Trentola Ducenta, un "Jambo" da 60 milioni per il clan Zagaria dei Casalesi

Blitz contro il clan dei Casalesi riconducibile a Zagaria. 24 arrestiDalle prime ore del mattino una vasta operazione congiunta Polizia e Carabinieri di Caserta, è stata portata a termine contro il clan camorristico dei Casalesi facente capo al noto Michele Zagaria.

Le ordinanze interessano 24 persone, tra cui il sindaco di Trentola Ducenta, – tuttora ricercato – e riguardano fra l’altro i presunti reati di associazione a delinquere di stampo camorristico, concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio ed estorsione. Sequestrato un imponente centro commerciale del valore di sessanta milioni di euro, direttamente riconducibile allo stesso Michele Zagaria.

Tra i destinatari c’è anche il sindaco di Trentola Ducenta, Michele Griffo che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Insieme a lui, un’ordinanza di divieto di dimora è stata emessa anche a carico dell’ex sindaco del centro casertano, Nicola Pagano, nonché nei guai sono finiti alcuni assessori e il responsabile dell’ufficio tecnico del comune.

Al centro dell’inchiesta c’è il centro commerciale “Jambo” di Trentola Ducenta sequestrato oggi che, rileva il gip, “a partire dall’anno di costruzione ad oggi è diventato una potenza economica, il cui valore è passato dai due miliardi di lire agli attuali 60 milioni di euro e ciò è stato possibile grazie alla forza politica ed imprenditoriale di Michele Zagaria”.

L’operazione contro i Casalesi è condotta dalla Squadra Mobile di Caserta e dal Ros dei Carabinieri di Napoli – Distaccamento di Caserta. Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli presso la procura di Napoli guidata dal procuratore Giovanni Colangelo, hanno portato alla luce un complesso sistema criminale finalizzato al riciclaggio dei proventi dei delitti consumati dagli indagati, tra i quali spiccano amministratori locali ed esponenti dell’imprenditoria casertana.

L’ indagine, che ha consentito una ricognizione della composizione attuale del clan di Michele Zagaria specie con riferimento agli esponenti di livello più elevato e quindi ai collegamenti di tale clan con personaggi politici ed imprenditori del casertano, tuttavia, ha il suo baricentro in quella che deve ritenersi, sotto il profilo patrimoniale, la più importante azione di contrasto contro il clan Zagaria e le sue eccezionali capacità imprenditoriali.

In particolare – spiega la procura – attraverso plurime e convergenti fonti di prova di diversa natura (accertamenti patrimoniali, dichiarazioni di collaboratori e di testi, consulenze tecniche, intercettazioni) si è dimostrato a livello di gravità indiziaria, così come ritenuto dal Gip, come a partire dal 1997 fino all’attualità, quello che era un piccolo centro commerciale del valore stimato di circa 2 miliardi di vecchie lire, il “Jambo” di Trentola Ducenta, sia diventata, grazie agli investimenti e alle attività in suo sostegno svolte dal clan Zagaria, una imponente realtà commerciale del valore di 60 milioni di euro che è stata sottoposta a sequestro preventivo in quanto ritenuta dal Gip nella sostanziale disponibilità del capo clan.

L’ indagine, infatti, ha evidenziato come la crescita del centro commerciale “Jambo” si sia determinata, con riferimento ad ogni suo aspetto, proprio attraverso l’ utilizzazione della forza economica, politica e mafiosa di Michele Zagaria. E così gli stessi terreni su cui venivano costruiti, nel corso del tempo, i numerosissimi ampliamenti del centro commerciale, erano direttamente individuati ed acquisiti da Michele Zagaria e dai suoi uomini che poi mettevano i formali proprietari del centro commerciale­  nelle condizione di concludere i contratti d’ acquisto.

Ma non solo, dice la procura. “Si è anche accertato che per consentire lo sviluppo del centro commerciale e fare posto alla “creatura” commerciale del capo camorra venivano spostati i limitrofi capannoni commerciali appartenenti ad altri soggetti. Soprattutto grazie agli interventi degli uomini del clan venivano, non solo, rilasciate le licenze edilizie necessarie (anche illegittime ed anche emesse consentendo una imponente evasione fiscale) ma addirittura venivano promosse e realizzate opere pubbliche – talora anche pericolose per la pubblica incolumità- a servizio del “Jambo” e delle sue nuove esigenze commerciali.

Ci si riferisce in particolare alla costruzione di un nuovo svincolo sulla strada statale ss 265 che, come segnalato inutilmente dagli organi preposti, non rispettando alcune distanze di sicurezza mette in pericolo gli automobilisti in transito.

Proprio gli approfondimenti investigativi su questa vicenda (che, secondo il giudice delle indagini preliminari, dimostrava il pieno ed assoluto dominio del clan sulle amnistrazioni locali) consentivano di accertare come il sodalizio, non contento di realizzare opere pubbliche in favore delle proprie imprese, riuscisse (grazie, ancora, alla propria capacità di comando sulle pubbliche amministrazioni) a realizzare, in prima persona, attraverso propri imprenditori, lo stesso svincolo.

Nello specifico, grazie ad una consulenza tecnica svolta dalla Polizia di Stato, si è infatti accertato che, come pure dichiarato da un collaboratore, la quasi totalità delle buste contenenti le offerte della gara (che erano oltre 100) erano state previamente aperte, in modo da consentire all’impresa mafiosa di aggiudicarsi la gara formulando l’offerta vincente.

In particolare, le quote della società C.I.S. Meridionale Srl, proprietaria del centro commerciale, sono state ritenute dallo stesso giudice per le indagini preliminari come sostanzialmente riconducibili a Michele Zagaria, reale dominus dell’iniziativa economica.

Michele Zagaria, durante la sua latitanza, si incontrava con la dirigenza del Centro Commerciale per delineare le strategie imprenditoriali del centro commerciale stesso, e fra queste, non ultima la scelta dei patners commerciali che dovevano operare all’ interno del centro commerciale fra cui la catena di supermercati presente nel centro.
Importante evidenziare che tutto il sistema economico che ruotava intorno al centro commerciale in questione era direttamente riconducibile a Michele Zagaria e ai suoi fiduciari a partire dalle ditte di pulizie impegnate nel centro commerciale a quelle che realizzavano le opere di ampliamento del centro.

Nel corso dell’inchiesta è emerso in particolare sulla base di dichiarazioni acquisite da collaboratore ritenuto attendibile dallo stesso Gip, che, per anni, gli uffici e gli ambienti riservati del predetto centro commerciale, venivano utilizzati quale luogo di incontro fra l’allora latitante Michele Zagaria e i vertici del clan nonché con molti imprenditori ed esponenti politici.

Sono state ritenute, altresì, dimostrate dal Gip, gravi collusioni fra l’Amministrazione di Trentola Dugenta, Comune nel quale è ubicato il Centro Commerciale, ed il clan Zagaria. L’accertamento di tali rapporti illeciti fra s<;>dalizio criminale ed Amministrazione Pubblica ha consentito di elevare contestazioni concorso esterno in associazione mafiosa ( Gruppo Zagaria) a carico di locali pubblici amministratori che esercitavano le loro funzioni pubbliche in modo da soddisfare (specie nel settore delle licenze edilizie e degli appalti) le richieste provenienti dal clan Zagaria e dalle aziende riferibili al medesimo ( fra cui il Centro Commerciale Jambo). In cambio di tale sostegno il clan forniva appoggio elettorale ai pubblici amministratori collusi.

Il complesso di tali elementi ha consentito al Gip, su richiesta di questo Ufficio, di disporre il sequestro dell’intero complesso aziendale denominato Centro Commerciale Jambo. Il decreto di sequestro del centro commerciale, tuttavia, prevedendo la nomina di un amministratore giudiziario consentirà la prosecuzione delle attività commerciali ivi ubicate.

Il contesto delle indagini partendo dai predetti interessi economici del clan Zagaria ha consentito di ricostruire ulteriori profili strutturali ed operativi della medesima organizzazione. Di rilievo, in proposito, si sono rivelate le pregresse investigazioni svolte in occasione per la cattura dell’allora latitante Michele Zagaria, attualizzate dalle indagini svolte a riscontro delle recentissime propalazioni di collaboratori di giustizia che hanno vissuto fianco a fianco con Michele Zagaria durante quegli anni. E’ emersa – secondo quanto afferma il Gip nell’ordinanza – una vasta rete di affiliati e concorrenti del clan che operavano per conto di Zagaria sia nel settore del sostegno economico del clan che nella distribuzione ed imposizione delle macchinette slot machine dei territori sottoposti al controllo del sodalizio.

In particolare, l’attività ha consentito di far emergere l’esistenza di due distinti gruppi criminali, quello di Casapesenna (Caserta) e quello di Trentola Ducenta, entrambi sotto l’egida di Michele Zagaria e coordinati da personaggi ritenuti come sua diretta espressione.  L’indagine, infatti, ha consentito di far rilevare delle modalità estremamente accorte di comunicazione tra i fra i soggetti appena menzionati basandosi esse su: un uso meticolosamente riservato del telefono cellulare, caratterizzato da conversazioni dal contenuto criptico, a volte telegrafico, finalizzate per lo più a realizzare appuntamenti di persona senza riferimenti chiari al luogo dove incontrarsi;

All’impiego di utenze telefoniche “dedicate”, ossia destinate a contatti tra una stretta cerchia di persone o tra due singoli interlocutori; all’impiego di numerosi autoveicoli a noleggio o in prestito; all’approvvigionamento di sofisticati e costosi strumenti elettronici, realizzati allo scopo di inibire o rilevare i segnali GSM emanati da rilevatori GPS e trasmettitori ambientali, utilizzati dalla polizia giudiziaria.

Inoltre, le attività d’intercettazione, hanno in particolare consentito di delineare le figure di Giovanni e Giuseppe Garofalo come protagonisti nella gestione, di interne( point, sale giochi e centri scommesse.

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