Sequestro beni per 30 milioni ad Aldo Berti, anche locali della Dolce vita

Cafe Veneto e altri locali sequestrati a aldo BertiRinomati bar e ristoranti della “Dolce vita” romana, insieme a immobili, auto, esercizi e quote societarie per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro riconducibili al noto imprenditore 67enne, Aldo Berti, sono stati sequestrati dai Finanzieri del Comando provinciale di Roma che hanno dato esecuzione a un decreto della Sezione misure di prevenzione del Tribunale capitolino.

Tra i locali storici che spiccano nel sequestro ci sono il noto ristorante Cafè Veneto, di via Veneto; il Barrique, di via Cavour; lo Squisito Chalet, zona Eur; All bi one, di via Cavour, zona Fori Imperiali; Subura Miscela e Fuoco, di via Cavour, zona Fori Imperiali; Toy Room, disco club con brand internazionale, di via Veneto; l’attiguo Franky’s Kitchen; lo Squisito Cook, di via del Colosseo; il White Cafè, di via del Tritone; Gustando Roma, di via Cavour; Il Molo (ex Bastianelli al Molo), di Fiumicino.

Il provvedimento eseguito dagli specialisti del Gruppo tutela spesa pubblica del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma dimostra, ancora una volta, l’efficacia dell’azione sinergica dell’Autorità Giudiziaria e della Guardia di Finanza nell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dai soggetti “socialmente pericolosi”.

L’attività si inserisce nel contesto di una più ampia indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica e ha consentito di individuare in Aldo Berti, classe 1949, già noto alle Forze di Polizia e già condannato dal Tribunale capitolino per reati fallimentari, ritenuto il reale dominus di un articolato sistema societario attraverso il quale ha “schermato”, nel tempo, un ingente patrimonio – del tutto sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale – frutto del reimpiego dei proventi dell’attività delittuosa e, soprattutto, di una pianificata evasione fiscale e contributiva che gli ha consentito di sottrarre al Fisco e all’INPS oltre 50 milioni di euro.

A Berti è riconducibile, di fatto, la gestione di 23 società, formalmente intestate a compiacenti “prestanome”, le quali, attuando un complesso sistema di partecipazione al capitale, assunzione e dismissione di cariche societarie, nonché fittizie acquisizioni e cessioni di azienda, hanno sistematicamente omesso la presentazione delle dichiarazioni fiscali e il versamento delle ritenute e dell’IVA ed effettuato indebite compensazioni tributarie, per poi cedere il passo, dopo due o tre anni di operatività, a nuovi soggetti giuridici destinati a replicare lo stesso meccanismo di frode.

Oltre al sequestro dei locali citati della movida romana, di cui alcuni evocano i fasti della Dolce Vita capitolina nel dettaglio vi sono il capitale sociale e dell’intero patrimonio aziendale di 23 società, gran parte con sede a Roma, operanti prevalentemente nel settore della ristorazione, della somministrazione di alimenti e bevande e della grande distribuzione; di quote di partecipazione al capitale di altre 3 società; di un ipermercato; di 9 unità immobiliari; di un’autorimessa per parcheggio ad ore; di 9 veicoli e di conti correnti e titoli.