Libia, “Egitto offre sostegno militare all’Italia contro l’Isis”

Il ministro della Difesa egiziano Sedky Sobhy e il capo dell'intelligence italiano Marco Minniti
Il ministro della Difesa egiziano Sedky Sobhy e il capo dell’intelligence italiano Marco Minniti

Missione al Cairo ieri per il sottosegretario di Stato con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, all’indomani dell’escalation di violenza in Libia e dopo che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha espresso un secco no all’ipotesi di un intervento armato nell’area contro lo Stato islamico.

L’esponente del governo italiano ha incontrato il ministro della difesa egiziano, generale Sedky Sobhy per fare il punto – scrivono i giornali egiziani – sull’attuale situazione nei paesi rivieraschi dopo l’avanzata delle milizie islamiche.

L’incontro tra il capo dell’esercito egiziano che ha guidato l’offensiva contro l’Isis e Marco Minniti è stato centrato sui problemi nella regione araba, in particolare gli ultimi sviluppi in Libia alla luce del peggioramento delle condizioni di sicurezza nonché la proliferazione di armi in mano all’organizzazione terroristica che sta destabilizzando tutto il Medio Oriente.

Italia ed Egitto hanno condiviso la necessità di sforzi internazionali “concertati” tra i paesi interessati per trovare una via d’uscita alla crisi libica.

Minniti ha fortemente lodato l’intervento militare egiziano al fine di sradicare il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, e ha espresso a nome dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi le condoglianze al governo di Abd al-Fattah al-Sisi per l’atroce esecuzione dei 21 copti egiziani decapitati dai guerriglieri islamici. Il capo dell’intelligence italiana ha ribadito il sostegno dell’Italia all’Egitto nella sua guerra contro l’etremismo islamico.

Per i media italiani, Minniti sarebbe volato al Cairo non per incontrare il generale Sobhy bensì per consegnare una lettera di Renzi al presidente egiziano al-Sisi. Ipotesi fatta trapelare ufficiosamente ma senza svelare il contenuto della presunta lettera, la quale resta un mistero. Cosi fosse, la motivazione del governo apparirebbe troppo “debole” per inviare il capo dell’intelligence italiana al Cairo con questo messaggio: era sufficiente un telegramma o una telefonata  di cordoglio.

Secondo fonti egiziane, l’incontro tra il sottosegretario con Sedky Sobhy, dietro le formalità e la cordialità tra due paesi “amici”, sarebbe servito anche a parlare di una “strategia di riserva”, un piano B alternativo al “No” dell’Onu, qualora l’Italia dovesse subire attacchi terroristici nel suo territorio. L’Egitto “si impegnerebbe a fornire alla difesa italiana sostegno logistico e militare se gli eventi dovessero precipitare”. Il Cairo sarebbe anche pronto ad “un’azione militare fuori dalla “cornice internazionale” per prendere il controllo dei porti libici” da dove l’organizzazione vorrebbe infiltrare terroristi sui gommoni, destinazione Italia. Il nostro paese, nella sostanza, accetta, al momento, le indicazioni Onu ma si prepara ad un eventuale scontro militare per neutralizzare la minaccia.

Il governo italiano è fortemente preoccupato per le continue provocazioni delle milizie estremiste. Minacce sottovalutate dal palazzo di Vetro dell’Onu che sta mostrando la sua consueta lentezza e “debolezza” nell’affrontare il caso del terrorismo islamico targato Is, nonostante le allarmanti notizie che giungono da tutto il Medio Oriente, Turchia compresa. A News York hanno infatti dovuto attendere che fosse il governo egiziano a richiedere la discussione al Consiglio di Sicurezza. Altrimenti nessuno avrebbe mai trattato il caso.