Camorra, 8 arresti ad Aversa. Scacco al clan Caterino-Ferriero

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Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Caserta, Napoli, Latina, Parma e Sassari, i carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 8 indagati, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione tentata e consumata, lesioni personali e porto di armi, tutti con l’aggravante del metodo mafioso.

In particolare, le indagini hanno consentito, tra l’altro, di acclarare negli anni dal 2008 al 2012, numerosi episodi di estorsione, tentati e consumati, perpetrati dagli indagati nei confronti di imprenditori del settore edile e commercianti dell’agro aversano.

Si aprono le porte del carcere per Amedeo Caterino, nato a Napoli il 1983; Nicola Caterino, nato a Cesa 1957; Pietro Paolo Caterino, nato a Napoli il 1986; Antonio Cristofaro, nato a Cesa il 1973; Vittorio Di Giorgio, nato a Napoli il 1970; Michele Ferriero, nato a Santa Maria Capua Vetere il 1977; Giancarlo Varriale, nato a Napoli il 1969. Arresti domiciliari per Orazio Lettera, nato a Frattamaggiore il 1975.

L’indagine, condotta dal Reparto di Aversa dal 2008 al 2012, attraverso attività tecniche e dinamiche, come ritenuto dal Gip nell’ordinanza di custodia cautelare, ha consentito di attribuire i ruoli dei singoli presunti affiliati all’interno dell’associazione camorristica del clan “dei Casalesi” – cosca Caterino-Ferriero, referenti nel territorio per il Comune di Cesa.

L’inchiesta, spiega la Dda, ha permesso di fare luce su numerosi episodi di estorsione aggravata, perpetrati in danno di diversi operatori economici (imprenditori e commercianti). Le estorsioni accertate, tentate e consumate, che consistevano, a seconda dei casi, nella richiesta o nella dazione di somme di denaro fino all’importo singolo di 100.000 euro, abbracciano un periodo compreso tra la fine del 20 05 e l’aprile del 20 14. Le indagini permettevano di ricostruire, a ritroso, episodi estorsivi dapprima non denunciati dalle parti offese, ma in seguito da queste confennati di fronte alle evidenze raccolte dalla Polizia Giudiziaria. Di grande importanza per la ricostruzione degli episodi estorsivi, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia ed alctme captazioni ambientali, effettuate all’interno dell’autovettura blindata di uno degli indagati, utilizzata per commettere i reati contestati.

In particolare, come evidenziato dal Gip, le attività investigative, dapprima focalizzate sul pregiudicato di Cesa, Nicola Caterino, ritenuto storico referente locale del clan dei Casalesi – fazione Bidognetti dai tempi del processo “Spartacus” nel settore delle estorsioni, a seguire coinvolgevano altri individui a quest’ultimo collegati, permettendo, tra l’altro, di evidenziare la figura di Michele Ferriero, fratello di Cesario, ucciso il 25 dicembre 20 07, che con altri pregiudicati, vessavano gli imprenditori della zona (in particolare nel territorio del comune di Cesa), sottoponendoli a pressanti richieste di denaro, specialmente in prossimità delle canoniche scadenze di Ferragosto e Natale.

Di rilievo, l’episodio occorso in danno di due imprenditori edili, i quali nel corso di una richiesta estorsiva venivano selvaggiamente percossi e feriti mediante l’utilizzo di un coltello e sotto la minaccia di armi da fuoco.

Gravemente indiziato per questi ultimi delitti è risultato anche Antonio Cristofaro, già condannato con sentenza irrevocabile per estorsioni aggravate dal metodo camorristico, commesse anche intimidendo le vittime con armi ed animali pericolosi, il quale, scarcerato nel marzo 20 14 dopo l’espiazione della pena, in un solo mese si è reso responsabile di diversi episodi estorsivi, venendo sottoposto a fermo di polizia giudiziaria nel 20 14 in relazione ad uno di essi.

Grazie alle indagini in questo procedimento si è fatta piena luce sulle ulteriori condotte del Cristofaro e sul ruolo di temutissimo “capozona” per il clan dei Casalesi in vari comuni del comprensorio atellano.

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