Pordenone, si complica la posizione di Ruotolo: "Sono uscito di casa e ho fatto sport al parco".

Giosuè Ruotolo va in tribunale Pordenone
Giosuè Ruotolo mentre si reca in tribunale

 

La situazione si complica per Giosuè Ruotolo, il 26enne super indagato per il duplice omicidio di Pordenone. Per la prima volta cambia versione dei fatti e ha ammesso che si trovava con la sua auto nei pressi del luogo del delitto e di aver “”fatto sport al parco san Valentino”, nei pressi del laghetto. La procura per adesso non intende emettere “provvedimenti restrittivi”, afferma il procuratore Martani, ma la posizione del ragazzo si aggrava. Ruotolo prima di entrare in tribunale, non ha rilasciato ai tantissimi cronisti alcuna dichiarazione prima di sottoporsi all’interrogatorio in Procura previsto per oggi martedì 6 ottobre.

Ruotolo aveva detto di essere rimasto a casa a giocare con la Playstation, ma la sua auto sarebbe stata ripresa vicino al palazzetto dello sport dalle telecamere della videosorveglianza comunale. Una “contraddizione” che farebbe perdere di peso l’alibi fornito mesi addietro agli inquirenti, e cioè di essere sempre rimasto a casa quella sera impegnato nei videogiochi.

Nel corso dell’interrogatorio, da quanto è trapelato, sembra che Ruotolo abbia cambiato il suo racconto dei fatti. Dopo le contestazioni della Procura, il 26enne, adesso avrebbe ammesso di essere uscito per qualche minuto quella sera e di essersi effettivamente trovato vicino al luogo del delitto. Il che coinciderebbe con il passaggio della sua auto immortalata dalla telecamere.

La ricostruzione precedente del ragazzo, che ha sempre negato ogni accusa nei suoi confronti, non ha mai convinto gli inquirenti. In particolari sono due gli elementi che contraddicono la prima tesi di Ruotolo: le immagini delle telecamere nella zona del delitto, che hanno ripreso per ben due volte, proprio nell’ora in cui la coppia sarebbe stata uccisa, l’auto dell’indagato nei pressi della palestra e quei sette minuti di buco, tra un passaggio e l’altro, spiegabili solo con una sosta nella zona.

Sette minuti, sospettano gli inquirenti, in cui ipoteticamente l’indagato, dopo aver compiuto il duplice delitto sarebbe sceso al laghetto del parco san Valentino e avrebbe gettato nelle acque l’arma de delitto. Pistola e caricatore ritrovati dieci giorni addietro dai sommozzatori che si ritiene sia quella del delitto del 17 marzo scorso.

La nuova versione di Ruotolo, scrive il Corriere della Sera, parrebbe chiarire proprio questi due aspetti, pur contraddicendo quello che finora aveva ribadito più volte. Quella sera – riconosce ora il militare – non sono stato a casa, ma sono uscito per andare al Palasport. Non mi sono fermato perché non trovavo parcheggio, così ho deciso di andare a correre nella zona. Poi però, a causa del freddo, dopo pochi minuti sono tornato a casa. Una versione del tutto inedita che Ruotolo avrebbe nascosto “per paura di compromettere il concorso alla guardia di finanza”.

Nicodemo Gentile, uno dei legali della famiglia Ragone sostiene che “l’indagine ci dice che il killer non veniva da lontano, ma è probabile che fosse nella cerchia degli amici, forse addirittura degli ex conviventi”, ha dichiarato fuori dal Tribunale di Pordenone. “Probabilmente – ha aggiunto il legale – si tratta di qualcuno nel giro molto stretto delle sue amicizie. Non bisogna pensare che dietro un grande crimine ci sia sempre un grande movente”.

Infine la conferenza stampa della procura dopo l’interrogatorio di Ruotolo. Per adesso il super indagato per il duplice omicidio di Pordenone non andrà in carcere per le “contraddizioni” delle sue versioni ma, fa intuire il procuratore di Pordenone, Marco Martani, la situazione dopo l’interrogatorio di oggi muta radicalmente.

E spiega: “Non sono stati assunti provvedimenti restrittivi, ma valuteremo nei prossimi giorni l’intero contenuto delle dichiarazioni rese. L’indagato, contrariamente a quanto affermato nelle dichiarazioni rese come persona informata sui fatti, – aggiunge Martani – ha confermato di essere stato presente nella zona del palazzetto dello sport la sera del duplice omicidio”.

Una versione dei fatti radicalmente diversa. “Ruotolo ha detto di essersi recato all’impianto sportivo per andare in palestra – ha proseguito il procuratore -, ma di non aver trovato parcheggio e quindi di aver preferito fare ritorno verso casa. L’indagato ha anche affermato di essersi fermato effettivamente per qualche minuto all’esterno del parco di San Valentino per fare della pratica sportiva, ma di avere poi desistito quasi subito”. Una posizione, quella del giovane Giosuè Ruotolo – sospettato di essere il presunto autore del duplice omicidio di Pordenone – che si complica sempre di più.

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