“O vi prostituite o rito vudù”. Fermati trafficanti di prostitute

"O vi prostituite o rito vudù". Arrestati trafficanti di prostitute
Lucky Osazee e Smart Aghasomawan presunti trafficanti di prostitute

I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla locale Procura Distrettuale – Dda nei confronti di due cittadini nigeriani responsabili del reato di tratta di persone, in concorso tra di loro e con altri soggetti di nazionalità libica e nigeriana allo stato non identificati, per avere fatto entrare illegalmente nel territorio italiano, tramite barconi provenienti dal Nord Africa e approdati sulle coste della Sicilia orientale, giovani donne provenienti dalla Nigeria in condizioni di estrema povertà, al fine di indurle a fare le prostitute mediante minacce e sottoposizione delle vittime a rito esoterico.

Si tratta di Lucky Osazee (classe 1983) e Smart Aghasomawan (classe 1988) arrestati tra Catania e Selargius (Cagliari) lo scorso 24 aprile.

Le indagini, spiegano gli inquirenti, hanno dimostrato come i sodalizi nigeriani abbiano raggiunto, nella tratta di essere umani finalizzata alla prostituzione, elevati standard organizzativi e gestionali, curando interamente ogni fase della filiera, dal “reclutamento” in patria, alla fornitura di documenti falsi per l’espatrio fino al trasferimento in Italia o in altri paesi europei per tappe successive.

E’ stato accertato come la rotta per l’afflusso in Italia delle giovani clandestine si sviluppi, fino all’arrivo in Libia, via terra, attraverso una serie di soste effettuate in vari stati africani. Dalla Libia, via mare, le donne raggiungono le coste siciliane, dove, prese in consegna dai referenti locali dei diversi sodalizi, vengono trasferite nelle città di destinazione per il successivo sfruttamento sul mercato della prostituzione.

Le attività investigative sono iniziate nel mese di febbraio del 2016 ed hanno permesso di accertare come un cittadino nigeriano, presente a Catania, abbia organizzato la partenza, con mezzi di fortuna (autobus e jeep), di alcune donne dalla Nigeria fino alle coste libiche, dove ad attenderle c’erano soggetti che avevano una vera e propria struttura di accoglienza. Le donne venivano trattenute in questo “hub” in Libia, ove venivano spesso sottoposte a maltrattamenti e violenze anche sessuali, sino al momento della partenza su barconi verso le coste italiane e successivamente si presentavano alla persona che era stata loro indicata come “contatto” per essere avviate alla prostituzione.

E’ stata documentata, inoltre, la presenza di una madame nel paese di origine delle donne che svolgeva una funzione essenziale all’interno della consorteria criminale perché aveva il compito di individuare in Nigeria le vittime da reclutare per essere trasformate in prostitute, per conto dell’organizzazione, finanziando le spese iniziali per il viaggio.

Prima di affrontare questo lungo itinerario attraverso il deserto del Sahara, le giovani donne venivano sottoposte ad un rito esoterica (foriero di morte ed altre disgrazie in caso di allontanamento degli obblighi assunti) con cui venivano costrette a mangiare cuore crudo di galline ed arachidi ed a bere alcool. Nei confronti delle donne che si mostravano più recalcitranti tali riti venivano poi ulteriormente rafforzati dalle madame operanti in Italia.

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