Milano, detenuto evade dal carcere di Bollate. E' caccia all'uomo

Milano, detenuto evade dal carcere di Bollate. E' caccia all'uomo
Il carcere di Bollate

Un detenuto serbo, Predan Zonic, ristretto nel carcere di Bollate (Milano) per una condanna relativa a spaccio di droga, è inspiegabilmente riuscito a evadere attorno alle 13.30 di ieri.

L’uomo si trovava nel VII Reparto detentivo della casa circondariale. Durante il controllo non è stato trovato in cella. A seguito dell’evasione è stato allertato il comando provinciale dei carabinieri e sono scattate le ricerche. L’uomo a seguito dell’evasione si sarebbe recato a casa dell’ex convivente, che è stata sentita, e poi si è reso irreperibile.

E’ caccia all’uomo in tutto il Milanese. Sull’episodio è intervenuto il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe). Il segretario generale del Sindacato, Donato Capece spiega che “l’episodio è accaduto verso le 13.15 di ieri. Sono ancora da chiarire le modalità di fuga, ma sono immediatamente iniziate le ricerche di Polizia penitenziaria ed altre forze di polizia per catturare l’uomo, un serbo di 52 anni, ristretto per i reati di spaccio di droga con un fine pena agosto 2018. Era giunto a Bollate dal carcere di Vigevano lo scorso settembre e ora l’interesse di tutti è catturarlo ed assicurarlo alla giustizia”.

“Le carceri – afferma Donato Capece – sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per far funzionare i sistemi antiscavalcamento, potenziando i livelli di sicurezza delle carceri”, conclude Capece.

“Altro che la vigilanza dinamica, in atto a Bollate da anni, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè”, critica il segretario. “Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Le idee e i progetti dell’Amministrazione Penitenziaria, in questa direzione, si confermano ogni giorno di più fallimentari e sbagliati”.

Ancora non è chiaro come abbia fatto il serbo a lasciare, pare indisturbato, il carcere milanese di Bollate.

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