Migranti, Orbán insultato per aver chiuso l'Ungheria. Ora tutti lo imitano con muri militari

Il premier dell'Ungheria Viktor Orbán su migranti alza muri di filo spinato, gli altri paesi muri di militari
Il premier dell’Ungheria Viktor Orbán (Afp/GettyImages)

Lo hanno attaccato con tutti gli epiteti dispregiativi possibili, Viktor Orbán, il primo ministro ungherese: “Nazista, essere disumano, Hitler”. La sua colpa? Aver chiuso i confini alzando “muri” di filo spinato lungo la frontiera tra Ungheria e Serbia. “Di qua non si passa. Se ci provate vi tocca il carcere”.

L’attacco maggiore l’ha avuto nel picco di maggior affluenza quando le stazioni ungheresi, i campi aperti ai confini, le tratte ferroviarie pullulavano (e pullulano ancora) di profughi. A un certo punto il primo ministro ha deciso di usare tolleranza zero verso chi entra nel suo paese da clandestino o migrante economico irregolare, come è stato deciso di chiamarli.

Angela Merkel, dopo aver costretto la Grecia alla fame a al successivo referendum per qualche miliardo per il piano di salvataggio e dopo aver fatto piangere una bambina palestinese dicendole “Non puoi restare, qui non c’è posto per tutti”, da buona samaritana ha deciso di accogliere decine di migliaia di profughi siriani.

“Sono persone di un certo livello, istruite, educate e lavoratori. Perfette per la Germania…”, filtrava dalla cancelleria. Possiamo dire che li ha selezionati prendendosi il meglio dei migranti. Per usare una metafora ironica, Merkel passa dalla “razza ariana” alla “razza siriana”. Ha perfino stanziato 6 miliardi l’anno per l’accoglienza, la sistemazione e l’integrazione. Tutto calcolato.

I conti glieli ha fatti il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, colui che messo a ferro e fuoco la Grecia di Tsipras per gli stessi miliardi stanziati per i profughi, costringendo poi i greci dopo il referendum a stare sotto usura col mega prestito dell’Esm, il cosiddetto fondo “Salva Stati”.

Poi quando Merkel ha visto Orbán non retrocedere di un millimetro, l’Austria, la stessa nazione che riempiva d’insulti il primo ministro dell’Ungheria, l’Olanda, Francia e tutti i paesi dell’Est si sono accodati a Orbàn, rimettendo i controlli alle frontiere: “Vietato passare”. Non lo fanno coi muri di filo spinato, ma alzando muri di militari armati e in tenuta antisommossa. 

La cancelliera, anche spinta dai tanti malpancisti interni al suo paese, è stata costretta a fare marcia indietro sospendendo temporaneamente gli accordi di Schengen e ripristiando controlli ai confini. “Adesso basta, siete troppi”, ha fatto sapere ai migranti cui era stato fatto credere di poter entrare nell’Eldorado tedesco.

Adesso l’Unione europea litiga sulle quote. Tutti sbraitano contro Orbán che respinge i migranti, ma non li vogliono a casa loro. Troppo comodo. Intanto l’Unione ha annunciato di fare una guerra senza frontiere agli scafisti e ai trafficanti di esseri umani. Mossa purtroppo tardiva. Ma con questa Ue lacerata e senza una politica comunitaria, i criminali possono dormire sonni tranquilli e continuare i loro loschi traffici. Di sicuro non tremano agli annunci d’aria fritta e ipocriti dell’Europa.