Referendum Grecia, Krugman e Stiglitz: Perché votare "No"

Referendum Grecia όχι significa NO nai significa SI“Referendum Grecia”. E’ questa la notizia che da giorni campeggia su tutti i media dell’eurozona. Il timore che il popolo greco, già schiacciato da una recessione impressionante, fa tremare gli azionisti di maggioranza dell’Ue, Germania in primis.

Per dirla con una mefatora la Grecia oggi è un malato allo stato terminale cui gli si chiede di proseguire la cura imposta dalla Troika che lo sta portando alla tomba. Il malato dice basta:

“Tentiamo una cura alternativa. Chissà, magari sopravviverò, non potrei andare oltre il fondo del baratro in cui mi trovo”. E nessuno può immaginare come andrà se dovesse vincere la linea del “No” promossa da Tsipras. Per il semplice fatto che non c’è mai stato un referendum del genere. E allora perché non provare.

Molto calzante anche l’esempio dell’usuraio. La Grecia si è rivolta allo strozzino per risolvere dei problemi. L’usuraio (Fmi, Bce e Ue) gli presta i soldi ma la pressa e la ricatta per la restituzione del capitale più interessi da capogiro. A questo punto lo Stato si ribella e dice “basta, ti denuncio!”. La vittima, va dal popolo e chiede loro un referendum per sapere se restituire il denaro allo strozzino o no. Una cosa sembra essere certa: è che la Grecia con la cura della Troika si trova in un vicolo cieco, senza scampo.

Da sinistra Krugman, (per il NO) Stiglitz (per il NO) e Pissarides (per il SI)  Referendum Grecia
Da sinistra Krugman, (per il NO) Stiglitz (per il NO) e Pissarides (per il SI)

Mancano due giorni al referendum dal premier Alexis Tsipras. Tre Premi Nobel all’economia si schierano con motivazioni diverse su fronti opposti. Joseph Stiglitz e Paul Krugman sono per il “No”, cioè per bocciare il piano dei creditori di Bce, Fmi e Ue, mentre Christopher Pissarides spinge per il “Si”, al fianco della Troika.

Joseph Stiglitz: “Se vince il “Si”, depressione infinita. I giovani pagheranno il conto più salato” 
“Dire si al referendum significherà una depressione infinita”, dice Stiglitz, spiegando che mentre la Grecia otterrà gli aiuti, la sua gente e soprattutto i giovani pagheranno “il prezzo più salato”. Il risultato, dice, potrebbe essere quello “di un paese impoverito che ha svenduto tutti i suoi beni”.

Secondo il professore della Columbia University, la cura da cavallo imposta dalla Troika – Ue, Bce, Fmi – ha provocato un crollo senza precedenti del Pil, -25% negli ultimi cinque anni, e fatto schizzare a livelli record la disoccupazione in Grecia, con quella giovanile oltre il 60%. Inoltre, sottolinea Stiglitz, viene chiesto ad Atene di raggiungere un avanzo primario del 3,5% entro il 2018.“Una misura tanto punitiva da aggravare ulteriormente la crisi”, afferma il Premio Nobel, invitando quindi i greci a votare “no” per mettere fine ad un’austerità senza fine.

Paul Krugman: “Meglio per la Grecia uscire dall’euro. Una svalutazione della dracma potrebbe spianare strada a ripresa come avvenuto in altri paesi”
Sulla stessa linea di Stiglitz si schiera anche Paul Krugman. “La Grecia deve votare ‘no’ e il governo deve essere pronto a uscire dall’euro”, afferma l’economista. “La troika vuole proseguire all’infinito con le stesse politiche di austerità. Dov’e’ la speranza in questo”? si domanda Krugman. “Forse sarebbe meglio per la Grecia uscire dall’euro e tornare alla dracma” perché “una svalutazione della moneta non creerebbe una situazione più caotica di quella che c’e’ adesso e potrebbe spianare la strada ad una possibile ripresa, come è già avvenuto altre volte in altri paesi”, spiega il Premio Nobel.

Christopher Pissarides: “Se dovesse vincere il No si entrerebbe in un vicolo cieco”
“Io voterei si’ ed invito tutti a fare lo stesso perché col “no” si entrerebbe in un vicolo cieco che porterà direttamente alla Grexit”, sostiene Christopher Pissarides. Secondo l’ economista britannico-cipriota, vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2010, “non è possibile rimanere nell’euro e continuare ad avere liquidità dalla Banca Centrale Europea per far funzionare le banche” votando no. “La Grecia sprofonderà ancora di più in recessione”, sottolinea. “Con le banche chiuse i greci stanno vedendo quanto sia difficile far funzionare il sistema finanziario” di un Paese e “quindi spero votino si”. Senza un accordo ma con “una Grexit e un passaggio a una nuova dracma, per la Grecia sarebbe un disastro. Le banche collasseranno perché i correntisti preleveranno denaro dai bancomat nel timore di non di poterlo fare successivamente”.