Disastro A320 della GermanWings, avanza lo "spettro" del terrorismo

Un elicottero sorvola sul luogo del disastro
Un elicottero sorvola sul luogo del disastro

C’è l’ombra del terrorismo dietro il gravissimo disastro aereo di martedi sulle Alpi merdionali francesi? Le autorità non citano lo “spettro”, ma cominciano a pensarlo per esclusione degli altri fattori.

Un mistero che solo l’analisi delle scatole nere, fra l’altro danneggiate, può aiutare a chiarire i motivi del disastro. Un incidente che risulta “inspiegabile” per tutti gli esperti e addetti ai lavori.

Le autorità stano battendo tutte le piste percorribili per risalire alle cause dello schianto. I punti oscuri sono tanti. Il primo che è appena balzato agli occhi del Bea – l’agenzia francese per la sicurezza dell’aviazione civile – è perché i piloti non abbiano lanciato immediatamente il famoso “mayday – mayday” e per quali motivi non abbiano risposto a tre contatti radio da terra.

Hanno avuto circa 15 minuti per farlo; da quando cioè l’aereo si trovava a quota 38.000 piedi (circa 11.500 metri) per poi cominciare a scendere progressivamente appena entrati nello spazio aereo francese. L’Airbus non è caduto in picchiata come si pensava in un primo momento: “E’ sceso ad un ritmo normale”, fanno sapere gli investigatori.

GLI ELICOTTERI SORVOLANO IL LUOGO DEL DISASTRO

Né si tende ad accreditare l’ipotesi di una esplosione a bordo. I rottami sembrano concentrati nel raggio di un chilometro. Inoltre, una eventuale “palla di fuoco” nei cieli sarebbe stata notata dagli abitanti delle città sottostanti.

Le condizioni climatiche erano normali o comunque tali da permettere un volo in tutta sicurezza. Un dato confermato da molti piloti (che volano in condizioni meteo molto peggiori) e dagli stessi istituti di rilevamento climatico.

Tra le ipotesi più accreditate vi è la depressurizzazione del vettore che sarebbe potuta avvenire a seguito dell’apertura o perdita di un componente o un guasto improvviso al sistema di ventilazione oppure ancora per una repentina perdita di carburante. Come già successo in passato, questa ipotesi avrebbe potuto causare ipossia, ossia l’annebbiamento dei sensi dei piloti per carenza di ossigeno. Per questi casi gli aeromobili sono dotati di mascherine ad hoc che consentono a membri dell’equipaggio e passeggeri di indossarle al volo (al bisogno cadono giù da sole) e continuare a respirare fino a quando l’aereo raggiunge una quota di “sicurezza” per l’ossigeno. A detta di molti comandanti, fra l’altro, è quasi impossibile che l’aereo precipiti, perché si attiva il pilota automatico mantenendo rotta e altitudine. La compagnia ha spiegato che il velivolo era in perfette condizioni, nonostante i suoi 24 anni di vita.

Il cockpit (cabina di pilotaggio) di un Airbus 320
Il cockpit (cabina di pilotaggio) di un Airbus 320

Negli anni trascorsi ci sono stati casi di depressurizzazione, pare anche su uno degli aerei della flotta GermanWings – Lufthansa. Un caso in particolare di depressurizzazione “fatale” è avvenuto sul volo cipriota della Helios Airways 522, precipitato con 121 persone in Grecia nell’agosto del 2005. L’aereo era andato in “tilt” poiché i piloti avrebbero azionato il sistema di pressurizzazione manuale anziché quello automatico. In questo caso, come venne accertato dalle commissioni d’inchiesta, vennero comunque giù le mascherine dell’ossigeno e i piloti riuscirono a comunicare più volte sia con la torre di controllo che con la compagnia prima di perdere i sensi e schiantarsi con i serbatoi a secco.

Oltre alle scatole arancioni, per comprendere se la causa del disastro GermanWings sia stata la depressurizzazione (ovvero un caso di decompressione esplosiva), è importante esaminare i poveri resti. Esistono tecniche che consentono di accertare se la morte è avvenuta a bordo per assenza di ossigeno oppure a seguito dello schianto. Ci vorrà comunque del tempo poiché le operazioni di recupero avvengono in un contesto estremamente difficile. Si parla di settimane.

Tornando dunque al principale mistero -il mancato Sos da parte dei piloti – si fa strada l’ipotesi di un possibile sabotaggio. Le autorità riferiscono che “non è la pista privilegiata”, ma non la escludono. L’aereo non precipita in picchiata ma perde quota in modo “normale”, cioè senza “traumi” per i passeggeri, né brusche virate da parte dei piloti. E si schianta frontalmente con il massiccio montuoso a oltre duemila metri di quota. Gli investigatori, come da prassi, stanno esaminando nei minimi dettagli la lista dei passeggeri per capire se a bordo vi fossero elementi sospetti riconducibili ad organizzazioni terroristiche. Non si esclude nemmeno “un’accertamento” sui membri dell’equipaggio: una volontà suicida da parte dei piloti?

Dopo l’11 settembre è vero che sono stati rafforzati i sistemi di sicurezza. Per entrare in una cabina di pilotaggio è oggi “un’impresa”, ma non improbabile se si ricorre a degli “escamotage”. Tuttavia, in questo caso manca il “movente politico” poiché i terroristi prediligono azioni eclatanti da compiere su obiettivi conosciuti per comunicare nell’immediato il “terrore” e la loro forza di minaccia. Una pista che sembrerebbe non convincere fino in fondo le autorità. Quel che però “inquieta” e alimenta i sospetti, è il silenzio radio dopo l’inizio della discesa verso la morte…Appunto, inspiegabile!

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