Rai come Alitalia sommersa dai debiti "E io pago" avrebbe detto Totò, tra giornalisti nababbi e superconsulenti

Annamaria Tarantola

La Rai come l’Alitalia. Sommersa dai debiti. E’ profondo rosso. L’azienda di stato nei primi nove mesi dell’anno registra una perdita di 184,5 milioni di euro. Una flessione in peggioramento di circa 218 milioni al corrispondente periodo del 2011. Siamo quasi davanti a un buco come quello di Alitalia. Di chi è la colpa? La perdita è imputabile principalmente alla flessione dei ricavi pubblicitari e al costo dei grandi eventi sportivi, dice l’azienda in un comunicato al termine dei lavori del Cda presieduti da Anna Maria Tarantola (foto) e proseguiti per due giorni. [quote style=”boxed”]Un buco di centinaia di milioni di euro provocato da una contrazione degli introiti pubblicitari, ma anche dai tanti privilegi che in Rai ancora resistono[/quote] Perdita “nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni di euro”, sottolineano da Viale Mazzini.

I ricavi del Gruppo Rai nei primi nove mesi dell’anno ammontano a circa a 2.039 milioni di euro, anche qui in calo rispetto allo stesso periodo di un anno fa: meno 137 milioni. Un trend negativo determinato “principalmente dalla contrazione del fatturato pubblicitario (559 milioni di euro nel periodo considerato), in diminuzione di 114 milioni rispetto al 2011”. In controtendenza invece il trend degli investimenti pubblicitari dirottati sui canali specializzati e sul web: registrano complessivamente un incremento di circa 6 milioni di euro, in percentuale equivalente rispettivamente a un +13% sui canali specializzati e a un +30% sul web Rai.

Nessun cenno agli introiti del canone Rai che diminuisce, è vero, ma nessuno conosce la destinazione finale. Pare che anche Mediaset partecipi alla spartizione del Canone. La Rai insomma sta diventando un carrozzone pubblico (in parte privatizzato) le cui risorse (dei contribuenti) viene bruciato dai grandi conduttori e dagli stipendi da nababbo delle migliaia di giornalisti. Professionisti che guadagnano dai tremila quattromila euro fino a quindici, ventimila euro al mese, al netto di trasferte, super indennità per i giorni festivi, buoni pasto da 40/60 euro, indennità di conduzioni, vestiario, indennità notturne dalle 22, autisti, macchine blu e carte di credito aziendali (come nel caso di Minzolini). Un carrozzone che somiglia un po’ all’Alitalia per la montagna di debiti e un po’ alla Fiat, che non eroga un servizio competitivo rispetto ai concorrenti e non all’altezza dei tempi.

Chi pagherà? Certamente il pubblico, perché il potente editore, il Parlamento, sarà pronto a fare una leggina per accollare il debito agli italiani. Così chi paga il canone, ignaro di tutto, finisce per pagare due volte un servizio di informazione che lascia molto a desiderare.
Un ulteriore calo dei ricavi del Gruppo per 57 milioni di euro nell’arco di tempo di nove mesi e’ invece da imputare alla diminuzione dei ricavi commerciali e da convenzione con la Pubblica amministrazione.

Nel corso dei lavori del Cda è stato rilevato che tra i costi del 2012 ci sono quelli per i grandi eventi sportivi, risultati pari a 143 milioni di euro per la fase finale dei campionati europei di calcio di Polonia e Ucraina e le Olimpiadi estive di londra. Sono anche in atto operazioni di efficientamento in fatto di costi per beni e servizi, che hanno prodotto un risparmio di 82 milioni di euro rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente. Guglielmo Rositani, membro del Cda RaiQuanto invece al costo del lavoro, risulta aumentato di circa 7 milioni di euro “nonostante la rigorosa politica del turnover e il sostanziale blocco delle politiche retributive”, si giustifica incautamente il cda. Infine un cenno anche alla risposta del pubblico a casa con gli ascolti: nei primi nove mesi del 2012 le reti Rai hanno ottenuto nel complesso uno share medio del 41,5% in prime time e del 39,8% nell’intera giornata, il che ha permesso all’azienda del serizio pubblico di mantenere la “sua posizione di centralità e leadership nel mercato radiotelevisivo italiano”.[quote style=”boxed”] La legge Gasparri, devastante, ha costretto milioni di famiglie a sostituire tv e decoder per il digitale terrestre con risultati peggiori dell’analogico[/quote] Senza calcolare l’ingentissimo danno provocato dalla legge Gasparri agli italiani che sono stati costretti a comprare nuovi televisori e decoder compatibili con il digitale terrestre (di Paolo Berlusconi…), che nelle premesse doveva essere l’anticamera dell’alta definizione ma in realtà appare peggio dell’analogico.

Per salvare la Rai, prima che si mettano le mani nei portafogli degli italiani, bisogna affrancarla dal suo editore che l’han fatta diventare “Tele Baghdad”. Fuori il Parlamento da Viale Mazzini e un profondo riassetto interno con una sforbiciata netta ai privilegi insopportabili del sistema Rai. Rivedere il privato, nel senso che non si possono fare ricavi e spartirseli in pochi, mentre le perdite ingenti sono distribuite in pubblico. Se vuoi fare il “prenditore di successo” vai altrove, non in Rai.

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