Istanbul, terroristi al Reina arrivati in taxi e fuggiti sul Bosforo in barca?

Il Reina Club
Il Reina Club

Potrebbero essere almeno due i terroristi che hanno sterminato 39 persone al Reina Club di Istanbul. Il duo sarebbe potuto entrare separatamente nel club, uno dall’ingresso principale e l’altro dal molo del ristorante sul Bosforo, per poi fuggire con una barca a bordo del quale, ad attenderli, c’erano uno o più complici per poi dileguarsi nelle acque dello Stretto che collega il Mar Nero alla Marmara.

L’ipotesi, da accertare, sarebbe al vaglio delle autorità turche citate da media locali. Le immagini di video sorveglianza mostrano un solo terrorista sparare raffiche già all’ingresso sulla strada del ristorante. Si vedono pallottole schizzare sui tetti delle auto.

Il Reina club è uno dei più rinomati e suggestivi locali di Istanbul. Un ristorante esclusivo molto frequentato dai turisti. E chi ha colpito voleva senza dubbio colpire i “miscredenti” che Daesh ha più volte esortato a “ucciderli ovunque”, secondo quanto reso noto dal Califfato dopo le stragi al museo del Bardo a Tunisi a sulla spiaggia a Sousse. I turisti ammazzati, al momento, sono 24 su 39. La firma, dunque, è quasi certo di matrice jihadista.

GUARDA IL MOLO DA DOVE SONO FUGGITI I TERRORISTI AL REINA CLUB SUL BOSFORO

L’accesso al locale è consentito dalla strada sotto il ponte del Bosforo, dal parcheggio laterale e dal molo in mare. Ad agire forse due terroristi. Uccidere 39 persone e ferirne 70 significa avere armi e munizioni a sufficienza per compiere una strage molto sanguinosa. Cosa non impossibile per una sola persona, ma più difficile. Almeno in due sarebbero entrati all’interno del locale e hanno iniziato a fare fuoco all’impazzata colpendo gli avventori.

In quel momento nella discoteca c’erano circa 700 persone, forse più. Il bilancio sarebbe potuto essere ben più grave se il killer o i killer avessero avuto più tempo a disposizione, ma evidentemente la missione di morte prevedeva un’azione fulminea di pochi minuti, per poi svignarsela secondo un piano ben congegnato. Usare ad esempio AK-47, più noto come Kalashnikov, rende l’idea dell’irruzione lampo. Ogni caricatore permette di sparare trenta cartucce, quindi sarebbero stati usati cinque o sei caricatori. Le autorità turche indagano per accertare quanti colpi sono stati esplosi.

Lo stile dell’attacco ricorda molto quello del novembre 2015 al Bataclan di Parigi, dove più terroristi sono entrati e hanno iniziato a sparare a casaccio sulla folla provocando oltre cento morti, tra cui l’italiana Valeria Solesin.