Massacrati a colpi d’accetta, confessa il figlio. Ecco il piano diabolico

Salvatore Vincelli con il figlioSalvatore Vincelli con il figlio
Salvatore Vincelli con il figlio

Svolta nel duplice omicidio in Pontelangorino, a Ferrara. Gli inquirenti hanno sottoposto a fermo il figlio sedicenne, Riccardo, e un suo amico 17enne, Manuel, per l’omicidio di Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni, 45 anni, genitori del primo, trovati massacrati a colpi d’ascia nella loro abitazione di via Fronte Primo Tronco 100/A, sulla provinciale 62.

Il figlio e l’amico hanno confessato. I dettagli sono inquietanti, macabri, raccapriccianti. Riccardo Vincelli, secondo quando emerso, avrebbe pagato 1.000 euro all’amico del cuore Manuel perché ammazzasse i suoi genitori.

Era stato proprio il figlio 16enne a far “ritrovare” i corpi in casa e a dare l’allarme dopo essere stato dal suo amico la sera prima. Il giorno del delitto il giovane non era andato a scuola.

Il provvedimento è scattato dopo gli interrogatori durati tutta la notte in caserma dei carabinieri a Comacchio alla presenza del pm Tittaferrante della procura di Ferrara e della collega Marzocchi della procura minorile.

Sono stati loro due a far ritrovare ai carabinieri l’ascia e i loro vestiti sporchi di sangue. Li avevano gettati in un canale d’acqua a Caprile, frazione adiacente a Pontelangorino.

I carabinieri di Ferrara e Comacchio giunti sul posto martedì hanno trovato le vittime con gravi e profonde ferite alla testa, avvolti con dei sacchetti di plastica. L’uomo era in garage, la madre in cucina.

L’esito dei primi esami sono macabri: uccisi con un’accetta. I militari della Scientifica non hanno ritrovato segni di irruzione violenta in casa; da quì il sospetto che a commettere il crimine fosse stato uno che conosceva bene l’abitazione. Sin da subito i sospetti si sono concentrati sul minore.

Il ragazzo aveva raccontato di essere arrivato a casa dopo aver mangiato da Manuel, suo inseparabile amico. Ma qualcosa non è quadrato nel racconto ed è crollato dopo ore sotto il peso delle tante incongruenze. Insieme a lui, ha confessato l’amico, che avrebbe commesso materialmente il duplice omicidio.

Il movente, è stato detto, non sarebbe riconducibile a motivazioni economiche poiché la famiglia stava bene. Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni erano infatti ristoratori. Gestivano il ristorante “La Greppia”, a San Giuseppe di Comacchio. Un’attività molto faticosa che non fa ricchi ma che consente di vivere discretamente bene.

Il massacro avrebbe avuto origine per contrasti in famiglia, forse dovuto all’atteggiamento “adolescenziale” del giovane: svogliato e voti bassi a scuola e quando mamma e papà gli chiedevano di dare una mano al ristorante lui si rifiutava andando in bestia per i “soliti richiami”. Per questo nutriva un odio profondo.

Non si esclude che il minore, appunto perché “benestante”, avesse avanzato richieste impossibili ai genitori.

Nunzia Di Gianni Salvatore Vincelli
Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli

IL PIANO DIABOLICO DI RICCARDO E MANUEL – La coppia, con un figlio più grande di 25 anni che vive e studia a Torino, – secondo quanto ricostruito – sono stati uccisi in piena notte, tra le 3 e 5 di martedì. Il figlio avrebbe chiamato i suoi lunedi sera per avvisarli che non sarebbe rientrato a casa: “Dormo dal mio amico”, avrebbe detto. I genitori, si guardano e ripensano per l’ennesima volta che qualcosa nel loro figlio proprio non va.

Il minore trascorre la serata a passare e ripassare i dettagli del piano diabolico preparato con cura. All’amico Manuel, Riccardo promette mille euro se uccide i suoi. “Di do quello che vuoi se fai questo per me”, gli dice.

Stretto il patto, i figlio delle vittime consegna le chiavi di casa e, all’alba, il presunto assassino entra in azione. Si introduce nella villetta e si reca nella stanza da letto. Si guarda un attimo intorno e colpisce quando i genitori di Riccardo stavano ancora dormendo.

Usa l’ascia per massacrarli. Infierisce sulla coppia, colpendoli alla testa e su altre parti del corpo scaricando tutta la rabbia e l’odio che gli ha trasmesso Riccardo, come se a tenere tra le mani l’arma fosse lui, chi l’ha pagato.

Manuel e RiccardoDoveva sterminarli, perché quei genitori avevano avuto la sola colpa di metterlo al mondo. Nunzia e Salvatore Vincelli non hanno avuto nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo. Sono morti quasi sul colpo.

L’assassino trova però le prime difficoltà. L’idea, hanno detto gli inquirenti guidati dal procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi, “era quella di caricarli in auto” per portarli chissà dove e occultarli chissà come, ma evidentemente qualcosa nel loro piano omicida non ha funzionato. Un cadavere pesa infatti molto, impresa difficile per un ragazzo che aveva probabilmente il compito di caricarli uno ad uno nel bagagliaio.

E’ a quel punto che si presenta Riccardo – che forse attendeva sotto casa – per aiutare l’amico a mettere una “pezza”. Temendo di lasciare troppo sangue in giro – e soprattutto perché non trovano il coraggio di guardare i volti martoriati dei Vincelli – i due con macabra lucidità hanno avvolto le teste dei genitori con del cellophane.

I killer ripensano che è impossibile caricarli in auto e devono variare il progetto pianificato. A spingerli a fare marcia indietro è soprattutto il sole che sorge: la luce del giorno potrebbe infatti compromettere la loro “sicurezza”. Se qualcuno li scopre sono fregati. A quel punto portano il padre Salvatore in garage e la madre Nunzia la lasciano in cucina puntando, con ogni probabilità, a inscenare una rapina finita male. Ma aver “improvvisato” li porta a commettere degli errori.

Gli assassini non asportato nulla, non spaccano vetri, non rovistano in armadi e comò, non creano disordini. Insomma, non fanno nulla per rendere più credibile l’ipotesi dei ladri. Le stanze, da quanto emerso nelle indagini dei militari, erano in ordine e non c’erano segni di effrazione su porte e finestre.

Compiuto il massacro, i due si sarebbero cambiati e sono andati giù al canale di Caprile per sotterrare l’ascia e i vestiti intrisi di sangue. Probabilmente è in quelle acque che volevano far sparire i corpi di Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli o, sempre presumibilmente, avevano scavato delle fosse profonde per seppellirli altrove.

Missione di morte compiuta, i due ragazzi sarebbero andati a casa di Manuel o in giro in auto dove avrebbero dormito qualche ora. Al momento non è chiaro cosa abbiano effettivamente fatto dall’alba fino all’ora di pranzo. Comunque, l’idea di essersi sbarazzato dai genitori “assillanti” è apparso per Riccardo un sollievo, una sorta di “liberazione”. “Nessuno potrà più rimproverarmi nulla se vado male a scuola o non vado ad aiutarli al ristorante”, avrà pensato fra sé e sé.

Attorno alle 13, Riccardo torna nella villetta e mette in onda la messinscena del ritrovamento. Il ragazzo allerta prima un parente poi i vicini: “Correte, aiuto, correte, hanno ammazzato i miei”. E’ stato lui stesso a chiamare, con voce tremolante, i carabinieri e a comunicare il ritrovamento dei genitori macellati. Freddo, spietato e senza rimorsi come in molti altri crimini italiani.

Ai carabinieri Riccardo e l’amico del cuore iniziano a raccontare una versione che da subito fa acqua da tutte le parti. Nel lungo interrogatorio nella notte investigatori e inquirenti li hanno messi con le spalle al muro delle contraddizioni. Scatta il fermo per il 16enne e l’amico Manuel. Un piano diabolico studiato nei minimi particolari, ma poi qualcosa è andato storto…Un delitto spietato e orribile frutto dell’odio, che è poi il vero movente. Un odio covato per una vita, la stessa donatagli con amore da Salvatore e Nunzia e che, lui, Riccardo, ha ripagato nel modo più atroce facendoli massacrare senza pietà.