Caso Regeni, rabbia per il dossier farsa. Roma richiama Massari

Caso Regeni, rabbia per il dossier farsa. Roma richiama Massari
L’ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari

Dopo la farsa della visita ufficiale a Roma dei detective egiziani che dovevano portare un “corposo dossier” sul caso dell’omicidio al Cairo di Gulio Regeni, l’Italia fa sentire la sua voce e richiama a Roma, per “consultazioni” l’ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari.

Un primo passo “serio” dopo due mesi di tentativi di collaborazione e richieste di verità sul brutale omicidio del ricercatore italiano. Tentativi purtroppo traditi dai palesi depistaggi da parte egiziana, ultimo dei quali ieri quando gli investigtori di al Sisi sono venuti con alcune decine di paginette che non spiegano nulla e che hanno irritato molto sia la procura romana quanto le istituzioni, in primis la Farnesina che col ministro Gentiloni ha ribadito l’esigenza di “verità”

Il richiamo dell’ambasciatore è infatti solo un primo passo. Massari rientrerà nelle prossime ore a Roma, appunto “per consultazioni” con il governo, che poi deciderà come proseguire nel pressing diplomatico nei confronti del Cairo, con possibili ripercussioni anche sugli importanti rapporti economici. Del resto, la presa di posizione era nell’aria e il vertice tra i pm era l’ultima possibilità che il governo italiano offriva all’Egitto per dimostrare le proprie reali intenzioni a fare luce sul caso. Lo stesso Gentiloni aveva avvertito, martedì scorso in Parlamento, che “se non ci sarà un cambio di marcia, il governo è pronto a reagire adottando misure immediate e proporzionate”. E ora le forze politiche plaudono, in modo insolitamente unanime, alla decisione dell’esecutivo.

Il ministero degli Esteri egiziano non ha commentato, dichiarando di “non essere stato ancora informato ufficialmente” e di attendere dal rientro dei propri investigatori la valutazione sull’esito delle riunioni con i magistrati italiani.

Ma la morte di Regeni, le torture prolungate e inspiegabili inflitte al giovane ricercatore, le resistenze e i depistaggi del Cairo sono stati da subito un duro colpo nei rapporti tra i due Paesi. Rapporti che erano invece nati sotto i migliori auspici: Renzi fu il primo leader occidentale a recarsi al Cairo nell’estate del 2014 dopo l’elezione del presidente Abdel Fattah al Sisi, appena un anno dopo il colpo di Stato militare – con lo stesso Sisi a capo delle forze armate – che portò alla defenestrazione di Moahmmed Morsi.

E a sua volta Sisi scelse proprio l’Italia, pochi mesi dopo, per inaugurare un suo tour europeo all’insegna delle relazioni economiche. Relazioni amichevoli che dal 3 febbraio, giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio, sembrano ormai lontane anni luce.

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