Mafia, Dda di Milano confisca 5 milioni ai fratelli Cristodaro

Milano, l'Antimafia confisca beni per 5 milioni di euroQuesta mattina, i carabinieri del comando provinciale di Milano, su delega della locale Direzione distrettuale antimafia  ed in collaborazione con personale della Guardia di Finanza di Crema, hanno dato esecuzione ad un decreto del tribunale del capoluogo lombardo firmato dal magistrato Fabio Roia, con cui è stato disposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di 3 anni e 6 mesi, Rocco Cristodaro e la conseguente confisca di ben 124 immobili, 2 autovetture e 38 rapporti finanziari riconducibili al Cristodaro ed al fratello Domenico.

Il provvedimento colpisce un patrimonio immobiliare realizzato, secondo gli investigatori, mediante ripetute condotte illegali, in particolare evasione fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Il provvedimento di confisca dell’imponente patrimonio riconducibile ai fratelli Cristodaro ha integralmente recepito – spiegano gli inquirenti – gli esiti degli accertamenti patrimoniali che i carabinieri della squadra misure di prevenzione della sezione di polizia giudiziaria, in collaborazione con personale della tenenza della Guardia di finanza di Crema, sotto il coordinamento e la direzione del sostituto procuratore della Repubblica, Alessandra Dolci, responsabile dell’Ufficio misure di prevenzione, presso la Dda, hanno svolto per oltre un anno, individuando la fitta rete di prestanome e società usate dai fratelli Cristodaro per schermare un patrimonio immobiliare realizzato mediante presunte ripetute condotte illegali, in particolare evasione fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Il procedimento di prevenzione nei confronti dei Cristodaro arriva dopo articolate attività investigative riguardanti la criminalità organizzata, coordinate dalla Dda e condotte negli ultimi anni dal Ros dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato.

Il procedimento è stato iscritto nel luglio 2013, nell’imminenza dell’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare che sarebbero state emesse, il settembre successivo, nei confronti del presunto clan Mangano, a coronamento di un’indagine, coordinata dall’Antimafia milanese e condotta dalla squadra mobile di Milano, nella quale Rocco e Domenico Cristodaro risultavano indagati a piede libero per associazione per delinquere di tipo mafioso e false fatturazioni, avendo rivestito il ruolo di commercialisti di fiducia di Giuseppe Porto, principali ideatori del sistema di cooperative che venivano create ad hoc e poste in liquidazione dopo pochi anni per sfuggire ai controlli fiscali.

Proprio la Dda di Milano decideva poi di avviare nei confronti dei Cristodaro il procedimento di prevenzione, al fine di aggredire l’ingente patrimonio accumulato, profitto delle ritenute condotte illegali poste in essere negli anni dai due fratelli e mai colpito nel corso delle pregresse indagini avviate nei loro confronti. La prima fase degli accertamenti si era conclusa, il 15 luglio 2014 con il sequestro, ampiamente confermato dalla successiva confisca, di 124 immobili, 3 società, 2 autovetture e 81 conti correnti.

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