Colpo ai clan Cappello Bonaccorso di Catania: 30 arresti

Mafia: le armi del clan Cappello - Bonaccorso
Mafia: le armi del clan Cappello – Bonaccorso

La polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 31 presunti appartenenti al clan Cappello-Bonaccorso di Catania, nell’ambito di un’inchiesta della Dda della locale Procura. Con l’operazione, eseguita da Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo, gli investigatori ritengono di avere disarticolato la cosca, decapitandone i vertici.

Contestati, a vario titolo, l’associazione mafiosa, il traffico di droga, il possesso di armi e l’estorsione. Tra le attività illecite del gruppo c’era il traffico di sostanze stupefacenti con il controllo di numerose “piazze di spaccio” nei rioni di San Cristoforo e Librino ed in diversi comuni della provincia di Catania.

Sono stati effettuati equestri – in Sicilia, Calabria e Campania – di numerose società nel settore della raccolta rifiuti, per la gestione di bar, ristoranti e pizzerie nel settore dell’abbigliamento per un valore complessivo di svariati milioni di euro.

In carcere in regime di 41bis il boss ergastolano Salvatore Cappello, 58 anni, ha “continuato a ricoprire il ruolo di capo indiscusso dell’omonimo clan, dando direttive ai sodali” grazie a “Maria Rosaria Campagna, 48 anni, sua storica compagna”, residente a Napoli, e ritenuta “anello di congiunzione tra il predetto boss ed i vertici operativi a Catania, dove si recava frequentemente”. E’ quanto emerge dall’inchiesta ‘Penelope’ della Dda della Procura etnea, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per 31 presunti appartenenti alla cosca Cappello-Bonaccorso al centro di un’indagine della squadra mobile e dello Sco. Un indagato è al momento irreperibile. I provvedimenti restrittivi e sequestri di beni per 10 milioni di euro sono stati eseguiti da 300 agenti della polizia di Stato.

Il clan, strutturato con un’organizzazione fortemente gerarchica, aveva un gruppo di comando (Santo Strano, Giovanni Catanzaro, Giuseppe Salvatore Lombardo, Salvatore Massimiliano Salvo e Calogero Giuseppe Balsamo) e ‘squadre’ che avevano un responsabile per settore: città, paesi e Piana di Catania. Uno dei primari giri d’affari illegali del gruppo era il traffico di droga con la gestione diretta di diverse ‘piazze di spaccio’ nei rioni San Cristoforo e Librino, che aveva esteso in due paesi etnei con ‘collaboratori locali’ di fiducia. La cosca si era specializzata anche in ‘recupero crediti’ per commercianti e imprenditori: teneva per sé una percentuale dei soldi incassati e stringeva rapporti con i ‘clienti’ ai quali poi poteva chiedere favori come assunzioni o infiltrarsi nelle loro attività. I notevoli capitali illegali erano riciclati anche grazie a una vaste rete di rapporti economici.

Gli arrestati sono: Massimiliano Balsamo, 42 anni, Salvatore Balsamo, 32, Giovanni Bruno, 59, Sebastiano Calogero, 32, Maria Rosaria Campagna, 48, Giovanni Catanzaro, 42, Carmelo Di Mauro, 41, Orazio Di Mauro, 35, Carmelo Gianninò, 54, Domenico Greco, 42, Giuseppe Guglielmino, 43, Carmelo Licandro, 46, Giuseppe Salvatore Lombardo, 40, Mario Lupica, 51, Emanuele Giuseppe Nigro, 35, Giuseppe Palazzolo, 51, Giuseppe Piro, 26, Giovanni Matteo Privitera, 50, Giuseppe Ravaneschi, 48, Claudio Calogero Rindone, 36, Salvatore Massimiliano Salvo, 35, Antonio Scalia, 30, Tommaso Tropea, 53, Mario Ventimiglia, 31, Sebastiano Vinci Luigi, 42, e Nunzia Zampaglione, 40. Il provvedimento cautelare è stato notificato in carcere a Andrea Cambria, di 54 anni, Antonio Fabio Rapisarda, di 30, e Santo Strano, di 51.