500 chili di cocaina in barca a vela dal Brasile. Arresti. NOMI/FOTO

Cocaina in barca a vela dal Brasile a Capo Verde. 6 arresti
I Carabinieri sequestrano 500 chili di cocaina sulla barca a vela

BOLOGNA – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Bologna hanno eseguito un provvedimento di fermo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, nei confronti di sei appartenenti ad un sodalizio criminale dedito al traffico internazionale di stupefacenti destinato a rifornire il mercato bolognese ed emiliano-romagnolo.

La misura è l’epilogo di un’indagine condotta dal 2014 dagli investigatori dell’Arma di Bologna, coordinati dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la collaborazione di DCSA (Direzione Centrale Servizi Antidroga), UDYCO (Unidad de Drogas y Crimen Organizado) e MAOC-N (Maritime Analysis and Operations Centre – Narcotics), che ha consentito di intercettare nei pressi di Capo Verde una barca a vela, in viaggio tra Brasile e Spagna, con a bordo oltre mezza tonnellata di cocaina.

L’operazione, denominata “Mi Vida”, ha permesso di assicurare alla giustizia quattro italiani, uno spagnolo e un brasiliano, ritenuti trafficanti internazionali di droga, nello specifico cocaina.

Si tratta di Andrea Semilia, bolognese 40enne; Maurizio Rossi, 48enne bolognese, residente a Riccione; Maurizio Radoni, forlivese 44enne; ed organizzato con la supervisione del pregiudicato Francesco Cardone, milanese 48enne e lo skipper Gonzalo Calvo Asturgo, spagnolo, 49enne, residente a Barcellona e Paolo Fernando Roziz Gonide.

Nella conferenza stampa – cui hanno partecipato il Comandante della Legione Carabinieri Emilia Romagna, Generale di Divisione Adolfo Fischione, il Vice Procuratore Nazionale Antimafia, Cesare Sirignano, il Procuratore Aggiunto della D.D.A. di Bologna, Massimiliano Serpi, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Bologna, Colonnello Valerio Giardina, il Sostituto Procuratore della Dda di Bologna titolare dell’indagine, Francesco Caleca, nonché i rappresentanti degli Enti che hanno affiancato gli investigatori dell’Arma nella cooperazione internazionale: DCSA (Direzione Centrale Servizi Antidroga), UDYCO (Unidad de Drogas y Crimen Organizado) e MAOC-N (Maritime Analysis and Operations Centre – Narcotics) – è stato spiegato nei dettagli l’operazione “Mi Vida”.

Oltre agli arresti, sono stati sequestrati complessivamente 506 chili di cocaina, intercettati su una barca a vela in viaggio tra Brasile e Spagna. Due componenti della banda erano già stati fermati al largo di Capo Verde e a Barcellona dalle autorità spagnole, nel corso delle attività congiunte.

L’INCHIESTA
Si tratta della conclusione di una complessa attività d’indagine, convenzionalmente denominata “Mi Vida”, in corso dalla fine del 2014, che ha permesso di individuare un’organizzazione, ramificata in Italia, Spagna, Brasile, Olanda e Martinica, specializzata nel trasporto, sulla tratta atlantica Brasile/Canarie, su imbarcazioni gestite dal sodalizio criminale, e nell’importazione in Italia, in particolare nell’area emiliano-romagnola, di ingenti quantitativi di cocaina. Grazie a consolidati rapporti con i cartelli della droga brasiliani, elementi di spicco del citato sodalizio, riuscivano ad importare in Europa lo stupefacente, destinato al mercato emiliano­ romagnolo, dove veniva affidato ad una rete di smercio al dettaglio.

Le indagini sono state avviate a seguito di un approfondimento investigativo di un’operazione dello stesso Nucleo Investigativo, coordinata sempre dalla Dda felsinea, emblematicamente denominata “Bancomat”, che, nel novembre 2014, aveva consentito di smantellare una banda specializzata proprio nei furti agli sportelli bancomat. I conseguenti ulteriori accertamenti investigativi svolti hanno consentito di individuare i canali di reimpiego delle somme provento dei colpi compiuti dagli otto malviventi fermati all’epoca, rappresentanti di una “scuola” criminale, quella dei cosiddetti “bancomattari”, attiva fin dagli anni Novanta.

Dalle investigazioni, nel corso del 2015, sono emersi collegamenti dei citati criminali bolognesi con altri soggetti, italiani e stranieri, attivi nel traffico internazionale di stupefacenti e, via via, si è delineata una rete che consentiva l’alimentazione regolare del mercato nella romagna con un flusso di sostanze stupefacenti Proveniente dal Sudamerica, sovvenzionato, attraverso consistenti somme derivanti dalle altre attività illecite da Andrea Semilia, Maurizio Rossi, e Maurizio Radoni ed organizzato con la supervisione del pregiudicato Francesco Cardone, broker in continuo viaggio tra Spagna, Italia e Martinica, che vanta contatti con il fornitore – narcotrafficante brasiliano e lo skipper Gonzalo Calvo Asturgo.

L’attività svolta dagli indagati, spiega la procura bolognese, nel settore del traffico degli stupefacenti veniva confermata quando il 23 agosto 2015, venne intercettato un carico di 74 chili di hashish abilmente occultati all’interno di computer desktop, custodito all’interno di un magazzino intestato alla Società “Easy Box” in via Portaluppi 9, a Milano, gestito personalmente dal Francesco Cardone .

Tale parallela attività di traffico di hashish proveniente da Valencia svolta da Cardone, più semplice ed immediata rispetto all’importazione di cocaina dal Sud America, serviva sia come mezzo di sostentamento sia come procacciamento del denaro da investirsi nel più costoso e redditizio “affare” con la cocaina. Dello stupefacente, in considerazione della necessità di proseguire le indagini sul traffico di cocaina, veniva effettuato un “sequestro ritardato”, per impedire il disvelamento delle investigazioni.

Gli elementi raccolti, permettevano di constatare che il gruppo intratteneva rapporti regolari con il brasiliano, già emerso in altre indagini per traffico internazionale di stupefacenti, e di individuare la tratta di navigazione tra Las Palmas (nelle isole Canarie) e la costa del Brasile, come quella utilizzata dal sodalizio per effettuare i trasporti via mare dello stupefacente. Dalle investigazioni risultava che nel periodo tra giugno e settembre il gruppo emiliano romagnolo aveva partecipato con il Cardone al finanziamento di una partita di cocaina che doveva arrivare a Las Palmas intorno ai primi di settembre, portato dallo skipper Gonzalo e da Radoni.

Cocaina in barca a vela dal Brasile a Capo Verde. 6 arrestiTuttavia, a causa di disaccordi tra le componenti dei gruppi criminali interessati al carico, il sodalizio emiliano romagnolo aveva perso la propria quota parte e conseguentemente, in autonomia, ha dovuto organizzarsi per un nuova partita di sostanze stupefacenti, oggetto del sequestro avvenuto lo scorso 6 marzo.

Lo spessore del sodalizio emiliano romagnolo, proseguono gli inquirenti, assume maggior rilievo dall’ottobre 2015 grazie alla capacità organizzativa di Rossi, Semilia e Radoni, che, senza intermediari, si relaziona direttamente con i cartelli brasiliani per l’acquisto, il trasporto e il successivo stoccaggio di ingenti quantità di cocaina. In quest’ottica di assoluto rilievo investigativo, assume importanza la venuta in Italia nel mese di luglio 2015, a Bologna e Rimini in particolare, del Brasiliano mentre nel mese di ottobre 2015, Rossi è stato alcuni giorni in Brasile per pianificare il viaggio.

Le attività tecniche sviluppate nei confronti dei componenti il sodalizio, permettevano nel novembre 2015 di documentare che lo skipper Gonzalo Calvo Asturgo, a bordo dell’imbarcazione spagnola “La Musa”, era partito da Barcellona per Lanzarote (Canarie), da dove, raggiunto da Maurizio Rossi, dal 16 novembre 2015, effettuava una traversata atlantica alla volta del Brasile, con una sosta tecnica di qualche settimana a Capo Verde. Il natante veniva ormeggiato per circa un mese e mezzo nel porto della città di Salvador dello Stato brasiliano di Bahia, monitorato con la collaborazione del collaterale che, a seguito di rogatoria internazionale, ha avviato l’indagine “Bond” su un parallelo gruppo criminale spagnolo.

Il 4 febbraio 2016 la barca era poi ripartita dal Brasile, facendo scalo il successivo 8 febbraio a Ilhabela, San Paolo. Poi, il 13 febbraio, il veliero ripartiva, perconendo la medesima rotta a ritroso verso le Canarie, con il carico di stupefacente con a bordo il solo Calvo Asturgo, mentre Rossi si tratteneva ancora qualche settimana in Brasile per rientrare a Barcellona il 5 marzo successivo.

Il 29 febbraio 2016, un natante dell’Agenzia delle dogane spagnole, con a bordo personale della UDYCO, salpava da Las Palmas (Canarie) per intercettare la barca. Al largo delle isole di Capo Verde, in acque internazionali, alle 7 .30 del 6 marzo 2016, il gruppo d’intervento spagnolo abbordava “La Musa”. A bordo del veliero si trovavano un marinaio brasiliano, Paolo Roziz Gonide, brasiliano, 50enne e Calvo Asturgo, che al momento dell’intervento dava fuoco all’imbarcazione nel vano tentativo di affondarla, rimanendo a sua volta ustionato sul 30% del corpo. Domate le fiamme, a un primo controllo, si rilevava la presenza di oltre mezza tonnellata (506 chilogrammi) di sostanza stupefacente che al narcotest risultava cocaina. I due venivano tratti in arresto e l’imbarcazione trainata verso il porto di Las Palmas, Gran Canarie.

Al momento dell’abbordaggio del natante, Maurizio Rossi si trovava a Barcellona dove incontrava Andrea Semilia, per scandire i tempi di arrivo al porto di Las Palmas del veliero “La Musa” e, di conseguenza, predisporre il necessario per ricevere e stoccare il carico di cocaina in quella località. Rientrato Semilia a Bologna il giorno successivo, 8 marzo, il Rossi veniva tratto in arresto dalla UDYCO per concorso con Gonzalo Calvo Asturgo e Paolo Fernando Roziz Gonide nell’importazione dello stupefacente in Spagna.

Il 16 e il 17 marzo 2016 veniva data esecuzione ai fermi emessi dalla Dda di Bologna, nei confronti Francesco Cardone, Andrea Semilia e Maurizio Radoni. Contestualmente ai provvedimenti restrittivi, venivano eseguite sei perquisizioni domiciliari, tra cui ad un’abitazione sita a Riccione, ritenuta verosimilmente la base logistica del gruppo emiliano romagnolo, nonché dei garage in provincia di Milano in uso a Cardone, dove presumibilmente lo stupefacente veniva steccato e tagliato.

Veniva altresì dato esecuzione all’arresto ritardato nei confronti di Francesco Cardone in relazione al citato rinvenimento del carico di hashish eseguito a Milano nell’agosto 2015. In accordo con le autorità giudiziaria italiana e spagnola, in regime di rogatoria internazionale, all’arrivo del natante a Las Palmas il 19 marzo scorso, personale del Nucleo Investigativo di Bologna, con gli investigatori della UDYCO, hanno eseguito le operazioni di perquisizione del natante e l’interrogatorio di garanzia dell’equipaggio.

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