Gioco d’azzardo online, 11 arresti nel clan di Michele Zagaria

Gioco d'azzardo online, 11 arresti nel clan di Michele ZagariaI Carabinieri del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il locale Tribunale su disposizione della Dda di Napoli, nei confronti di 11 indagati accusati per associazione di tipo mafioso, estorsione, gestione illecita del gioco d’azzardo online e raccolta illegale di scommesse su eventi sportivi, aggravati dalle finalità mafiose.

Contestualmente è stato notificato un avviso di conclusione di indagini preliminari, nei confronti di altre 16 persone, indiziate per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, aggravati dalle finalità mafiose.

È inoltre stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di beni mobili e immobili, riferibili agli indagati e a loro prestanome per una complessiva stima di 4 milioni di euro, al netto delle risultanze dei rapporti bancari, anch’essi oggetto di sequestro.

Si tratta di Angelo Bamundo, classe 1962; Armando Zara, classe 1970; Paolo Natale, classe 1981; Carlo Bianco, classe 1984; Ulderico Ciccarelli, classe 1976; Michele Fontana, classe 1970; Michele Fontana, classe 1971; Giovanni Garofalo, classe 1973; Giuseppe Garofalo, classe 1972; Francesco Perna, classe 1975; Tommaso Tirozzi, classe 1978. Molti di questi tre, sono tutti già detenuti per altra causa.

I provvedimenti di oggi, spiega la Dda di Napoli, fanno parte di una più ampia indagine, denominata convenzionalmente “Zenit”, sviluppata sempre dal Reparto anticrimine di Napoli nei confronti di una articolazione del clan dei casalesi riconducibile a Michele Zagaria e che ha già consentito, tra il dicembre 2015 e il marzo 2016, di trarre in arresto 30 indagati.

Anche l’odierna operazione, come le precedenti, è il risultato degli esiti delle attività condotte per la ricerca dell’allora latitante Michele Zagaria, incentrate su due distinti gruppi criminali, quello di Casapesenna e quello di Trentola Ducenta, entrambi sotto il controllo del citato boss e rappresentati da personaggi ritenuti sua diretta espressione.

In particolare, per quanto esposto dal Gip nell’ordinanza di custodia cautelare, le investigazioni hanno consentito di delineare un contesto associativo strutturato, formato da Angelo Bamundo, Ulderico Ciccarelli, Michele Fontana (nato il 1970), Michele Fontana (nato il 1971), Paolo Natale, Francesco Perna e Armando Zara, riconducibile al clan dei Casalesi – gruppo Zagaria.

In particolare, spiegano ancora gli inquirenti, “sul conto del primo indagato, Angelo Bamundo, è stato cristallizzato il suo ruolo di collettore fra il clan di appartenenza ed alcuni funzionari di banca, la cui compiacenza e disponibilità ha reso possibile movimentare ingenti somme di denaro su conti correnti intestati e/o riconducibili a diversi soggetti, espressione dei fratelli Giovanni e Giuseppe Garofalo.

L’indagine ha consentito di identificare in Umberto Buonocore, Mario Buonocore, Maurizio Costarella, Monica Pacini, Giuseppe Santoro e Adriano Meani, quei dirigenti, funzionari e impiegati di istituti di credito che, ancora secondo gli investigatori, “a conoscenza dell’apporto causale del proprio operato e strumentalizzando la loro funzione di funzionari di diversi istituti di credito, avrebbero, nel tempo, agevolato la commissione del delitto di riciclaggio aprendo e gestendo linee di credito e conti correnti fittiziamente intestati a fiancheggiatori del clan.

Inoltre è emerso il ruolo dei fratelli Garofalo, posti a capo del gruppo di Casapesenna, nella pressoché monopolistica gestione di internet point, sale giochi, bar e centri scommesse, nonché nella esclusiva distribuzione e gestione di slot machine, settore. Tali attività, praticate all’interno di locali a ciò appositamente adibiti e fittiziamente intestati a prestanome, o presso numerosi esercizi commerciali attivi nei territori assoggettati al controllo camorristico, sono state comunque realizzate attraverso l’installazione di apparecchi abilmente modificati, assolutamente privi di nullaosta o con nullaosta falsificato.

L’inchiesta, conclude la Dda, ha infine permesso di accertare, in seno al gruppo criminale riconducibile a Michele Zagaria, l’esistenza di un “gruppo aumato” costituito da Paolo Natale, Francesco Perna e Tommaso Tirozzi che, sotto la direzione dello stesso Giovanni Garofalo, di Carlo Bianco e Attilio Pellegrino, ora collaboratore di giustizia, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’organizzazione camorristica e al fine di sostenere economicamente la propria fazione, ha perpetrato estorsioni ai danni di operatori commerciali e imprenditori”.