Fmi: "20 anni per arrivare al 2007". Italia in Povertà fino al 2035

FMI: ITALIA IN "POVERTA'" PER ALTRI 20 ANNI - Un anziano fruga tra i rifiuti a Roma
FMI: ITALIA IN “POVERTA'” PER ALTRI 20 ANNI – Un anziano fruga tra i rifiuti a Roma. (Ansa/Montani)

Italia all’anno zero. Per arrivare al “benessere” del 2007, ossia agli anni pre-crisi, ci vorranno almeno 20 anni. I giovani di oggi saranno costretti a fare le valigie con una situazione di buio totale come quella prospettata dal Fondo monetario internazionale le cui stime superano di gran lunga quelle realizzate finora da analisti, associazioni di categoria e della stessa Commissione europea la quale aveva stimato la piena uscita dalla crisi nel lontanissimo 2023. L’Italia è destinata in sostanza a rimanere in “povertà” per due lunghi lustri, mentre la Finanza corre, muta e influenza in un meno di un minuto trasferendo con un click centinaia di miliardi di euro da un continente all’altro. Paese azzerato e condannato a vivere nell’indigenza, da parte della Troika, che ha cancellato il futuro dei giovani e la legittima aspirazione a vivere dignitosamente.

“Senza una significativa accelerazione della crescita, ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi”, scrive il Fondo monetario internazionale nell’Articolo IV per l’area euro, sottolineando che la disoccupazione nell’area euro è “alta e “probabilmente lo resterà per del tempo”. Appunto per 20 anni, almeno, quando i giovani di oggi saranno quasi nella terza età. E andrà molto peggio con le stime di crescita dello zero virgola che dicono sia dal Tesoro che “autorevoli” istituti statistici. L’Italia è ferma in questa Ue. Non cresce e subisce la crescita degli altri. Un quadro disastroso, che smorza ogni ambizione, di gran lunga peggiore di quello emerso nel primo e secondo dopoguerra.

La ripresa nell’area euro, dicono si stia rafforzando, con il Pil che accelererà dal +1,5% del 2015 al +1,7% del 2016: i rischi all’outlook sono più bilanciati ma restano vulnerabilità. La crescita potenziale, stimata all’1% nel medio termine, è bassa per ridurre la disoccupazione. Il ridotto potenziale di crescita aumenta i rischi di stagnazione. Il quantitative easing della Bce funziona: “ha migliorato la fiducia, le condizioni finanziarie e aumentato le aspettative di inflazione”, scrive ancora il Fmi, evidenziando che l’area euro deve adottare un approccio ampio per rafforzare la domanda interna soprattutto nei paesi in surplus; pulire i bilanci delle banche; e accelerare nelle riforme strutturali per aumentare le produttività e rafforzare la governance economica”.

Per il Fondo monetario guidato da Lagarde l’Italia deve “aumentare l’efficienza del settore pubblico e migliorare quella della giustizia civile”. Ma, la raccomandazione è simile a quella fatta alla Grecia: “Migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e aumentare la concorrenza nei mercati dei prodotti e dei servizi”. E’ necessario, secondo il Fondo monetario, “adottare e attuare la prevista riforma della Pubblica amministrazione che dovrebbe includere riforme all’approvvigionamento dei servizi pubblici locali, delle gare pubbliche e della gestione delle risorse umane”.

L’Fmi chiede all’area euro “di usare, se necessario, tutti gli strumenti disponibili per gestire i rischi di contagio che potrebbero partire dalla Grecia”. “Anche se la reazione del mercato al recente passaggio del pacchetto di riforme in Grecia è stata positiva, ulteriori episodi di significativa incertezza e volatilità dalla situazione” greca “non possono essere esclusi”.

“Gli strumenti a disposizione dell’area euro sono adeguati per affrontare un possibile contagio nel breve termine dalla Grecia” anche se “non ci aspettiamo un reale contagio” e questo anche perche’ l’esposizione diretta alla Grecia degli altri paesi dell’area euro e’ limitata, afferma il Fmi, invitando a completare l’unione bancaria.

“Gestire il potenziale contagio dalla Grecia richiederà azioni tempestive ed efficaci” mette in evidenza il Fmi, precisando che l’impatto potenziale del contagio è più basso rispetto ad alcuni anni fa, riflettendo in parte” le misure messe in campo dalla Bce. “La situazione in Grecia – scrive ancora il Fondo monetario internazionale “è fluida ma resta fonte di incertezza. Per gestire i rischi di contagio, la politica deve essere pronta a usare, e se necessario adattare, l’intero arsenale di strumenti disponibili. La Banca centrale europea deve assicurarsi che le banche continuino ad avere accesso a un’ampia liquidità. Se le condizioni finanziarie” peggiorassero la Bce dovrebbe “considerare un ulteriore allentamento della politica monetaria con l’espansione del programma di acquisto di asset”. L’area euro ha una maggiore capacità di gestire i rischi potenziali dalla Grecia”, paese oramai condannato a vivere nel terzo mondo per almeno 60 anni. Neanche al Nazismo sarebbe riuscita una simile e raffinata operazione di ingegneria finanziaria di questa portata.