Appalti e tangenti nei rifiuti, nuovi arresti a San Felice a Cancello

Antonio Basilicata, Clemente De Lucia e Massimo Balsamo
Antonio Basilicata, Clemente De Lucia e Massimo Balsamo

Altri nuovi arresti a San Felice a Cancello (Caserta) per appalti e tangenti nella gestione dei rifiuti. I carabinieri della compagnia di Maddaloni, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nell’ambito dell’indagine che il 30 settembre scorso ha portato all’arresto di 21 persone, tra cui il sindaco di San Felice a Cancello, Pasquale De Lucia amministratori comunali e imprenditori, ha notificato un’altra ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’ufficio del Gip a carico di Clemente De Lucia, classe 1978, consigliere comunale con mansioni di responsabile cantiere della raccolta rifiuti; Massimo Balsamo, classe 1971, titolare ditta trasferenza e smaltimento rifiuti e Antonio Basilicata, classe 1964, dirigente – responsabile del settore rifiuti del comune; tutti ancora in regime di detenzione carceraria dopo il blitz dello scorso fine mese.

Nell’ambito dello stesso procedimento penale, – spiega la procura – grazie ai successivi sviluppi investigativi, sono stati acquisiti ulteriori elementi probatori in ordine alla fattispecie della truffa con la pesa dei rifiuti, contestando anche il delitto di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.

Nello specifico, è stato accertato come gli indagati in questione, mediante condotte omissive e commissive, abbiano consentito l’alterazione del dato relativo al peso dei rifiuti raccolti e trasportati presso la ditta Balsamo di Torre annunziata (Napoli) nel periodo 2014-2015, attestando, anche sui mandati di pagamento emessi dall’ente locale a favore dell’imprenditore, un quantitativo in eccesso rispetto alla capacità legale del mezzo utilizzato, in alcuni casi addirittura superiore alla capacità potenziale massima.

LEGGI L’INCHIESTA DELLA PROCURA

Di importante rilevanza probatoria – scrivono gli inqirenti – si sono rilevate le dichiarazioni rese durante gli interrogatori di garanzia e quelle degli autisti degli autocompattatori.

È stata inoltre delineata in maniera evidente le responsabilità penale in capo ai due amministratori comunali entrambi a conoscenza del presunto metodo truffaldino che, in funzione dell’incarico ricoperto, avrebbero dovuto effettuare un controllo idoneo a garantire la correttezza amministrativa, dell’efficienza e dei risultati della gestione, così come previsto dal testo unico degli enti locali. Ai destinatari del provvedimento, espletate le formalità di rito, veniva confermata la custodia cautelare in carcere.

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