Napoli, catturato il latitante Luigi Cimmino

Napoli, catturato il latitante Luigi Cimmino
Luigi Cimmino

NAPOLI – Il boss della zona collinare di Napoli, Luigi Cimmino, 55 anni, irreperibile da luglio scorso, è stato rintracciato e arrestato a Chioggia dai carabinieri che hanno anche arrestato quasi contemporaneamente a Napoli il genero, Pasquale Palma, 35 anni. Entrambi erano ricercati per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. La misura cautelare era stata eseguita a luglio scorso, ma Cimmino e il genero erano stati scagionati dal Riesame.

A febbraio scorso la Cassazione aveva confermato il provvedimento restrittivo, ma il capoclan aveva già fatto perdere le sue tracce subito dopo la scarcerazione. Il 55enne è stato rintracciato in una abitazione anonima di un condominio a Chioggia, il borsone pronto e 7 mila euro in contanti. Ora è nel carcere di Venezia e una persona di 57 anni veneta, P.L., è stata denunciata per favoreggiamento. A Napoli, Palma era nascosto in un appartamento di via Imbriani, dove è stato arrestato anche un 33enne per favoreggiamento. Luigi Cimmino da tempo nei quartieri di Vomero e Arenella impone con metodi violenti il ‘pizzò a commercianti e imprenditori in modo capillare. In ambienti investigativi non si esclude che Chioggia fosse solo un rifugio temporaneo nella latitanza del boss, pronto a lasciare l’Italia se i suoi avvocati non fossero riusciti a evitargli ancora una volta una lunga detenzione.

Cimmino era stato scarcerato anche nel 2011 dopo aver scontato una condanna, e aveva subito ripreso le redini del clan, intensificando le estorsioni perchè, dicono i pentiti, voleva “tutti in ginocchio” tra i commercianti del Vomero e Arenella. Era stato arrestato così il 20 luglio 2015 insieme a Palma e altri tre affiliati, tra i “bravo” e gli applausi di incoraggiamento e ossequio dei parenti, e scarcerato 11 giorni dopo, come Palma, per insufficienza di indizi nonostante i verbali dei collaboratori di giustizia, i colloqui in carcere intercettati tra componenti della cosca e gli sms analizzati dagli inquirenti.
Molto lucido e determinato, ma pronto anche a fingersi pazzo per evitare il carcere, una fissazione per le microspie che teme, luogotenente del ras Caiazzo prima di diventare capoclan, era lui l’obiettivo dei sicari che in un agguato il 17 giugno 1997 uccisero in via Salita Arenella una giovane madre, Silvia Ruotolo, sotto gli occhi dei figli. (Agi)

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