Fonsai, condannati Salvatore Ligresti e la figlia Jonella

Fonsai, condannato Salvatore Ligresti e la figlia Jonella
Salvatore Ligresti e la figlia Jonella (Ansa)

Il tribunale di Torino ha condannato a 6 anni Salvatore Ligresti e a 5 anni e 8 mesi la figlia Jonella nel processo torinese in cui erano accusati di falso in bilancio e aggiotaggio informativo. Condannati anche l’ex revisore di Fondiaria Sai Riccardo Ottaviani (2 anni e 6 mesi) e l’ad di Fonsai Fausto Marchionni (5 anni e 3 mesi). Assolti invece Antonio Talarico, ex vicepresidente della Compagnia, e l’ex revisore Ambrogio Virgilio.

Il pm Marco Gianoglio aveva chiesto la condanna più pesanti per tutti. Per Salvatore e Jonella Ligresti la richiesta dell’accusa era di 7 anni e tre mesi e 2 milioni di euro; per Marchionni 6 anni e 8 mesi; 6 anni e 2 mesi per Talarico; 3 anni e 6 mesi per gli ex revisori di Fondiaria Sai, Ottaviani e Virgilio, della Reconta Ernst&Young.

All’origine di tutti i guai di Ligresti, il caso Unipol-Fonsai. I Ligresti gestivano Fonsai, la Milano Assicurazioni e Premafin, le principali società della famiglia. Società profondamente indebitate e sull’orlo del fallimento. Nel 2011 i Ligresti sarebbero stati costretti a cederne il controllo, su input di Mediobanca, storico partner di famiglia, alla Unipol. Per evitare il fallimento delle tre società il management di Mediobanca, che da un simile evento poteva rischiare di perdere oltre un miliardo di euro, propose a Unipol la fusione con esse.

A partire da questa vicenda sono state avviate due inchieste parallele dalle Procure di Milano e Torino. I pm milanesi aprirono una inchiesta nel 2012 allo scopo di indagare Ligresti per il reato di aggiotaggio in relazione a due trust esteri titolari del 20% di Premafin, riconducibili a al Ligresti. Un secondo filone d’inchiesta riguarda la bancarotta delle holding immobiliari di famiglia. Nel maggio dello stesso anno Ligresti e l’Ad di Mediobanca, Alberto Nagel, vennero indagati in merito ad un presunto patto occulto in cui il primo s’impegnava a non ostacolare la fusione Unipol-Fonsai in cambio della concessione, da parte di Nagel, di una lunga lista di privilegi.

L’inchiesta della procura di Torino, quella che ha portato alle condanne di padre e figlia, venne aperta nell’estate del 2012, sulla scorta dell’indagine milanese. L’accusa è di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza. Il 17 luglio 2013 Ligresti venne arrestato dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Torino per il reato di falso in bilancio e manipolazione di mercato.

La magistratura ritenne che Ligresti, abbia celato l’ammanco di oltre centinaia di milioni di euro (600/800) manipolando la riserva sinistri e mancata comunicazione della cui esistenza avrebbe provocato un grave danno per le scelte degli investitori. Nell’ambito della medesima inchiesta vengono arrestate le figlie Giulia e Jonella mentre il figlio Paolo, diventato cittadino svizzero da soli 21 giorni, trovandosi nella sua abitazione sul lago di Lugano, aveva evitato l’arresto.

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