Bruxelles, Patricia Rizzo risulta ancora scomparsa. Si spera

Bruxelles, Patricia Rizzo risulta ancora scomparsa. Si spera
Patricia Rizzo

Nessua traccia ancora di Patricia Rizzo, tra le persone che risultano scomparse dal 22 marzo dopo l’attentato alla metropolitana di Bruxelles.

Si spera di rtrovarla viva, ma come per Valeria Solesin, l’italiana ritrovata morta dopo l’assalto al Bataclan di Parigi, più passano le ore e più si teme il peggio. I familiari sono in queste ore assistiti dall’ambasciata italiana nella capitale belga per effettuare le operazioni di riconoscimento, rese complicate dalle condizioni in cui si trovano i corpi delle vittime degli attentati. La donna è impiegata presso un’agenzia della Commissione Ue, vicino la metropolitana di Maelbeek.

“Siamo qui da stamattina e non sappiamo ancora niente. I genitori di Patricia Rizzo, sono stati fatti salire al primo piano dalla polizia per riempire un formulario. Cercano segni particolari” per poterla identificare. A parlare all’agenzia Ansa dall’ospedale militare Konigin Astrid (dove si trova un centro grandi ustionati) è Massimo Leonora, cugino di Patricia Rizzo, la funzionaria europea che da ieri mattina, dopo l’esplosione alla metropolitana di Maelbeek, non ha più dato notizie di sé.

“E’ da ieri che la cerchiamo e speriamo davvero di trovarla viva”, spiega Leonora. “Anch’io stavo per prendere la metro, ma all’ultimo minuto ho cambiato idea e ho preso l’auto, altrimenti probabilmente sarei stato coinvolto anch’io nell’esplosione”. “I nonni di Patricia, come i miei, sono venuti in Belgio per lavorare nelle miniere e siamo rimasti tutti qui, siamo originari della provincia di Enna, i miei di Calascibetta.

Ma abbiamo tutti la nazionalità italiana, perché l’Italia resta il nostro Paese”, spiega. “I genitori di Patricia abitano fuori Bruxelles”, aggiunge. Io lavoro all’ Eacea, l’agenzia della Commissione Ue che si occupa di audiovisivi e fino ad un paio di mesi fa anche Patricia lavorava lì, prima di trasferirsi all’Ercea”. Leonora è in attesa nel sottosuolo dell’ospedale militare Konigin Astrid (Nider) dov’è stata allestita una stanza per le famiglie delle persone che risultano ancora disperse.

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