Compensavano debiti con crediti inesistenti, 7 arresti a Milano

La mafia catanese a Milano, 15 arresti nel clan LaudaniI militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e personale della Squadra Mobile della Questura di Milano, proseguendo nello sviluppo delle indagini condotte nell’ambito dell’indagine denominata “Security”, hanno dato esecuzione nei giorni scorsi all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Gip del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia (procuratore aggiunto Ilda Boccassini e pm  Paolo Storari), a carico di 7 soggetti, a vario titolo accusati di indebita compensazione di debiti erariali con crediti tributari fittizi ed emissione di fatturazioni per operazioni inesistenti, con l’aggravante di aver utilizzato il metodo mafioso.

Dopo l’esecuzione delle misure coercitive personali e reali, avvenuta il 15 maggio 2017, sono stati ulteriormente approfonditi alcuni spunti investigativi, emersi nella parte finale dell’indagine, relativi a contatti che alcuni degli indagati (Luigi Alecci, Emanuele Micelotta e Giacomo Politi) avevano intrattenuto con un gruppo criminale di persone di origini pugliesi, da anni radicato in provincia di Milano, facenti capo al pluripregiudicato cerignolese Antonio Saracino.

Stando a quanto emerso dalle indagini, quest’ultimo, grazie alla presunta compiacenza del commercialista foggiano Ruggiero Massimo Curci e di ulteriori 3 presunti sodali (Luigi Sorrenti, Antonino Catania e Giuseppe D’alessandro), sarebbe stato in grado di agevolare, con illecite modalità, la fase di liquidazione delle citate cooperative, ricorrendo ad un presunto sistema fraudolento, finalizzato al mancato pagamento dei debiti erariali e previdenziali, mediante l’indebita compensazione degli stessi con crediti fittizi e solo figurativi, in realtà mai maturati.

È stato accertato che gli indagati facenti parte del “gruppo pugliese”  hanno utilizzato 4 società cooperative (Fast Work Fedel. Green Coop ed Easy Job), tutte operanti nel settore della logistica ed aventi sede amministrativa di fatto in Desio (Monza Brianza), al fine di perpetrare le illecite finalità dell’organizzazione criminale a loro riconducibile.

Il compenso per il servizio veniva determinato in proporzione all’importo indebitamente compensato, risultando dovuta una somma oscillante fra il 35% ed il 40% del debito estinto. Tale corrispettivo, soltanto in alcuni casi, veniva pagato in contanti, dal momento che gli indagati disponevano, altresì, di un sistema di ricezione di tale prezzo del reato ben più sofisticato, che prevedeva il ricorso a false fatturazioni per il tramite della società cooperativa Queen Service, anch’essa riconducibile all’organizzazione criminale.

Secondo l’accusa, il sodalizio era capeggiato da Antonio Saracino, il quale impartiva le principali direttive e, consapevole della caratura criminale di Luigi Alecci e dell’appartenenza di quest’ultimo all’organizzazione mafiosa dei “Laudani”, intratteneva i rapporti con i principali indagati Emanuele Micelotta, Giacomo Politi e Alfonso Parlagreco, al fine di procedere alla liquidazione volontaria delle cooperative “Alstom Servizi Integrati Società Cooperativa”, ed “Alstom Servizi Logistici Soc. Coop”, consorziate nel gruppo Sigilog, atteso il forte indebitamento delle stesse nei confronti dell’Erario e dell’Inps.

Nel complesso, la nuova attività investigativa ha consentito di accertare un’evasione scaturita dall’indebita compensazione, quantificata in 4.885.887,95 euro, per la quale la Dda di Milano ha emesso un Decreto di sequestro preventivo d’urgenza, con cui ha disposto il sequestro, anche per equivalente, della predetta somma, già eseguito per intero a carico dei soggetti indagati.

Successivamente, la medesima autorità giudiziaria sulla scorta degli elementi probatori sopra descritti, ha richiesto ed ottenuto dal gip del Tribunale di Milano l’emissione di un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, nei confronti di Luigi Alecci, Giacomo Politi, Emanuele Micelotta, Alfonso Parlagreco (tutti già detenuti sulla scorta delle precedenti misure cautelari emesse nell’ambito del
presente procedimento), Antonio Saracino, Giuseppe D’alessandro e Antonino Catania, per le ipotesi di reato di indebita compensazione, circostanze aggravanti per i consulenti fiscali, nonché con aggravante per l’utilizzo del metodo mafioso.

È stato, altresì, eseguito un ulteriore Decreto di sequestro preventivo, disposto d’urgenza dal Pubblico Ministero nei confronti del commercialista foggiano Ruggiero Massimo Curci, per la complessiva somma di 325.314,90 euro, costituente il corrispettivo incassato dal professionista per l’illecita attività svolta.

Ad oggi, i sequestri complessivamente disposti dall’Autorità giudiziaria ed eseguiti nell’ambito dell’indagine “Security”, riferiti a beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie ammontano complessivamente a quasi 6,7 milioni di euro.