La dignità di Giovanni Scattone e l'indignazione degli ipocriti

Giovanni Scattone
Giovanni Scattone

Se il carcere è un luogo dove fare espiare la pena e al tempo stesso “rieducare” le persone, queste persone poi debbono essere accettate dalla società, altrimenti si rischia di fare della Costituzione italiana carta straccia. Ovvero si abbia il coraggio di cambiare il codice penale e dire ai colpevoli o presunti tali: “Se prendi 5 anni per omicidio colposo, sappi che hai comunque l’ergastolo. Fine pena mai, né dentro né fuori”.

Omicidio colposo fu l’accusa per Giovanni Scattone, sancita dalla Cassazione – quindi condanna passata in giudicato – per la morte della giovane studentessa Marta Russo avvenuta alla Sapienza di Roma nel ’97.

Lui, che si è sempre professato innocente, ha scontato per intero la sua pena per omicidio colposo, lo stesso reato di cui vengono accusati pirati della strada pluriomicidi, ma che a differenza di altri, invece di anni di carcere, si fanno al massimo qualche mese e sono di nuovo a piede libero.

Senza entrare nel merito della vicenda Russo-Scattone, va detto che nessuno può indignarsi se oggi Giovanni Scattone espiando tutta la sua pena riesce a trovare un lavoro e a guadagnarsi da vivere. E’ stato riabilitato, punto. Potrebbe sentirsi indignata, come ha subito manifestato, la famiglia della povera ragazza uccisa, ma il sentimento di rabbia e rancore di un padre o di una madre, comprensibilmente, non si sarebbe placato nemmeno se quell’uomo lo avessero condannato a morte. Ferite del genere non si rimarginano mai. 

In cattedra ci sono saliti tutti. Dai “cattivi maestri” degli anni di piombo fino a gente che non sa fare una O con un bicchiere. Non si comprende perché non potrebbe salirci Scattone che è stato “rieducato” e non risulta abbia costituito bande armate per sovvertire l’ordinamento dello Stato o si sia macchiato di gravi crimini. 

L’ex assistente di Filosofia ha fatto sapere che rinuncia al lavoro perché non si sente sereno, sebbene non abbia “problemi di coscienza”. Le pressioni degli indignados hanno prodotto i loro effetti forcaioli. 

Caro Giovanni Scattone, fregatene delle pressioni del tutto indebite e quella cattedra prendila con la serenità di chi ha pagato il suo prezzo e scontato la sua pena in carcere fino all’ultimo. Sei un cittadino libero. Altrimenti sarebbe una sconfitta per te e per la Società. La tanto invocata Costituzione repubblicana all’articolo 27 recita che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Bene, sei un uomo libero che può riprendersi la propria vita dopo aver pagato errori, anche gravi, del passato. Lascia perdere “l’indignazione degli ipocriti” che in questo paese sembra uno sport praticato a sufficienza e anche male. Nessuno poteva levarti in carcere il diritto al “senso di umanità”, nessuno a maggior ragione, può negarti la dignità di vivere con un lavoro da uomo libero.