Sale la tensione ad Atene. Se vince il "No" Tsipras "potrebbe battere moneta" come han fatto Usa e Giappone

Cordone della Polizia ad Atene e un manifestante a terra
Cordone della Polizia ad Atene e un manifestante a terra (Ansa)

ATENE – Venerdi incandescente ad Atene dove i fronti opposti del “Si” e del “No” stanno facendo comizi per cercare di convincere i cittadini a votare a favore della proposta Tsipras o per la Troika.

Circa trecento persone col volto coperto, che sarebbero sostenitori del “No”, hanno cercato di introdursi in una manifestazione del Si. Nel tentativo di forzare il cordone di polizia all’inizio di via Ermou, che si immette nella centralissima piazza Syntagma, ci sono stati brevi tafferugli con la polizia, poi tutto sembra essere tornato sotto il controllo delle forze dell’ordine greche.

Il clima che si respira ad Atene è arroventato. Centinaia di persone in coda ai bancomat per prelevare 50 euro anziché i 60 previsti. Pensionati in lacrime dopo ore di attesa estenuante per ritirare la pensione settimanale di 120 euro. Una situazione che sta di ora in ora precipitando.

Sul fronte politico ed elettorale sono incessanti gli appelli per il Si e per il No. Il premier Tsipras ha ribadito che quella posta in essere da Fmi, Ue e Bce è “un ricatto”, motivo per cui è stato “convinto” a indire un referendum poiché “la dignità dei greci è stata calpestata”. Il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha detto che se dovesse vincere il fronte del Si si dimette dall’incarico, stessa cosa potrebbe fare il primoo ministro Tsipras che ha lanciato un altro appello per il “No”, garantendo che una bocciatura darebbe ad Atene quella “forza” negoziale che le consentirebbe di strappare un taglio del debito del 30%.

Di parere contrario sia il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, secondo cui in caso di bocciatura la posizione del Paese sarebbe “drammaticamente indebolita”, nonché la posizione del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che ritiene la situazione di Atene “notevolmente peggiorata”.

DISPERATO PER LA TROIKA. Un pensionato in lacrime vicino una banca ad Atene
DISPERATO PER LA TROIKA. Un pensionato in lacrime vicino una banca ad Atene (Afp/Getty)

Atene stretta nella morsa della Troika e che solo il voto di domenica potrà dire se un eventuale default, già dichiarato da alcune agenzie di rating filo Ue, porterebbe oltre il baratro la Grecia che già da anni è di fatto nel baratro. L’austerity imposta da Bruxelles ha portato al collasso il paese e i cittadini costretti a vedersi decimate pensioni e stipendi e azzerato il potere d’acquisto.

C’è chi sostiene che al di là dell’esito della consultazione la Grecia perderebbe in ogni caso il potere negoziale con Fmi, Bce e Ue. Dall’altra parte vi sono esperti che non escludono che Atene “possa tornare a battere la Dracma o affiancare l’euro con una moneta complementare” svalutando la moneta del 40 percento e rilanciare l’economia con esportazioni (poche) e col turismo. Un po’ sulla scorta di quanto fatto dagli Usa quando chiesero alla Fed di stampare 700 miliardi di dollari da immettere in circolazione e il Giappone ha fatto la stessa cosa per uscire dalla crisi. Dollaro e Yen per qualche tempo svalutato, inflazione su, ma oggi il Pil di quei paesi supera il 5/6% di crescita l’anno.

C’è chi accusa soprattutto la Germania di questa situazione: “Anche la Grecia con miliardi di Dracma ha contribuito alla riunificazione della Germania”, costata centinaia di miliardi di euro spalmati tra i 450 milioni di cittadini europei. “Un piano Marshall solo per la Merkel (allora non c’era, ndr) che ora chiede a noi la restituzione di debiti quando loro sono stati i primi a non ripagare i loro di insoluti”, si legge sul web. In una altro post ci si chiede “come mai la Germania, uscita sconfitta dalla Seconda Guerra Mondiale, dopo la riunificazione che abbiamo pagata noi, è diventata la prima economia dell’eurozona?”. Per altro, osserva qualcun altro, “alla Germania sono stati “abbonati” i debiti di guerra”.

Intanto, la partita referendaria si gioca anche sui Social e non sono pochi i sostenitori del “No” pro Tsipras. “Forza Alexis, in Italia tifiamo tutti per te”, è un commento riferito dall’Italia ma in tutti gli angoli del pianeta da Facebook a Twitter ad altri è un coro di solidarietà globale verso il popolo greco con gli hashtag #Oxi (NO) #Greferendum e #Democracy. Democrazia, che non a caso deriva dal greco: δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere. Potere al popolo o “Governo del popolo”, inventato nell’Acropoli di Atene ed esportata in tutto il mondo occidentale.