Grexit crea panico in Europa. Merkel: "Sarà la fine dell'Ue".

il parlamento Greco ha deciso il referendum sul GrexitGrexit crea panico in Europa. Il referendum indetto da Alexis Tsipras sta facendo tremare il vecchio continente.

E una vittoria del premier greco sarebbe “la fine dell’Europa” ha detto la cancelliera Angela Merkel. La trattativa è degenerata. Il parlamento greco ha approvato la consultazione referendaria per il 5 luglio e la Troika non dorme sonni tranquilli per l’esito che potrebbe cambiare la storia dell’eurozona.

Sono molti i leader europei e mondiali sollecitati ad un intervento di dissuasione nei confronti di colui che ha “osato” sfidare i “padroni dell’euro”. Ma Tsipras lo aveva detto chiaro che “quello imposto da Ue, Bce e Fmi è un peso insopportabile per i greci”. Risultato di questa giornata concitata è la chiusura in rosso di quasi tutte le Borse. Bruciati quasi 300 miliardi di euro, quando per salvare la Grecia ne bastavano appena due.

La trattativa è degenerata perché, ad avviso di molti, la Troika ha tirato troppo la corda per poi alla fine spezzarla. Per sintetizzarla banalmente quello di Fmi, Bce e Ue è stato comportamento paragonabile alla persecuzione che subiscono  gli indebitati con i loro usurai.

Il premier greco Alexiti Tsipras parla alla Nazione Greca su Grexit
Il premier greco Alexiti Tsipras parla alla Nazione

Questa volta hanno trovato però “l’osso duro” che potrebbe rovinare i “sogni dorati” di quanti bivaccano e si arricchiscono in questo sistema basato sulla finanza deviata, fatto di austerity per i poveri greci (e non solo) e di sconfinate ricchezze per pochi oligarchi che siedono ai piani alti del triangolo centro europeo il quale teme effetti di emulazione a catena che li porterebbe a perdere il totale controllo sul castello di banconote che si sono costruiti in modo artificioso, senza la volontà dei popoli sovrani.

L’opposizione a oltranza alle richieste di Tsipras che, va ricordato, vince le elezioni con lo slogan “basta austerity”, è stata percepita come uno schiaffo alla volontà popolare. Un po’ per dire: “I popoli europei possono votare contro di noi, ma poi dovranno allinearsi alle nostre direttive e alle nostre posizioni”, è il messaggio monotono dell’Ue. Quindi a che serve votare, ci si chiede? Il fatto di rendere vano il voto anti-austerity ha fatto infuriare i greci. Da qui la mossa coraggiosa del premier che ha avuto l’ardire di dire no ai potenti della Troika.

LE REAZIONI Merkel, Europa deve trovare un compromesso “Se fallisce l’euro fallisce l’Europa”, ha detto Angela Merkel, parlando in occasione dei 70 anni della Cdu. “L’Europa deve essere in grado di trovare un compromesso di fronte ad ogni sfida”. Dobbiamo constatare che una volontà per un compromesso del genere non c’era. Per questo è stato indetto il referendum. Se dopo il referendum il governo greco chiedesse di trattare non rifiuteremo le trattative”, ha sottolineato la cancelliera tedesca.

Renzi: “Questo è derby tra euro e dracma” “Il referendum greco non sarà un derby tra la Commissione europea e Tsipras, ma un derby dell’euro contro la dracma. Questa è la scelta”, scrive su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

N€IN all'Ue dei Banchieri e della Finanza speculativa. Grexit fa tremare i potenti
N€IN all’Ue dei Banchieri e della Finanza speculativa. Grexit fa tremare i potenti

Padoan: “esposizione Italia è di 35,9 miliari” “L’esposizione dell’Italia nei confronti della Grecia è di “35,9 miliardi”. Lo dice il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Su Twitter il ministro scrive che “circolano dati sbagliati su esposizione diretta Italia verso la Grecia: tra prestiti bilaterali e garanzie (calcoli aggiornati ESM) è 35,9 miliardi”.

Obama parla con Hollande, rilancio trattative Per evitare il Grexit il presidente americano, Barack Obama, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese, Francois Hollande, sulla Grecia. I due leader si sono detti d’accordo sulla necessità di rilanciare le negoziazioni. Lo afferma il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Obama ha parlato di recente già in varie occasioni con la cancelliera tedesca Angela Merkel e Hollande. Colloqui durante i quali – afferma Earnest – Obama ha messo in evidenza l’importanza di sviluppare un pacchetto di riforme e finanziamenti che consenta alla Grecia di ”tornare alla crescita e alla sostenibilita’ del debito”. La Casa Bianca ha sottolineato che “l’economia Ue, non è forte come vorremmo”.

Tusk, con campagna “no” meno spazio per negoziato “Ogni governo ha il diritto di indire un referendum, che noi rispettiamo, e non è mio diritto interferire”, ma se “il governo fa campagna per un forte “no”, il risultato di un tale referendum lascia ancora meno spazio per il negoziato”. Così sulla crisi greca il presidente Ue Donald Tusk al termine del vertice Ue-Cina sul Grexit.

Eurogruppo vuole riparare errori sulle trattative La conferenza dei capigruppo Ue ha approvato a larghissima maggioranza, astensione del solo Ppe, la richiesta avanzata da Gianni Pittella (S&D) a Jean Claude Juncker, di tenere nelle prossime ore un Eurosummit straordinario, evidentemente per cercare di parare i contraccolpi del Grexit.

Presidente dell’Europarlamento Martin Schulz per il “Si”

“Chiedo al popolo greco di votare sì al referendum: si tratta di un piano che pone basi serie per lo sviluppo”. Dopo Juncker, anche il Presidente dell’Europarlamento Martin Schulz si schiera a favore del si. “Sono pronto a spendermi perchè la Grecia rimanga nell’Ue”, ha concluso.

CINA PER UN ACCORDO

La Cina “ha interesse” che la Grecia rimanga nell’Eurozona. In sostanza no al Grexit, ha detto il premier cinese Li Kequiang durante la sua visita a Bruxelles. “Chiediamo ai creditori internazionali di raggiungere un accordo con Atene”. “Abbiamo piena fiducia nell’Ue” e “la Cina è pronta a giocare un ruolo costruttivo”.

I timori di un Grexit allarmano i mercati e tutto lo schieramento della Troika, che ha oleato e messo in moto la macchina della propaganda, soprattutto attraverso i media di regime, per ottenere un risultato che avrebbe ottenuto se solo avesse avuto orecchie per ascoltare il grido dei greci. Angela Merkel ne sa qualcosa e si spiega così il silenzio di queste settimane rotto oggi per dire una grande ovvietà: che se Tsipras vince è finita l’Europa. In realtà finisce questa Ue che ha stretto troppo il cappio al collo dei popoli. E forse è meglio che finisca: sia l’Ue dei burocrati sia la moneta unica che sta affamando i cittadini.

Gli stati membri tornino alle monete nazionali e ricomincino dal 1999, data di entrata in vigore della moneta che doveva salvarci ma ci ha fatto precipitare in un baratro. L’Italia nel ’92, sotto attacco speculativo (Soros), per salvaguardarsi svalutò la lira del 30 percento, fece stampare 100miliardi di lire e messe in circolazione e triplicò la crescita. Di quale baratro parlano. Gli stessi Usa e il Giappone a fronte della crisi hanno stampato moneta e messo liquidità nei loro paesi. Risultato? Che gli Usa, da cui è stata generata la crisi nel 2007, crescono oggi al ritmo del 6 percento l’anno. Il Giappone pure. L’euro zona è sotto zero, uno zombie che cammina, eccetto gli azionisti di maggioranza come la Germania.

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