Mafia, cattura del latitante Andrea Nizza: ecco l’inchiesta VIDEO

Andrea Nizza, Amalia Agata Arena, Mario Finamore
Andrea Nizza, e i coniugi Amalia Agata Arena e Mario Finamore

Lo hanno trovato in una villetta confortevole con moglie e figli il superlatitante Andrea Nizza, catturato ieri dai carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coordinati della Procura Distrettuale della Repubblica etnea. L’uomo era irreperibile dal 12 dicembre 2014 e, dal giugno 2015, era inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno. Arrestati anche due presunti fiancheggiatori, Amalia Agata Arena e Mario Finamore, coniugi incensurati che avrebbero fittato la villetta al braccio armato del clan Santapaola.

Andrea Nizza, nonostante la latitanza, ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’omonimo gruppo criminale, quale articolazione della famiglia di cosa nostra catanese “Santapaola – Ercolano”, attivo nel quartiere di Librino. Le indagini, condotte con attività tecniche e servizi dinamici sul territorio, hanno avuto come epilogo l’intervento risolutivo di questa notte che ha visto l’impiego massiccio di militari del Nucleo Investigativo.

I militari – nel corso della notte – hanno fatto irruzione in una villetta, dotata di tutti i confort, situata nella periferia di Viagrande, al confine con il comune di Trecastagni. Il latitante, che non ha opposto resistenza durante l’arresto, è stato trovato in compagnia della giovane moglie in gravidanza e di due dei suoi figli.

All’interno dell’immobile sono stati trovati anche i due giovani coniugi incensurati, di 30 e 26 anni, a loro volta arrestati per favoreggiamento personale aggravato dall’aver commesso il fatto per agevolare l’organizzazione mafiosa “Santapaola – Ercolano”. I due, per quanto potuto accertare nell’immediatezza dei fatti, si prendevano cura della famiglia del latitante assicurando adeguata assistenza logistica.

La latitanza di Andrea Nizza ha avuto inizio dopo la sua condanna in abbreviato nell’ambito del procedimento Fiori Bianchi essendosi all’epoca sottratto al provvedimento restrittivo contestualmente emesso dal GUP; nel corso della sua latitanza venivano emessi nei suoi confronti ulteriori provvedimenti cautelari e sentenze di condanna, nessuna delle quali ancora divenuta definitiva.

Il 12 gennaio 2015, Nizza – ancora latitante – veniva raggiunto da un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea poiché ritenuto, insieme ad altri, responsabile di Associazione di tipo mafioso, estorsione ed usura aggravata in danno di un imprenditore di Mascalucia.

Il 22 giugno 2015 veniva raggiunto da ulteriore provvedimento restrittivo con cui veniva ritenuto responsabile, in concorso con altri, di omicidio, occultamento di cadavere, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo.

Per ultimo, un ulteriore provvedimento restrittivo nei confronti della famiglia di cosa nostra catanese e segnatamente del gruppo Nizza veniva eseguito il 6 luglio 2016 con la cosiddetta operazione “Carthago” che portava alla sbarra 35 persone per i reati di associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti, ritenute appartenenti al gruppo dei Nizza della famiglia Santapaola, capeggiato proprio da Andrea Nizza.

Video arresto Andrea Nizza

L’esecuzione dell’ordinanza riguardò l’intero quartiere di Librino posto nella periferia sud della città, eletto dal clan Nizza quale centro di distribuzione di stupefacenti di vario tipo ed in particolare di hascisc, marijuana e cocaina.

L’attività investigativa Carthago prese le mosse dal rinvenimento di un maxi arsenale, composto da oltre 50 armi tra kalashnikov, pistole e fucili, effettuato dai Carabinieri sulla scorta delle prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Seminara Davide, già uomo di fiducia di Andrea Nizza.

Le ulteriori dichiarazioni di recenti collaboratori di giustizia, riscontrate da attività di indagine tecnica e tradizionale, consentirono di ricostruire le attività e l’organigramma del sodalizio mafioso dei Nizza, e fare, quindi, piena luce su uno dei gruppi più agguerriti ed organizzati del panorama criminale catanese.

Le investigazioni documentarono come il gruppo mafioso, operante nella zona di Librino e San Cristoforo e capeggiato rispettivamente da Fabrizio Nizza (ora collaboratore di giustizia) e Daniele Nizza (detenuto al 41 bis), e di seguito retto da Andrea Nizza, avesse acquisito un peso determinante nell’ambito delle dinamiche mafiose all’interno di Cosa Nostra catanese, anche grazie all’investitura a rango di uomini d’onore di Fabrizio e Daniele Nizza avvenuta nel giugno 2008 ad opera di Santo La Causa, Carmelo Puglisi e Vincenzo Aiello.

Il gruppo facente capo ai fratelli Nizza, negli ultimi anni, era riuscito a creare un vero e proprio “cartello” della droga con il monopolio delle “piazze di spaccio” nei quartieri di Librino, San Giovanni Galermo e San Cristoforo, e, grazie ai cospicui profitti derivanti da tale attività, aveva acquisito un peso notevole all’interno del clan Santapaola, essendo in grado di reclutare e retribuire centinaia di affiliati e di acquistare ingenti quantitativi di stupefacente da immettere sul mercato catanese garantendosi rilevanti flussi di denaro in contanti, prontamente riutilizzabili per investimenti economici, finanziari e per il sostentamento degli affiliati già detenuti e al mantenimento degli associati al pari di una vera e propria retribuzione.

Le attività di spaccio venivano svolte nelle singole piazze professionalmente con ripartizione di ruoli tra pusher, vedette, responsabili delle piazze e coloro che assicuravano il continuo rifornimento di stupefacente, e con organizzazione di turni di vendita durante tutto l’arco della giornata, così riuscendo a garantire al sodalizio proventi giornalieri pari a circa 80.000 euro.

L’operazione della cattura del latitante costituisce un ulteriore importante risultato dell’ampia strategia di contrasto della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale che ha consentito di trarre in arresto, in esecuzione di numerose ordinanze cautelari, dal gennaio 2015 fino ad oggi, complessivamente oltre 60 persone per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, e di fare piena luce su alcuni omicidi avvenuti tra il 2006 ed 2011, disarticolando definitivamente il gruppo dei fratelli Nizza.