Giulio Regeni, da autopsia torture e frattura vertebra cervicale

Giulio Regeni, da autopsia torture e frattura vertebra cervicale
La salma di Giulio Regeni giunta sabato 6 febbraio in Italia

L’esame autoptico sul cadavere di Giulio Regeni – disposto dal pm Sergio Colaiocco titolare dell’indagine e al quale ha partecipato anche un consulente medico-legale nominato dalla famiglia del giovane – si è protratto fino a tarda sera di sabato, ma i primi elementi sembrerebbero confermare quanto sospettato fin dall’inizio e, di fatto, escluderebbero definitivamente tutte le bugie raccontate finora dalle autorità egiziane: Giulio è morto per la frattura di una vertebra cervicale provocata da un violento colpo al collo o da una torsione indotta della testa oltre il punto di resistenza. Sul suo corpo ci sono anche i segni di un violento pestaggio e numerose abrasioni e lesioni. Il cadavere è stato sottoposto ad una tac, ad un esame tossicologico e a radiografie. Durante l’autopsia sono stati raccolti numerosi reperti che saranno sottoposti ad analisi specifiche di laboratorio.

Giulio Regeni sarebbe, dunque, morto lentamente dopo esser stato picchiato, probabilmente torturato. Da chi? E perché? Al momento la collaborazione promessa dalle autorità egiziane sembrerebbe essere rimasta sulla carta: il team di investigatori italiani, da due giorni al Cairo, ha potuto fare poco o nulla poiché per ora non ha avuto né accesso agli atti dell’inchiesta né ha incontrato chi sta conducendo gli accertamenti. Contatti ci sono stati, ma solo con funzionari che non si occupano direttamente dell’indagine. Al team è stato anche comunicato che il medico legale ha cominciato oggi “ad esaminare campioni di Dna e di diverse parti del corpo” di Regeni e che i “risultati “definitivi saranno completati alla fine del mese”.

La realtà, dunque, è che il mistero della morte del ricercatore friulano è tutt’altro che vicino ad una soluzione. “A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall’ambasciata sia dagli investigatori italiani che stanno cominciando a lavorare con le autorità egiziane – non ha potuto che confermare il ministro degli esteri Paolo Gentiloni – siamo lontani dalla verità”. “Ci aspettiamo – ha aggiunto il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha ricevuto la salma a Fiumicino – che sia raggiunta al più presto la verità e che sia fatta giustizia. Chiediamo piena collaborazione alle autorità egiziane e chiediamo loro di agire con determinazione, trasparenza e rapidità”.

Giulio Regeni è arrivato dentro una bara sabato 6 gennaio con un volo dell’Egypt Air all’aeroporto di Fiumicino e subito è stato trasferito all’istituto di medicina legale della Sapienza per l’autopsia, un passaggio fondamentale dal quale gli inquirenti italiani sperano di ottenere almeno parte di quelle risposte che continuano a non arrivare dall’Egitto. Poi partirà alla volta del Friuli dove in settimana saranno celebrati i funerali. Sul caso indaga la procura di Roma per omicidio volontario.

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