No Tav, bombe e minacce. Arresti e indagati

Torino, No Tav minacciano carabinieri. Arresti e obblighi
Una manifestazione No Tav

I carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno eseguito 6 misure cautelari (2 arresti domiciliari e 4 obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria) nei confronti di altrettanti attivisti NO TAV, ritenuti responsabili di concorso in minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità.

I fatti per i quali il Gip di Torino ha emesso le misure cautelari sono riferibili a quanto accaduto nella sera del 17 settembre scorso a Bussoleno (Torino), quando 30 attivisti NO TAV, di rientro da una manifestazione all’esterno del cantiere TAV di Chiomonte, circondarono una pattuglia della Compagnia di Susa e una seconda macchina della Stazione di Condove impegnate nel controllo di una vettura con a bordo due attivisti NO TAV.

Nell’occasione – spiegano gli inquirenti – gli attivisti destinatari delle misure avevano oltraggiato e gravemente minacciato gli operanti, rifiutando di farsi identificare e interrompendo il traffico sulla SS 25. Le attività di indagine sono state condotte dai Carabinieri sotto la direzione e il coordinamento del sostituto procuratore di Torino, Padalino.

BOMBE A CAVA DITTA TAV A RIMINI. 4 ATTIVISTI INDAGATI PER TERRORISMO
Quattro riminesi tra i 22 e 24 anni sono indagati dalla Procura di Rimini per atti di stampo terroristico, compiuti a gennaio 2014 ai danni della Emir di Villa Verucchio di proprietà della Cmc.

La notte del 16 gennaio del 2014 furono piazzate 10 bombe nella cava di inerti della ditta, oggi dopo due anni di indagini i carabinieri di Rimini hanno individuato quelli che ritengono essere i responsabili di quello che venne accertato come un atto di terrorismo. Il gesto come lasciarono scritto gli autori voleva essere di solidarietà ai “compagni No Tav”.

La Cmc era una delle principali ditte costruttrici in Val di Susa della Tav. La Emir in passato era stata affiliata alla Cmc. I ragazzi non hanno precedenti. I carabinieri del Ros di Roma avrebbero però perquisito le case dei quattro riminesi già conosciuti dalla Digos come aderenti alla sinistra antagonista. I giovani dopo le accuse si sono difesi sostenendo che quella notte erano in una discoteca a festeggiare il compleanno di un amico.

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