Isis, attacco kamikaze in tre moschee dello Yemen. 140 morti e 350 feriti

L'interno della Moschea distrutto dall'attacco kamikaze L’Isis colpisce ancora. Un attacco kamikaze è stato compiuto in tre moschee schiite in Yemen: due a Sanaa e una a Saada, nel Nord del Paese. Secondo la televisione Al Masirah, di proprietà dei ribelli Huthi che controllano la capitale yemenita,  il bilancio è di 137 morti e 345 feriti, tutti a Sanaa perchè a Saada sarebbe morto soltanto l’attentatore.

Gli attacchi a Sanaa sono avvenuti durante la preghiera collettiva del venerdi. Un kamikaze si è fatto saltare in aria nella moschea Badr, nel Sud della città, e un altro ha seguito il suo esempio all’esterno mentre i fedeli fuggivano atterriti.

L'interno della Moschea distrutto dall'attacco kamikazeUn terzo attentatore ha azionato la cintura esplosiva che portava su di sé nella moschea di Al-Hashahush, nel Nord di Sanaa. Secondo una fonte medica, tra le vittime vi è un importante religioso Huthi, Al Murtada bin Zayd al Muhatwari, Imam della moschea di Badr. Nessuno ha finora rivendicato gli attentati, ma i primi sospettati sono i miliziani di Al Qaida nello Yemen, che gli Usa considerano la branca piu’ pericolosa della rete terroristica a livello globale.

L'interno della Moschea distrutto dall'attacco kamikazeL’Isis ha rivendicato gli attacchi alle moschee, afferma il sito Site Intelligence Group, che monitora l’attività dei jihadisti online. L’Isis, scrive Site in un tweet, ha rivendicato “cinque attentati suicidi a moschee houthi nei governatorati yemeniti di Sanaa e Saada”. Poco prima, anche Rita Katz, la direttrice di Site, aveva scritto in un tweet che in alcuni account Twitter collegati all’Isis avevano affermato che lo Stato islamico è “dietro le cinque operazioni suicide di oggi in Yemen: quattro a Sanaa e una a Saada contro moschee houthi”.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, “condanna fermamente” gli attacchi terroristici a Sanaa, in Yemen, e lancia un appello a tutte le parti nel Paese a “cessare immediatamente le azioni ostili ed esercitare la massima moderazione”. “Tutte le parti devono rispettare gli impegni presi per risolvere le divergenze con mezzi pacifici – ha affermato in una nota del Palazzo di Vetro – e dovrebbero impegnarsi in buona fede nei negoziati facilitati dalle Nazioni Unite al fine di raggiungere un accordo”.

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