è stata coordinata direttamente dal procuratore Lo Voi, coadiuvato dal sostituto Claudio Camilleri.

La smentita della presunta fonte, (il carabiniere), ha lasciato i cronisti con il cerino in mano. Dell’intercettazione audio non è stata trovata traccia. I giornalisti e il direttore dell’Espresso si difesero dicendo che quel tracciato esisteva ed era inserito in un fascicolo secretato di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo. In realtà non riuscirono a dimostrae l’esistenza di un documento importantissimo per il giornale: la prova regina del dialogo tra Tutino e Crocetta in cui il primo dice al secondo che la figlia di Paolo Borsellino avrebbe dovuto fare la fine del padre.

Posato il polverone, il governatore siciliano Rosario Crocetta, ha parlato di “dossieraggi” contro di lui e ha citato il settimanale chiedendo un mega risarcimento di 10 milioni di euro per diffamazione a mezzo stampa. Poi l’ammissione in una intervista a Cruciani, de La Zanzara, che in quelle ore concitate della pubblicazione, lui, Crocetta, avrebbe pensato al suicidio.

A tre mesi di distanza arriva la richiesta di giudizio immediato per i due giornalisti. Sull’istanza della procura, il Gip dovrà pronunciarsi entro cinque giorni. L’Ordine dei giornalisti aveva anche aperto una indagine conoscitiva per eventualmente procedere ad un’azione disciplinare, censura o avvertimento, ma non si esclude che l’Ordine, in caso di condanna, possa procedere direttamente alla radiazione dall’Ordine.

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