Estorsione a un lido, tre arresti nei Casalesi di Casal di Principe

Estrosione a Casal di Principe, arrestati Perrone, Bitonto e Schiavone dei Casalesi
Da sinistra i tre arrestati Perrone, Bitonto e Schiavone

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di 3 indagati gravemente indiziati a vario titolo di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda presso la Procura della Repubblica di Napoli.

I soggetti destinatari della nuova misura cautelare sono Luigi Bitonto, classe ‘76; Vincenzo Schiavone, classe ’66 e Pasquale Perrone, classe ’80, tutti e tre già detenuti per altre cause.

L’indagine, condotta nei mesi di ottobre e novembre 2013 attraverso la testimonianza delle vittime e la ricostruzione del contesto criminale in cui operavano gli indagati, ha consentito, spiega la Dda, di accertare episodi estorsivi in danno di imprenditori del litorale domizio commessi dagli odierni arrestati facendo valere la forza intimidatrice che promanava dalla loro appartenenza al Clan dei Casalesi- fazione Bidognetti.

Gli episodi ricostruiti all’esito delle indagini riguardano richieste estorsive realizzate ai danni di un lido balneare sito in località Bagnara di Castel Volturno (Caserta) dove gli indagati Bitonto e Schiavone si erano recati in diverse occasioni richiedendo, a nome “degli amici di Casale”, l’elargizione di una somma di denaro quale regalo per i carcerati, somma poi effettivamente consegnata dal titolare del lido che, in seguito, rivelava agli investigatori i fatti da lui subiti.

Altro episodio oggetto di contestazione riguarda un tentativo di estorsione, contestato al solo Perrone Pasquale, posto in essere ai danni del titolare di un distributore di benzina sito sulla SS Domitiana di Castel Volturno (CE).

Il Giudice per le indagini preliminari, concordando con la ricostruzione operata dal Pm, ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le concrete ed attuali esigenze cautelari che lo stesso sostituto procuratore aveva posto a fondamento della richiesta di misura coercitiva.

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