Siria, l'Isis assedia Palmyra, sito dell'Unesco. "Uccise 26 persone"

Il sito archeologico di Palmyra in Siria
Il sito archeologico di Palmyra in Siria sotto assedio dell’Isis

Ventisei persone sono state uccise dall’Isis in un villaggio vicino Palmyra, nell’est della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio siriano dei diritti umani che sottolinea che 10 vittime sono state decapitate. “Gli jihadisti – afferma la Ong – hanno giustiziato 26 civili, di cui 10 per decapitazione, per la loro collaborazione con il regime”.

Dopo aver devastato diversi siti archeologici in Iraq, gli jihadisti dell’Isis ora minacciano Palmyra in Siria, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. E’ l’allarme lanciato dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, dopo la sconfitta dei soldati del regime di Bashar al Assad nei pressi del sito archeologico.

Come ha sottolineato il direttore dell’Ong, Rami Abdel Rahman, “Palmyra è minacciata, l’Isis ha conquistato tutte le postazioni dell’esercito” tra Al-Sukhnah e il sito archeologico, ritrovandosi a meno di due chilometri dalle rovine, nella sua avanzata verso la cittadina. A Palmyra si trovano le rovine di una grande città, considerata uno dei principali centri culturali del mondo antico.

I suoi templi e il colonnato, celebri in tutto il mondo, sono in pericolo se gli jihadisti dovessero arrivarci, replicando le distruzioni compiute a Nimrud e Hatra in Iraq. Proprio per affrontare questa minaccia è in corso al Cairo una conferenza internazionale.

Il direttore delle antichità siriano, Maamoun Abdulkarim, ha confermato la minaccia: “Se la città cade, sarà una catastrofe internazionale, una ripetizione delle barbarie e dei saccheggi che abbiamo visto a Nimrud, Hatra e Mosul”, dove le milizie islamiche hanno distrutto millenni di storia artistica e culturale di inestimabile valore.

La moderna città di Tadmur ospita 1.800 famiglie, scappate da Al-Sukhnah, caduta mercoledi nelle mani degli jihadisti, tra ingenti perdite per entrambe le parti, con 70 morti per l’esercito siriano e 40 per l’Isis, tra cui due comandanti. Secondo i siti web jihadisti, uno di questi è Abu Malik Anas al-Nashwan, apparso in un video dell’Isis in cui vengono decapitati 28 cristiani etiopi ed eritrei in Libia.