Blitz anti terrorismo: "Cellula molto attiva in Italia". Jihadisti allevati a Merano

Carabinieri Ros Blitz anti terrorismo in Ue. Nel riquadro Faraj Ahmad Najmuddin, mullah Krekar
Nel riquadro Faraj Ahmad Najmuddin, mullah Krekar

Sono sedici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dal Reparto operativo dei Carabinieri (Ros), insieme ad altre forze di polizia europee. Il reato ipotizzato è associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transanzionalità del reato. Si tratta di 16 cittadini curdi e un kosovaro.

Il blitz, disposto dal gip su richiesta della procura di Roma, è scattato all’alba simultaneamente in diversi paesi europei sotto il coordinamento di Eurojust, un organismo dell’Unione europea istituito nel 2002 al fine di migliorare il coordinamento delle indagini e azioni penali tra le autorità giudiziarie competenti degli Stati membri dell’Ueuropea nella lotta a forme gravi di criminalità organizzata e transfrontaliera, come appunto il terrorismo.

L`operazione, denominata “JWeb” – nome dato per l’intensa attività su internet –  ha impegnato centinaia di uomini in Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Germania e Svizzera. Diverse le perquisizioni. In Norvegia sono stati catturati tre presunti terroristi, tra cui il mullah Krekar, al secolo Faraj Ahmad Najmuddin, noto esponente del mondo islamico locale vicino allo Stato islamico. L’uomo, detenuto in Norvegia, già fondatore nel 2001 del gruppo terroristico Ansar Al-Islam, è sospettato di aver pianificato un attacco terroristico in Italia. Sarebbe la mente pensante di una cellula terroristica che animava gli aspiranti terroristi in diversi stati europei.

Il mullah Krekar è una figura nota in Norvegia, uscito alla ribalta nel 2012, quando finì in carcere per minacce di morte ad Erna Solberg, l’attuale premier e allora figura emergente del partito conservatore. Precedentemente Krekar aveva già minacciato l’ex premier norvegese, Kjell Magne Bondevik, e comunque era stato al centro di polemiche per le sue dichiarazioni relative a un’interpretazione molto rigida dell’Islam.

Secondo l’emittente norvegese Tv 2, ci sono stati molteplici contatti tra le autorità norvegesi e quelle italiane prima degli arresti delle ultime ore; ed è già all’esame un accordo per l’estradizione di Krekar in Italia. Il mullah è una figura nota in Norvegia, uscito alla ribalta nel 2012, quando finì in carcere per minacce di morte ad Erna Solberg, l’attuale premier e allora figura emergente del partito conservatore.

I dettagli dell’imponente operazione anti terrorismo sono stati resi noti in mattinata presso gli uffici della procura nazionale antiterorrismo, alla presenza del procuratore nazionale Franco Roberti, del procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone e del comandante del Ros Giuseppe Governale.

Abdul Rahman Nauroz, uno degli arrestati nel blitz del Ros, è risultato “particolarmente attivo nell’attività di reclutamento”, “sia attraverso internet, sia attraverso ‘lezioni’ che teneva nel proprio appartamento di Merano – nella provincia autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige – luogo di riunioni segrete e crocevia di aspiranti jihadisti”.

L’utilizzo di internet, hanno spiegato gli investigatori, “ha consentito agli indagati di annullare le distanze tra gli associati, residenti in diversi Paesi europei, permettendo loro di mantenere una forte coesione di gruppo, rafforzata dalla periodica e frequente partecipazioni a chat virtuali, e di rimanere in contatto con la propria guida spirituale”, il mullah Krekar, appunto. In definitiva, l’organizzazione terroristica smantellata, sottolinea il Ros, “incarna l’evoluzione del modello jihadista di tipo tradizionale”, ma che si è rivelata “ancora più insidiosa, rimanendo gerarchicamente strutturata, con il proprio vertice in Norvegia, ed articolata in cellule operative in numerosi paesi, tra cui un’importantissima articolazione in Italia”.

Le indagini hanno documentato, tra l’altro, minacce di “azioni violente” da compiere in Norvegia, come ritorsione contro l’arresto e la detenzione in quel Paese di Krekar, mentre non si fa riferimento a possibili attentati da compiere in Italia. La cellula italiana dell’organizzazione è comunque “molto attiva”, annotano gli investigatori, soprattutto nell’attività di proselitismo e sostegno logistico. “Noi siamo un Paese esposto a rischio terrorismo internazionale perché facciamo parte di quella grande coalizione internazionale che contrasta il Califfato”.

Nessun italiano è tra i destinatari delle misure cautelari. Sei dei presunti terroristi sono stati arrestati in Italia ed un settimo è stato localizzato in Iraq dagli inquirenti italiani; quattro sono stati arrestati in Gran Bretagna; tre in Norvegia; due sono le misure in carico alla Svizzera nei confronti di una persona che si ritiene morta in Siria in combattimento, e di un’altra che è già stata perquisita e nei cui confronti pende una richiesta di arresto a fini di estradizione; un esponente della cellula finlandese, infine, sarebbe morto in Iraq. Contestualmente sono state eseguite numerose perquisizioni sia in Italia, nelle province di Bolzano, Parma e Brescia, sia in Norvegia, nel Regno Unito, in Finlandia, in Germania e in Svizzera.