Addio a Tiziana. I funerali a Casalnuovo. 4 indagati per il suicidio

"Mia figlia non meritava questo, non ha mai tradito nessuno", ha detto la mamma al termine del rito funebre. Indagati per diffamazione 4 persone che avrebbero diffuso i video hard. Erano state già querelate dalla ragazza

Addio a Tiziana, funerali a Casalnuovo. 4 indagati per il suicidio
I funerali di Tiziana Cantone, la 31enne suicida per la diffusione dei video hard, Casalnuovo (Ansa/Fusco)

Si sono svolti a Casalnuovo (Napoli), i funerali di Tiziana Cantone, la donna di 31 anni che si è suicidata a Mugnano di Napoli dopo la diffusione di suoi video hard, postati sul web a sua insaputa. “Mia figlia non meritava questo, non ha mai tradito nessuno”, ha detto la mamma al termine del rito funebre. All’uscita dalla chiesa di San Giacomo il feretro è stato salutato da un applauso e dal lancio di palloncini bianchi. “Preghiamo per la conversione di chi vive nella malvagità”, aveva detto il parroco durante la cerimonia. Accanto alla famiglia tantissime persone che hanno affollato la chiesa.

Intanto, quattro persone sono indagate per diffamazione: sono le persone alle quali la giovane diede i video e che furono da lei poi querelati. I quattro furono iscritti lo scorso anno nel registro degli indagati. La Procura inoltre ha deciso di acquisire tutti gli atti della causa civile intentata dalla ragazza e aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. La famiglia della donna chiede che “finisca la gogna mediatica”.

I familiari della donna chiedono di far cessare la “gogna mediatica”, che continua anche dopo la morte di Tiziana Cantone. Dolore, sconcerto, rabbia per quello che non tutti hanno capito, una situazione, cioè, vissuta come un incubo. “Ora chiedono giustizia affinché la morte non risulti vana, l’ennesima. Rispettate il loro dolore” si fa sapere.

Tiziana si è tolta la vita impiccandosi con un foulard nella abitazione dove si era rifugiata da qualche tempo con la madre, per sfuggire al clamore mediatico sollevato dai video hard che la ritraevano e che erano finiti in rete a sua insaputa, diventando virali.

Cantone, chiese di far togliere i video e vinse la battaglia contro Facebook e altri, ma era stata condannata a pagare le spese legali ai giganti del web come Google, Yahoo e altri siti per un totale di circa 20mila euro.

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